Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

STORYTELLING, UN MODO SEMPLICE PER METTERE ORDINE ALLE STORIE

Raccontare storie è un modo per attuare e mantenere la socialità, come ben si nota nelle popolazione ove prevale la trasmissione orale della cultura.
Le storie della gente comune, raccolte soltanto in rari casi, sono informazioni utili quando si vuole ricreare l’atmosfera, il sapore di un epoca per scrivere un romanzo, mettere in scena un’opera teatrale, girare un film; insomma, quando si vuole raccontare.
Raccontando nascono anche le leggende che sono poi quanto rimane di una storia, di un sogno.
Le leggende condivise sono la realtà inventata su cui si costruisce la socialità.
Un quadro, una fotografia, un sogno possono essere raccontati, descritti, anzi tradotti da un linguaggio indicibile ad un altro linguaggio che li renda nuovamente riproducibili.
Noi pensiamo per immagini ed un sogno può essere ricordato.
Vogliamo ritrovare il ricordo, allora cerchiamo di descrivere e rappresentare il sogno; creiamo delle immagini, seppur mancanti di qualche parte o comunque non esattamente come le abbiamo sognate.
Tutti quanti hanno almeno una storia, anche se siamo in pochi ad avere il dono di saperle narrare ed è necessario conoscere le tecniche narrative.
Servono strumenti adatti e persone che ci aiutino ad usarli per poter creare delle buone storie.
Raccontare non è soltanto un naturale bisogno dell’uomo, ma una necessità diffusa perché il rischio che stiamo correndo ora è di non riuscire più a raccontare il presente.
Non si debbono uccidere l’immaginazione ed il sogno, come pure quelle parti di memoria che alimentano lo stimolo per ulteriori narrazioni.
Le fotografie, ad esempio.
Della necessità sociale di raccontare però si parla molto poco ed invece emerge spesso.

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GLI ELEMENTI FONDAMENTALI
L’espressione narrativa estesa ha necessità di tempo sia per essere elaborata, sia per essere fruita e nonostante il tempo delle altre forme di comunicazione sia diventato breve, quello dello storytelling è lungo, anzi se consideriamo le potenzialità offerte dalla transmedialità.
Il pensiero è rivolto al mediacrossing, l’interazione fra diversi media che sviluppano spin-off oppure offrono arricchimento di informazione senza appesantire la narrazione principale.
Qual è il segreto?
Soprattutto il piacere che possiamo ricavare dall’ascoltare in viva voce oppure nel vedere il racconto di una storia, specialmente se questa azione ci assolve dalla fatica di analizzare una tabella, ricevendo più o meno la stessa quantità di informazioni.
Il linguaggio a colori, ammaliante, affascina, coinvolge, quindi eleva la soglia di attenzione e ci rende dapprima ricettivi, quindi creativi, stimolando la ripetizione del racconto, portandoci dolcemente all’aggiunta di nuovi spunti suggestivi e così assumiamo il ruolo di co-autori del messaggio.
Il racconto rafforza l’identità di gruppo, stimolando il desiderio di socialità.
La mente umana è connaturata alla creazione di storie.
È uno strumento di trasmissione ed evoluzione della conoscenza.
Condividere un racconto non è sufficiente, perché per rafforzare il legame affettivo nella persona, tra le persone ed il gruppo, l’associazione, il sindacato occorre che venga effettivamente condiviso.
Gli scenari diventano storie quando le si aggiunge un’emozione ovvero la materia prima dello storytelling.
Tuttavia non è sufficiente, perché per essere davvero forte, incisivo, il racconto deve rappresentare una novità.
Non necessariamente qualcosa di inventato, quindi di “non visto né sentito”, ma anche qualcosa di non ben conosciuto, nascosto oppure dimenticato (tutte le storie sono già state raccontate, ma cambia il modo di rappresentarle).
Storie originali ed utili, con una morale che fornisca un insegnamento pratico o addirittura fornire incentivi che possano indurre all’azione.
Questo è appunto l’obiettivo finale, che nel caso specifico di un sindacato si può sintetizzare in “parla di me e di quel che faccio”.
Storie esposte secondo uno schema fisso:
1. introduzione: descrizione del mondo ordinario (impostare la scena);
2. incidente scatenante: l’elemento che provoca la narrazione ed incita l’eroe all’azione, insomma una sfida cruciale da affrontare;
3. la posta in gioco: maggiori dettagli dell’incidente scatenante, che precisano perché esso è memorabile;
4. l’evento principale: il cambiamento (anche solo di un atteggiamento) o la soluzione di un dilemma, la chiusura di un accordo;
5. la risoluzione: descrizione di quel che si è compreso oppure ottenuto, identificabile con una breve ed incisa frase (nel cinema è il “pitch”).

Che si richiamano alla classica struttura in tre atti:
1. primo atto: mondo ordinario dell’Eroe;
2. primo punto di svolta: l’elemento che provoca la narrazione;
3. secondo atto: lo sviluppo della vicenda (viaggio dell’Eroe);
4. secondo punto di svolta: la storia si avvia alla risoluzione;
5. finale (e climax): la vicenda si conclude quindi o è cambiato il Mondo oppure è l’Eroe ad avere subito una trasformazione, in genere la redenzione (l’eroe ce la fa o non ce la fa?).

