Massimo ‘Kuntz’ Trussi: “Il tifo è condivisione”

Rubata dafacebookUn grazie particolare al popolare Kuntz, che, a poche ore dalla partenza per Bassano, è riuscito a trovare il tempo per inviarci via mail le risposte alle domande che normalmente l’insostituibile Beatrice Bruno, in gita sul Pireo ma con il cuore in Veneto, rivolge agli intervistati della sua rubrica ‘Facce da curva’, che tornerà puntuale sul prossimo numero.
Massimo, da quanto vieni allo stadio? Ricordi la tua prima volta al Moccagatta?
«Maglia grigia, pantaloncini neri, calzettoni grigi bordati di nero, questi sono i grigi che ricordo la prima vola che sono entrato al Moccagatta. Sono orgoglioso e fiero di seguire questa squadra da metà Anni Ottanta, avevo circa 8-9 anni quando mi portarono nei parterre per la prima volta (grazie Gianni), e da allora si è instaurato un legame indissolubile con questi colori. Mio padre mi racconta ancora oggi, che passavo più tempo a guardare la curva che a seguire le vicende della partita, affascinato dalla Nord che in quegli anni era sempre una curva stracolma e ‘vociante’. Non ricordo con precisione la prima partita al Mokka, ho 37 anni e ricordo bene Marescalco, Guerra, Tortora e tanti altri… ma posso dire che il ricordo significativo più datato è sicuramente il gol di Ciccio contro il Venezia, che boato!»
Cosa significa essere tifoso?
«Io credo che il tifo sia condivisione, perché una gioia non condivisa con qualcuno non ha lo stesso valore, mentre una sconfitta può diventare più digeribile, quantomeno hai una spalla su cui piangere. Credo anche che ognuno sia tifoso a modo proprio, anche chi non viene in trasferta o chi non canta allo stadio è sicuramente un tifoso, l’importante è sostenere la squadra con ogni mezzo ed iniziativa utile. Una cosa molto positiva, in questi anni di tessere del tifoso e prevendite con biglietti nominali che hanno cambiato tutto il modo di vivere la partita, è la nascita di nuovi gruppi di ragazzi giovani, che hanno voglia di fare il tifo, vengono in trasferta e si divertono seguendo i Grigi. Purtroppo è una realtà il fatto che gli stadi siano meno frequentati rispetto ad anni passati, ed anche ad Alessandria viviamo questa situazione, il mondo cambia e il calcio di conseguenza. Quest’anno, dopo anni in cui avevo deciso di non fare la tessera, sono tornato ad abbonarmi, perché questo presidente e questa società si meritano il supporto di tutti, e con un direttivo ‘super’ come Orgoglio Grigio si possono solo fare ottime cose.»
Qual è il tuo coro preferito?
«‘Son contento solo seee … vedo vincere i Grigi… forza forza forza Grigi… forza forza forza Grigi! Son contento solo seee… vedo vincere i Grigi… forza forza forza Grigi… forza forza forza Grigi!’ È così, sono contento per tutta la settimana se vincono i grigi, il lunedì mattina ha un approccio totalmente diverso! Da non dimenticare anche il coro su Mezzavilla sulle note di Maledetta primavera: è meraviglioso. Bravo Sandro!»
Qual è la coreografia che ricordi più volentieri?
«I fuochi d’artificio di Jerry sullo sfondo di una nord stracolma, sono da brividi, e mi riferisco ad Alessandria-Novara, stupende tutte quelle nell’anno di Sarri, per citarne una, NE ABBIAMO VISTE DI TUTTI I COLORI, e poi… quelle fatte nelle notturne, tutte bellissime perché fatte da noi, con il nostro sudore ed i nostri sacrifici. Indimenticabile il copri curva grigio, nero e rosso degli Anni ‘90… questo bisognerà rifarlo…»
Quale trasferta non potrai mai dimenticare?
