Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Marrone: “Il calcio come azienda deve ripartire: in sicurezza, ma deve riprendere”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Claudia Marrone, collaboratrice di Tuttomercatoweb.com.

Marrone, la Serie C si è fermata. Quali sono le prospettive per la terza serie ?

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La situazione che si è creata a seguito del Covid-19, ha imposto anche alla Serie C, come a tutto il calcio italiano e più in geneale al paese, di fermarsi.

E’ però prematuro dire quello che succederà, fino a quando non ci sarà il Consiglio Federale, che confermerà o meno quanto emerso dall’Assemblea di Lega Pro, viene difficile fare progetti. Non credo comunque che si possa ancora parlare di riforme, non avendo chiaro quello che sarà il futuro più immediato della Serie C, ovvero la conclusione di questa stagione: si deve andare per gradi. Quindi, prima di parlare del prossimo campionato, si deve sapre come andrà a finire questa stagione: in ballo ci sono il blocco delle retrocessioni, il blocco dei ripescaggi e di conseguenza il numero delle squadre che ci saranno in Serie C l’anno prossimo, visto che comunque dalle D saliranno 9 squadre, ma si ipotizza, anche in base a quanto dichiarato da alcuni presidenti di club, che non tutte le sessanta attuali partecipanti alla terza serie riusciranno a sostenere i costi del campionato futuro: ma ripeto, è necessario che il Consiglio Federale dia la sua delibera.

Desta curiosità sapere quale sarà, in Serie C, la squadra che avrebbe raggiunto la Serie B tramite i playoff.

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L’Assemblea ha optato per il criterio del merito sportivo, ovvero il punteggio calcolato in base ai punti raccolti diviso per le partite giocate: questa media premia il Carpi. Io probabilmente avrei optato per la disputa dei playoff, perché la situazione è molto complessa: viene difficile persino stabilire a tavolino la promozione delle prime tre classificate, figuriamoci la quarta. E dico questo prendendo a esempio proprio il Girone B, dove è minimo lo stacco tra il Vicenza, capolista, e la Reggiana, seconda: sei punti, con in ballo anche lo scontro diretto tra le due. C’era qualcosa in ballo anche nel Girone C, ma alla fine, se si guarda tutta, anche nell’A: attualmente, con i 33 punti messi a disposizione dalle 11 giornate rimanenti, la Carrarese avrebbe potuto sorpassare il Monza. Dubito che i brianzoli avrebbero fatto un harakiri gettando al vento l’ampio vantaggio, ma non si puo’ mai dire. A ogni modo, quello che occorre sottolineare, è che si sta parlando di proposte e non di certezze: sarà il Consiglio Federale che si esprimerà su quella che è, ripeto, una proposta della Lega Pro. Però, se non si potrà riprendere a giocare, gli scenari che andranno a delinearsi potrebbero scatenare contenziosi giudiziari, indipendentemente da quello che sarà deciso: sarà difficile evitare i tribunali.

Il calcio deve riprendere?

Il calcio deve riprendere per tantissimi motivi. So che è un discorso che non piace molto, ma c’è da considerare il calcio è la quarta azienda per fatturato in Italia. Vuol dire che muove veramente tanto. Quello che non si fatica a capire e accettare è che Cristiano Ronaldo, Icardi, Messi, e, chi per loro, non sono il calcio in toto, ma una piccola percentuale di quello che è il sistema calcio: la più esposta, indubbiamente, ma la più piccola, perché nell’azienda calcio figurano tante altre figure professionali: magazzinieri, fotografi, addetti stampa, massaggiatori, giornalisti e molti altri. Persone che con il calcio mangiano e mandano avanti le famiglie.

Come è diventato un problema tenere bloccate le attività commerciali più classiche, negozi di abbigliamento, parrucchieri, estetisti, è un problema continuare a tenere fermo anche il calcio.

Il parere del settore medico sulla ripartenza del calcio è negativo.