LINEE ORGANIZZATIVE PER LA NARRAZIONE
In sintesi questi i passi per attivare un’esperienza organizzativa di storytelling:
1 – individuare la funzione narrativa portante, le motivazioni profonde su cui tutte le storie saranno orientate;
2 – cercare, raccogliere e analizzare le storie formali e informali presenti nelle varie componenti confederali, coinvolgendo quanti si occupano di comunicazione a livello locale o comunque raccolgono materiali di interessi, cartacei, video, fotografici, sonori;
3 – restituire le storie dando vita ad una operazione transmediale utilizzando sia strumenti letterari (cartacei e/o virtuali) e visuali (video, fotografie) ordinati secondo i principi della tecnica narrativa, in modo coerente con i fondamenti strategici del sindacato, ma congruenti con i parametri della finzione.
Gli strumenti che occorrono sono anche quelli concernenti l’approccio e prima del “parlare di”, l’organizzazione sindacale deve predisporre metodi ed occasioni per “parlare a” responsabili di settore, della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e progetti e contrattazioni.
Considerando la molteplicità di contratti collettivi e di ambienti lavorativi occorre esprimersi nella consapevolezza dell’ampio ventaglio di codici linguistici e simbolici.
Nel transito da un registro discorsivo ad un altro sarà comunque inevitabile trasgredire questi stessi codici, come puntualmente accade per il passaggio da libro a film.
L’esito finale, il prodotto concreto è l’operazione di storytelling quale sintesi di una elaborazione che potrà essere essenzialmente di tre tipologie:
1 – oggetti letterari/cartacei in cui la narrazione diviene elaborazione letteraria sotto forma di racconti brevi cartacei (novelle) destinati alla lettura autonoma, distribuiti per la pubblicazione in modo autonomo (pubblicazioni semestrali o annuali, per tematiche) ovvero sulle varie testate reali e virtuali (newsletter, house organ, siti web eccetera).
2 – situazioni relazionali, in cui la narrazione viene usata come struttura e processo di lavoro, per esempio in percorsi formativi o in convegni.
3 – elaborazioni digitali, in cui la narrazione diventa copione digitalizzato per la condivisione di esperienze e conoscenze professionali (blog interni, enterprise portal narrativi, wiki di miglioramento).

PRINCIPI FONDAMENTALI DI UNA STORIA
# 1. La struttura in tre atti è fondamentale (vita ordinaria del protagonista, punto di svolta narrativo, corpo della narrazione, secondo punto di svolta narrativo, climax e quindi finale della storia); possibile la narrazione “in media res”
# 2. Identificarsi con il protagonista, godendo dei suoi successi e vivendo con apprensione conflitti, ostacoli, delusioni (tenendo conto diche cosa sia interessante o comunque divertente per il pubblico)
# 3. Provare che il tema esposto è importante, senza attendere la fine e specificando dove e quando avviene la storia, mostrando con chiarezza chi sono i nemici e gli alleati del protagonista
# 4. L’elemento o l’accadimento che origina la causa incidente della narrazione (il primo punto di svolta narrativo), offrendo la così la ragione sufficiente per seguire la storia
# 5. Semplificare sempre, mettere a fuoco le singole parti delle narrazione ed i caratteri di tutti i personaggi, anche di quelli secondari ed in apparenza marginali (i personaggi inutili allo sviluppo narrativo debbono essere eliminati), che tanto non si perde nulla di valore e si guadagna entrambi, narratore e pubblico, in libertà
#6. Come reagisce il protagonista? Una domanda costante che aiuta a comprendere le motivazioni del suo agire e rende interessante seguirne le vicende
#7. Trovare un buon finale, che è la parte più difficile, ma assieme ad un buon inizio offre il vero senso della storia e con questi due elementi s’impasta tutto il resto (lavoro da svolgere in anticipo)
#8. Portare a compimento una storia significa arrivare ad un ulteriore punto di svolta, da cui eventualmente si potrà ripartire, magari facendo meglio, anche se avanza l’impressione d’aver raccontato una sorta di mondo ideale
#9. Il blocco dello scrittore non esiste e se proprio si genera un blocco temporaneo, allora occorre fare una lista di possibilità, cercare materiali, divagare la mente ascoltando musica, leggendo o guardando storie diverse da quella su cui si sta lavorando, passeggiando in un mercato, ammirare opere pittoriche o scultore, eccetera
#10. Separarsi dalle storie che piacciono soltanto a noi, così da poter riconoscere anche le altre e magari utilizzarle, fors’anche soltanto in parte
#11. Mettere le idee su carta aiuta a riflettere e/o condividere, mentre se rimangono nella mente, semplicemente non esistono
#12. Tenere conto dell’arco narrativo di evoluzione ovvero come cambia il protagonista mentre il mondo rimane lo stesso (ravvedimento) oppure come muta il mondo grazie alle azioni condotte dal protagonista (cambiamento)
#13. Più che le opinioni personali sui personaggi, che possono trasformarsi in veleno per il pubblico, sono importanti le tracce lasciate dal protagonista al termine della storia
#14. Perché è necessario raccontare questa storia? Qual è la convinzione che ha spinto il narratore ad occuparsi di questo protagonista e di questa vicenda in particolare?
#15. L’onestà narrativa consiste non soltanto nell’identificarsi col protagonista, ma anche nel rendere coerenti e credibili le scelte, conferendo ad ogni azione verosimiglianza
#16. Il protagonista si è mosso all’avventura richiamato da una mancanza, qualcosa che aveva e gli è stato sottratto oppure di cui improvvisamente avverte forte necessità, offrendo così il valore reale della posta in gioco, corredata dalla percezione di quel che accadrà se verrà guadagnata o meno (il climax narrativo)
#17. Nessun lavoro è mai sprecato, perché se non funziona ha comunque prodotto materiali che si possono eventualmente ricombinare ovvero collocare in un’altra narrazione (mai agitarsi e fare sempre del proprio meglio)
#18. Prestare attenzione alle coincidenze, che sono buone per richiamare l’attenzione, ma terribile quando offrono l’impressione che si stia barando
#19. Identificarsi col protagonista e vivere la situazione in cui è implicato
#20. Quali sono l’essenza e lo scopo di questa storia?

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