Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Finalmente felici

curvaEssere felicemente allibiti. Ecco cosa si sente nel cuore degli Alessandrini. O forse, questa sensazione è più semplicemente un ‘essere felici’. Domanda scontata: come si può essere felici per una squadra di calcio? Premessa: l’Alessandria non è una squadra di calcio qualsiasi. Premessa della premessa: tutti lo dicono della propria squadra del cuore ma qui non si scherza, funziona davvero così.
Non è forse dalle piccole cose che nasce il sentimento più profondo? Non esistono parole tanto forti da descrivere questa situazione a chi non c’è dentro. Esistono solo esempi concreti che per comprendere però, bisogna avere almeno la consapevolezza di poter fare pazzie per un amore del genere. È difficile riuscire a coinvolgere attivamente qualcuno che non sa come ci siamo sentiti.
A prenderle dal Porto Tolle. A vedere la Pro Vercelli in serie B. A partire in trasferta per Rivoli. A pregare per vincere almeno quella maledetta partita del centenario. Non hanno idea di cosa significhi esserci da tutta una vita nel vero senso del termine, non hanno idea dell’insignificante valore che hanno per noi quelli che loro, comuni e ingrigiti mortali, chiamano ‘sacrifici’. Non hanno idea delle invocazioni strappate a tutti i santi e gli dei esistenti e non in ogni post partita, delle mani tra i capelli, delle notti insonni per la rabbia. Non hanno idea dell’amarezza che si ferma in gola, del respiro affannoso, del freddo che penetra e congela le ossa, del peso di una sconfitta che ci trasciniamo dietro per una settimana intera e forse anche oltre. Nessuno ha idea di che cosa stia timidamente scrivendo, nessuno tranne noi. Non è una constatazione critica, anzi, ci sono state volte in cui non sarei stata così tanto compromessa se non fossi entrata nel vortice.
Questo però è un periodo ben diverso. Sei vittorie consecutive, quattro in trasferta, diciotto punti in un mese e due settimane, un tabellino di marcia da promozione diretta. Anzi, mi correggo: da promozione diretta in serie B.
E una volta letti questi numeri, una volta fatti tutti i conti, c’è chi, annebbiato dal suo perenne, amaro e mediocre livello di entusiasmo, chiede ‘e allora?’
E allora vuol dire che stiamo crescendo, rimontando, rinascendo. Stiamo facendo la più grande pernacchia del mondo, e la stiamo facendo al destino, crudele maligno e infame, destino ingiusto e tanto infingardo, perché farci aspettare fino al 2014 è stato infame. Ma poter respirare l’aria di chi è sull’onda regala una delle sensazioni più esaltanti che tutto il mondo calcistico possa regalare, si è orgogliosi e fieri di appartenere alla gente che non molla mai. Alla gente che non ha ingoiato tanti rospi, che resiste, che combatte e che ha combattuto. Si è fieri di esserci stati, fieri di aver preso 40 anni di legnate, di ingiustizie, di delusioni, di sogni infranti. Si è orgogliosi di essere qua, nonostante il passato moralmente devastante, nonostante le bugie e le incertezze, nonostante le paure e i timori.
Si è orgogliosi di aver bevuto l’acqua l’oblio e di aver mangiato il terreno del baratro, perché tutto questo sta ripagando gli sforzi e i dispiaceri più grandi, perché tutto questo sta alimentando quel falò che da tempo assomigliava alla misera fiamma di una candela, perché tutto questo è nostro, ce lo siamo sudato e pianto, e ora tocca a noi, unici, sorridenti e uniti, viverlo e goderlo.

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