Sia chiaro, nessuno vuole passare davanti ai medici, il cui parere è autorevole perché competenti della materia. Andrebbe semmai rivisto il discorso delle responsabilità. Con il virus chiaramente si deve imparare a convivere, la strada che porta al vaccino è ancora molto lunga, ed è impensabile tenere ferma un’azienda ancora per un anno: ma non è giusto che, nel caso in cui un atleta contragga il Covid, ci sia unica responsabilità dei medici e della società, che andrebbero incontro anche a procedimenti penali. Il Governo dovrebbe rivedere i protocolli, andare incontro al sistema, del quale però si sta occupando poco. Lo dimostrano le incertezze del Ministro Vincenzo Spadafora: ma, come ho detto, Italia manca la concezione del calcio come azienda, e di conseguenza si crea un circolo vizioso.

Detto questo, è chiaro comunque che si deve ripartire in sicurezza e tutela collettiva, ma va da sé che anche chi vuol riprendere l’attività non vuole divenire carne da macello per il virus, quindi anche i calciatori e i vari addetti ai lavori saranno i primi a tutelarsi. Basterebbe comunque avere maggior colloquio tra le parti, ma in questo il sistema calcio ha delle falle: ecco perché si favoriscono anche i temporeggiamenti del ministro.

In Italia i centri sportivi sono indietro rispetto alle maggiori leghe Europee. Negli anni non si è mai investito nelle infrastrutture.

Il problema delle strutture è sicuramente un argomento di discussione da molti anni, e non è un caso che il presidente della Lega Pro Ghirelli abbia spesso sottolineato questa tematica unita a quella dei settori giovanili. In Italia però, si vuole tutto e subito, è difficile vedere progetti, soprattutto nelle categorie minori, che affondino le radici in un qualcosa si veramente stabile: servirebbe una riforma che vada a incentivare anche questi aspetti, non solo sul numero di club che devono prendere parte a una data lega piuttosto che a un’altra. Vanno molto di moda i webinar, facciamone fare uno al presidente del Pordenone Mauro Lovisa, che in Italia può insegnare: i ramarri sono una delle società più virtuose del sistema calcio. Hanno impiegato 12 anni di gestione prima di approdare in Serie B, ma si ritrovano con una società solida, radicata nel territorio, con un centro sportivo di proprietà oltre che con una squadra di livello.

Si inizia investendo nel territorio, l’anno dopo nelle strutture, l’anno dopo ancora si investe nel settore giovanile poi si consolida la prima squadra: servono anni, ma i risultati arrivano. E il Pordenone non è una sorpresa ai vertici della Serie B.

In conclusione, posso dire aspettiamo e vediamo cosa succede.

Parlare di eventuali riforme senza sapere come finirà questo campionato è assurdo perché non si sa ancora il numero di squadre partecipanti ai vari campionati del prossimo anno, viene difficile fare previsioni a lungo termine.

Non so neppure se ci siano normative precise in tal senso, che favoriscano previsioni in una situazione di emergenza come quella che si è creata: l’ultimo campionato sospeso è stato in occasione della Seconda Guerra Mondiale. Un evento di quella portata non c’è più stato fino all’arrivo del Coronavirus.

Quello che posso dire, come mera considerazione personale, è che, se ci sono delle promozioni, è giusto che ci siano delle retrocessioni. Certo, anche in questo caso è difficile stabile chi e come dovrà retrocedere, penso a esempio al Gozzano: è ultimo nel Girone A, ma a sole sei lunghezze dalla salvezza diretta.
Ogni scelta presa, in basso o in alto, creerà malcontenti a qualcuno, e non è facile decidere: io non avrei mai voluto essere nei panni di Ghirelli o di altri presidenti di Lega: al netto di tutto, comunque, prezzo il coraggio che la Serie C ha avuto perchè è stata l’unica Lega che finora si è esposta in modo netto. Non giudico se bene o male, ma lo ha fatto.