Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

19.05.1974: a Mantova arriva la promozione in B!

Sono passati 46 anni da quel 19  maggio: Mantova – Alessandria 1-1. Al 70° Dalle Vedove ci regala il pareggio che vale la serie B.

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«Finalmente! E’ la fine di un incubo, dopo sette anni di tormenti, di speranze, di delusioni, arriviamo alla Serie B. E’ stata dura, durissima, anche se abbiamo conquistato la promozione con quattro giornate di anticipo. Anche se pure oggi abbiamo sofferto. Ho passeggiato su e giù. per il corridoio dello stadio come un padre in attesa del primo figlio fino alla fine della partita. Ed ho dovuto attendere di conoscere il risultato dell’Udinese a Trento per avere la certezza del successo, del nostro passaggio matematico fra i cadetti. Il pareggio con il Mantova di oggi mi va benissimo, si è solo patito un pochino di più. Però è la soddisfazione più bella per un presidente»: questo il commento di Paolo Sacco, in allora formamente presidente ancora per tre giorni, prima del ritorno di Remo.

Fu una gioia immensa. Non c’erano dirette televisive e l’ufficialità richiese una lunga attesa, perchè da Trento le notizie non arrivavano.

Era un altro calcio, un altro mondo, ma la gioia che provai fu infinita, neppure paragonabile alle più recenti imprese di Coppa Italia: il calcio era una cosa semplice, velata dal fascino dell’attesa e dell’incertezza dei risultati, un mondo di cui ti sentivi parte e protagonista anche senza dirette e sponsor milionari. La maglia era grigia e solo grigia.

Si tornava nel calcio importante e noi tifosi ci si sentiva,  un po’ tutti , promossi, partecipi di un’impresa che aspettavamo da 7 anni che sembravano un’eternità! Figuratevi!

Eppure, riuscimmo a rovinarci anche quella festa.

Proprio alla vigilia della trasferta di Mantova che avrebbe, appunto, segnato il ritorno in B, la proprietà decise l’esonero di Mister Ballacci, l’uomo simbolo di quell’impresa, amato ed osannato dai tifosi che non accettarono  quella decisione, di cui nessuno comprese mai le autentiche ragioni.

Così, riuscimmo ad avvelenarci l’entusiasmo: polemiche, indiscrezioni, illazioni. Alla fine, si parlò più dell’esonero dell’allenatore che della trionfale marcia dell’Orso.

Ancora oggi, quell’ultima promozione mi lascia la strana impressione che ci sia qualcosa nel DNA della mia Alessandria che condanna noi tifosi a non godere mai fino in fondo, ad avere sempre, anche nelle gioie più grandi, un retrogusto amaro.

Che sia questo che rende unica la nostra passione? Faccio fatica ad accettarlo, ma sogno ancora un’altra promozione!

Massimo Taggiasco