«Indimenticabili certe trasferte degli Anni ‘90, ma la mia prima trasferta Oltrepò-Alessandria rimane unica; andammo in macchina con la mia famiglia, mia madre si fermò a Broni da una zia ed io e mio padre andammo allo stadio. Per chi ha scarsa memoria vincemmo 3-1 guadagnandoci la promozione insieme ad un’altra squadretta di cui non ricordo il nome. Uscendo dallo stadio festeggiammo fino al treno, speciale per l’occasione unica, poi tornammo alla machina e rincasammo molto tardi, ore dopo la fine della partita, era maggio 1989 e la mia passione stava nascendo.»
Qual è il giocatore a cui tu sei più affezionato?
«Rispondo… Fabio Artico, un giocatore che ci ha regalato grandissime emozioni ‘dentro e fuori dal campo’; è stato indispensabile per le sue giocate, per i suoi gol ed il suo carisma. Arrivato da noi in un momento particolare della sua carriera, alcuni a Busto lo davano per un giocatore sul viale del tramonto, ma si erano sbagliati di grosso. Il giocatore era integro, non più un giovanotto ma con un esperienza che ha noi serviva come il pane per la Nutella, lui è riuscito ad incendiare i nostri cuori, noi lo abbiamo fatto sentire a casa sua. Anche all’interno dello spogliatoio ha contribuito in maniera significativa ai risultati ottenuti dalla squadra e se dovessi descrivere il mio capitano ideale, descriverei lui, grande uomo e grande amico. Indimenticabili il gol sotto la nord contro il Verona, quando segnò a Ravenna nel pub ci fu il delirio, la punizione da 25 metri nel derby, il gol contro la Biellese, Como… e tutti gli altri. Grande Fabio, uno di noi!»
La partita più bella e la partita più triste.
«Da tanti anni seguo le vicende dell’Unione Sportiva Alessandria e non è facile scegliere queste due partite. Abbiamo vissuto tanti anni bui, ma quanti bei ricordi nel campionato di eccellenza, gli anni della Serie D, con trasferte rocambolesche a dir poco, per citare poi Vicenza, Reggio Calabria, Spezia, Sorrento, Perugia, Arezzo, Foligno, Alghero, Rondinella, Verona, Gradisca d’Isonzo, Olbia, Massa, Brescello, ecc. Incominciamo con la partita più triste: potrei citarne molte che abbiamo perso, ma dico Alessandria-Borgomanero del 6 novembre 2005, quando il Dolly purtroppo ci ha lasciato, ma voglio ricordare Alessandria-Salernitana, ritorno play-off giugno 2011, con un rigore assegnato ai campani per un fallo di Vincenzo Cammaroto, commesso un metro fuori dall’area, aggiungo dalla parte del guardalinee, ma la storia poi racconta che forse è stato meglio così. La partita più bella, voglio essere banale, spero sia quella, di questo campionato, che dobbiamo ancora giocare, ma se devo ricordarne una, dico Alessandria-Rivaroese, perdevamo 2-0, poi vincemmo 3-2. Tripletta del Bomber… I ricordi sono sicuramente per la partita, ma soprattutto per il dopo con i miei amici, a casa di Rigà, in quel periodo lavoravamo al libro sugli ultras. Che risate!»
Come giudichi questa stagione e cosa ti aspetti per il finale di campionato?
«Come può un tifoso dei grigi non giudicare positiva questa stagione? O ha scarsa memoria o non è tifoso. Abbiamo sempre vissuto troppe annate altalenanti, senza programmazione, vivendo alla giornata e sperando sempre in qualcosa che non si concretizzava mai. Ora il vento è cambiato, abbiamo un grandissimo Presidente, che ha posto delle basi solide, abbiamo un squadra forte e dei tifosi che vogliono sognare e che hanno il diritto di farlo! Dal finale di campionato mi aspetto che il sogno di tutti i tifosi grigi diventi realtà… non diciamo niente… non capita… ma se capita andiamo a ridere! Grazie Luca Di Masi, non ho parole per descrivere quello che state facendo… GRAZIE!!! FORZA GRIGI PER SEMPRE!»

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