Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Sei grigio, mi capisci

adossSi ricomincia. Con le solite speranze e i soliti timori, con l’entusiasmo di sempre e la grinta che accresce, con la voglia di rilanciarsi (questa volta veramente) e la certezza di riuscirci presto, con le trasferte allucinanti e i nostri ‘Benvenuti al Moccagatta’, con le soddisfazioni di una vittoria sotto la pioggia scrosciante e l’amarezza di una sconfitta su un campo impeccabile, con il mal di stomaco delle due e un quarto e con l’adrenalina che solletica la schiena all’entrata in campo con l’inno: quell’inno che ci descrive così dettagliatamente, così profondamente che chiunque potrebbe tifare Alessandria dopo averlo ascoltato anche solo una volta. Si ricomincia con quelle parole: parole di ricordi, di sentimenti e di vita, che racchiudono non solo il nostro essere umanamente invincibili ma un messaggio di forza e di determinazione che spinge a non mollare mai, nel calcio come nella vita. Ricominciamo con le mani al cielo gelate dal freddo tagliente perché non c’è guanto che tenga certe temperature; ricominciamo con le code ai botteghini e con le gente davanti a noi che sembra non riuscire mai a prendere il biglietto, quando invece probabilmente non a non abbiamo semplicemente abbastanza pazienza, pazienza compromessa dalla nostra voglia di dire che ‘Ci sarò ancora una volta’ con quel pezzo di carta tra le mani. Ricominciamo con i ‘Pronostico? Sperùma bèn’, con gli ‘Adòss fanciòt che questa è la volta buona’, con ‘i Grigi e po pü’. Ricominciamo a girare l’Italia con la bandiera piegata con cura nello zaino e la sua asta tanto scomoda che non sappiamo mai dove infilare, con gli striscioni fradici di acquazzoni e di emozioni. Si ricomincia a sbattere la porta di casa uscendo di corsa per non sentire le lamentele di chi passa ogni domenica sul divano ad aspettarci, per andare da Panorama a comprare giusto il minimo indispensabile per cenare decorosamente, dato che il pranzo é già stato veloce e poco soddisfacente… Dopo tutto è sempre domenica. Ricominciano le telefonate a un’ora dalla fine della partita che ti chiedono se ‘È ancora lunga?’, quando tu sei davanti al Mocca a parlare e parlare e parlare e non vorresti andartene mai perché è così bello guardarsi negli occhi e dirsi tutto quello che si ha dentro che nemmeno il migliore psicanalista riuscirebbe a farci sentire così padroni dei nostri pensieri. È così bello pensare che nei prossimi mesi tutto rientrerà nella routine perfetta, condizionata però dal grande e unico vero fattore importante: la completa riuscita di una stagione promettente. Perché siamo tutti contenti, tutti speranzosi, tutti fieri e carichi come molle: ma c’è sempre quella piccola parte di noi che teme un’altra disfatta, un’altra pugnalata, un’altro ‘E anche sta volta i soliti Grigi’.
Che poi, menomale che i Grigi sono ‘I soliti Grigi’, perché è un segno distintivo: se sei grigio anche tu allora mi capisci, sei nella mia stessa barca, sei sensibile e sei speciale… Come il nostro colore, il nostro calore, la nostra personalità e la nostra sete di gloria. Non siamo guerrieri incontrollabili, ma lo spirito di Attila con noi non ha niente a che fare: quando passiamo noi l’erba cresce… E che erba! Siamo umani ma non codardi, determinati ma non crudeli. Siamo i Grigi, con i nostri pregi e i nostri molteplici difetti, con la nostra storia e il nostro presente, con il nostro carattere e il nostro limpido futuro. Eccoci qua, noi della Nord… E siamo pronti, prontissimi per tutto quello che ci aspetta, qualunque cosa sia, noi ci saremo.

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