Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Bar della Pesa

pesaChi di voi non ha mai provato nostalgia per un posto, un luogo, frequentato molto tempo prima, tanto da provare un’irresistibile voglia di tornarvi tanto tempo dopo? Proprio dall’intermezzo del prima e del dopo, nasce il timore che molto possa essere cambiato, nonostante l’aspetto del luogo induca a far pensare che tutto sia ancora come l’avevamo lasciato l’ultima volta che vi abbiamo messo piede. Il caffè della Pesa di Vignale Monferrato negli anni novanta era il posto fisso dei nostri venerdì sera. In inverno e in estate, con la nebbia o con il gelo, nulla, cascasse il mondo, ci poteva far perdere l’appuntamento con la musica. Malgrado le apparenze potessero far pensare al Caffè della Pesa come al solito ritrovo per tiratardi o per quelli ormai in pensione, nei fine settimana si trasformava in un locale al cui interno si scatenava un vero e proprio fermento musicale tra le band più note del territorio.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

Occorreva però andarci per tempo. Solo così avremmo potuto avere un tavolo dirimpetto al concerto, ma purtroppo non eravamo mai tra i primi ad arrivare. C’era sempre qualcuno tra di noi che lanciava l’idea di cambiare posto e, tra il si e il no generale, si tergiversava e si partiva accumulando un ritardo spaventoso. C’erano poi, quelli “gli habituer”, che, attraverso canali preferenziali, riuscivano ad accaparrarsi il tavolo per primi. Restavano quindi solo posti in piedi, quelli, non ce li toglieva nessuno e pigiati come sardine ci dividevamo l’uno con l’altro la piastrella che avevamo sotto i piedi. L’alternativa erano i tavoli al piano di sopra. Lì c’era posto in abbondanza, ma troppo lontani per seguire dal vivo il concerto, che era riprodotto da uno schermo, come fosse in differita, e ci sembrava di essere da tutt’altra parte. Al piano di sotto, invece, la notte prendeva vita. Non era solo la musica in quanto tale a innescare il divertimento ma l’atmosfera creata dallo spettacolo, da noi stessi e dalla gente a far crescere la serata all’insegna del buon umore e dell’euforia.  Si suonava musica jazz, a volte blues ed era un piacere ascoltare le impeccabili esecuzioni che il  repertorio dei gruppi proponeva. Sul piano musicale, non nego che alcuni erano più piacevoli di altri, ma era soltanto un mio personale fattore di gusto. Il jazz degli anni ’50 è sempre stato il mio più gradito, con il piano e il sax protagonisti assoluti. Della tromba non ho mai amato il suo suono ma mi diverte ogni volta, vedere le guance del trombettista gonfiarsi come rane.  La musica aveva il potere di indebolire la conversazione, calmava e deformava la realtà. Sulle sue ali portava ognuno dove voleva, dentro o lontano dalle proprie vite. L’applauso sospendeva il viaggio e in attesa di ripartire ci scambiavamo le impressioni sul concerto e sui suoi strumentisti. Tra un pezzo e l’altro, di solito si faceva una puntatina al bar per ordinare una birra o un cocktail. Era in momenti come questi che il barista non aveva sosta. Spillava birra bionda, scura e tagliava la schiuma con il coltello senza chiederti nemmeno quale preferivi e faceva volteggiare con prestigio i bicchieri colmi di cocktail. Segaligno e con una lunga barba semibianca era il personaggio centrale del locale e  anche se non più giovanissimo, ostentava comportamenti da ragazzotto fuori tempo massimo. Noi invece avevamo ormai raggiunto da un bel pezzo l’età della ragione e abbandonato le discoteche e le sue orde incivili per dedicarci ad un divertimento più consono alla nostra età. Il locale era frequentato sempre da gente interessante. Persone dotate di una cultura non solo musicale, ma capaci di colloquiare degli argomenti più disparati. Non mancavano le occasioni per fare nuove conoscenze e con l’esperienza dell’età matura, lo capivi a naso se, sulla persona in oggetto, era il caso di farci un pensierino, e mentre aspettavi la notte e i suoi consigli, rimandavi di un ‘altra settimana la decisione. E poi…accadde. Non so perché ma accadde, I nostri venerdì sera si interruppero. Non ricordo bene quale fu il motivo o forse non c’è stato un motivo vero. Ognuno di noi ha intrapreso strade diverse e ora a distanza di anni ho avuto la tentazione di ritornarci.

Decisamente l’impatto è stato peggiore di quanto mi aspettassi. Come un ciclone il locale è stato stravolto dal gusto dei nuovi proprietari. Due giovani sorridenti che dal bancone del bar si avvicinano per prendere l’ordinazione. Ho in serbo una richiesta speciale. Musica e atmosfera di un venerdì sera di molti anni fa. Con tutta la buona volontà di questo mondo temo però, di non essere accontentata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *