Le Nostre Interviste

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Zirafa: “La Gradinata Nord è spettacolare. Una delle più belle che abbia intonato canzoni su di me”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Paolo Zirafa, attaccante dell’Alessandria nelle stagioni 2000/2001 e 2001/2002.  Zirafa quali sono i suoi ricordi delle due stagioni in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria?  Sono stati due anni nettamente diversi e contrari l’uno con l’altro. Il primo anno cominciò bene: arrivai alla quarta giornata di andata, nel mese di settembre del 2000, con una classifica deficitaria ma si parti bene perché si pareggiò a Ferrara, dove segnai e la settimana successiva si giocò contro l’Albinoleffe e l’Alessandria vinse. L’inizio fu promettente ma il prosieguo della stagione fu tribolato tra alti e bassi, più bassi che alti, sia personali che di squadra. Il culmine della mia prima annata fu la retrocessione con una forte contestazione da parte della tifoseria. Nell’estate del 2001 il calciomercato estivo mi collocava in diversi squadre ma arrivò, come allenatore dell’Alessandria, Oscar Piantoni che fu mio mister qualche precedente stagione nell’Alzano Virescit e decisi, parlando con Piantoni, di riconquistare la fiducia della piazza con un progetto molto ambizioso ed interessante. Dalla prima partita ufficiale che fu il derby in Coppa Italia contro la Valenzana, in cui segnai, su rigore, sotto la curva, si ricompose l’amore nei confronti di una tifoseria che vide un giocatore non disposto a svenare ma che voleva riscattarsi dall’annata precedente deludente. Nel settembre del 2000 come è maturata la sua scelta di approdare ad Alessandria? Fu un episodio strano che mi portò ad Alessandria. Giocammo la partita, con lo Spezia, proprietaria del mio cartellino, contro l’Albinoleffe e non feci una grande partita. Il giorno dopo ricevetti una telefonata del mio procuratore che mi informò sul fatto che lo Spezia aveva cambiato idea sulla mia permanenza in Liguria. Parlai con il mister dello Spezia, Andrea Mandorlini, per avere chiarimenti. L’allenatore mi confermò che la società Spezia non era disposta ad aspettare il mio inserimento all’interno della squadra. A quel punto, con l’intermediazione del mio procuratore, si era manifestata la possibilità di andare a giocare ad Alessandria e accettai subito la proposta. Nell’estate del 2002 ci fu il suo passaggio al Cosenza. Nell’arco della mia carriera avevo sempre desiderato approdare in Serie B. Fu la ciliegina sulla torta di una carriera quel passaggio. Continuamente inseguivo la Serie B e, quell’anno, riuscì a raggiungerla. Non andò come speravo potesse andare. Nel calcio ho imparato che le colpe stanno sempre a metà: qualcosa non avevo messa io in quella esperienza e qualcosa andò storto non totalmente per colpa mia. Negli anni successivi sperai di poter ritornare ad Alessandria ma la mia carriera è sempre stata costellata da nuove esperienze. Nell’arco della sua carriera quale è stato l’allenatore che ricorda con maggiore affetto? Ogni allenatore ha rappresentato, per me, qualcosa di importante. Ovviamente quello a cui sono più legato è stato Oscar Piantoni perché ho avuto in diverse squadre. Devo dire che Ezio Glerean, a Cittadella, fu un allenatore molto importante per la mia crescita. Gaetano Auteri, che mi aveva allenato a Siracusa fu un allenatore che incise molto sulla mia carriera cosi come Gianluca Prina alla Pro Belvedere Vercelli. Sono stati questi gli allenatori a cui sono più legato. Quale è stato il gol realizzato da Paolo Zirafa che ricorda maggiormente? Ho realizzato parecchi gol nell’arco della mia carriera. Ho provato a contarli tutti e credo di aver superato le 300 reti realizzate. Uno dei gol più belli che ho siglato è stato con la maglia dell’Alessandria, realizzato durante il campionato, contro la Sangiovannese: un tiro al volo, effettuato da appena fuori area, su una respinta, di testa, di un giocatore avversario. Ha seguito l’Alessandria Calcio negli ultimi anni? Che opinione si è fatto? Alessandria è una piazza importante. Quando giocavo io, ma anche in questi anni, è una piazza molto esigente e legata a un passato che ormai è remoto. Ricordo i discorsi che venivano fatti, da parte dei tifosi, su Gianni Rivera. Si è sempre legati a questo passato glorioso. Negli anni l’Alessandria ha allestito rose competitive e l’organico di questa stagione è molto combattiva, di grande esperienza, composta da giocatori che hanno calcato, nella loro carriera, i campi del Sud. Un anno, da calciatore, nel girone C, di Serie C, forma l’atleta in maniera totalmente diversa. L’Alessandria ha tutte le carte in regola per poter ambire alla piazza d’onore. Gli addetti ai lavori considerano la Serie C, attuale, di livello più basso della Serie C degli anni ottanta/novanta. Quale è la sua opinione? Il mio calcio, giocato, è completamente diverso da quello di adesso. La velocità è sicuramente superiore cosi come lo è la forza muscolare dei giocatori. Il giocatore medio di Serie C attuale, in cui le caratteristiche principali sono la forza e la potenza, a discapito della tecnica, sicuramente anni addietro non avrebbe giocato in terza serie. Il Paolo Zirafa di vent’anni fa, paragonato ai livelli di forza attuali, agli allenamenti che si fanno oggi, non avrebbe potuto giocare in Serie B perché mancava quell’allenamento particolare che oggi viene utilizzato. Vedo un’attenzione diversa alla cura dell’atleta. All’epoca eravamo calciatori/atleti oggi sono atleti/calciatori in quanto si privilegia l’atletismo alle doti tecniche di tattica individuale. Quali sono i suoi ricordi della tifoseria grigia? Il secondo anno è stato amore. La curva grigia è spettacolare: è una delle più belle che abbiano intonato canzoni su di me. Cosa c’è nell’attualità di Paolo Zirafa? Sono a Parma e alleno gli attaccanti del settore giovanile del Parma, dall’under 15 a salire. Mi occupo della formazione, da punto di vista, della tattica individuale, degli attaccanti. Lavoro sui movimenti, sulle malizie, su alcune gestualità tipici del ruolo che ho interpretato da calciatore. E’ un lavoro che mi appassiona tantissimo e sono veramente felice di poter dare il mio contributo alla crescita di questi ragazzi che spero un giorno potranno calcare grandi palcoscenici.

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Giannoni: “Tifosi grigi non mollate mai: siete fantastici”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Mario Giannoni, difensore dell’Alessandria dalla stagione 1997/1998 all’annata 2001/2002. Giannoni, quali sono i suoi ricordi delle stagioni in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? I ricordi sono belli in quanto sono stati i cinque anni della mia carriera in cui mi sono trovato meglio sia a livello di compagni di squadra che di ambiente cittadino. Sono state cinque annate travagliate e costellate da promozioni e retrocessioni. Il primo anno in cui ho giocato nell’Alessandria, con una squadra certamente non completa, avevamo avuto delle

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Cardini: “Campionato importante culminato con l’amaro in bocca”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Nario Cardini, Direttore Sportivo dell’Alessandria nella stagione 2010/2011  Cardini quali i suoi ricordi della stagione in cui è stato Direttore Sportivo dell’Alessandria? Io sono arrivato ad Alessandria con l’avvento della Presidenza di Giorgio Veltroni, nella stagione 2010/2011. I ricordi sono ovviamente belli in quanto, partendo praticamente da zero, abbiamo fatto un campionato importante culminato con l’amaro in bocca: credo più per eventi particolari che per demerito nostro. La squadra, i tifosi, la città siamo stati, tutti, molto attaccati alla stagione calcistica che ha dato grandi soddisfazioni: peccato per il finale, poteva essere un altro. Come era stato il primo contatto con Giorgio Veltroni? Giorgio Veltroni era stato Presidente del Sansovino, per tre anni, dove avevamo vinto due campionati e la Coppa Italia approdando in Serie C2. Successivamente la squadra era retrocessa, fino all’Eccellenza. Durante l’estate mi disse che era intenzionato ad acquisire l’Alessandria Calcio. Io ero, ovviamente, all’oscuro di tutto. Sono arrivato ad Alessandria e, da quel momento, era iniziato il pressing di Giorgio Veltroni per tentare di convincermi a fare il Direttore Sportivo, sinceramente, non ero tanto convinto perché ero distante da casa e perché alla Sansovino avevamo costruito una squadra importante per puntare a vincere il campionato. L’insistenza fu praticamente continua cosicché accettai il ruolo di Direttore Sportivo. A un certo punto della stagione 2010/2011 Giorgio Veltroni si defilò rimanendo senza la figura del Presidente. Non vi fu la realizzazione dello stadio nuovo cosicché, a fine gennaio, Veltroni si defilò. Eravamo immersi nel campionato e stavamo andando bene: il sottoscritto non ha voluto tenere il comportamento di Giorgio Veltroni e rimase ad Alessandria: da quel momento in poi ero stato ancora più presente. Credevamo tanto nella squadra e quell’evento ci aveva dato ancora più stimoli per fare bene. Dopo la semifinale playoff persa, contro la Salernitana, cosa era successo? Al termine della sfida contro la Salernitana, della gara di ritorno, avevo preso, in maniera vergognosa, un anno di squalifica. La scelta di Alessio De Petrillo come allenatore è stata di Cardini?  La scelta dell’allenatore era stata mia. Portai il mister a colloquio con l’intera proprietà. Avevo sollecitato tre allenatori: iniziarono gli incontri e la dirigenza si fermò al primo allenatore con cui ebbero il colloquio, ovvero De Petrillo. Dopo l’addio ad Alessandria come è continuata la vita calcistica di Nario Cardini? Io non ho avuto chiamate da nessuno anche se credo che, nella stagione 2010/2011, il lavoro svolto sia stato ottimo. Quella stagione costò, totalmente, 1 milione e 600 mila euro. Io lasciai in entrata 900 mila euro: la cessione di Loris Damonte al Varese e la cessione della comproprietà prima, poi diventata definitiva, di Raffaele Pucino, sempre al Varese fruttarono queste due operazioni, 750 mila euro. Gli altri 150 mila euro arrivarono dal contributo giovani, avendo fatto giocare stabilmente under e la valorizzazione di Samuele Romeo. Cosa mi dice di Maurizio Sarri? Io con Sarri ho lavorato quattro anni: 3 al Sansovino ed 1 ad Alessandria. Fin dai tempi della Sansovino, dove Sarri era dipendente di banca, mi chiedeva spesso se nel calcio avrebbe avuto chance: io gli sempre risposto di si. Vedevo i metodi di lavoro che aveva, vedevo la facilità con cui conquistava il gruppo nello spogliatoio. Aveva delle idee calcistiche innovative che davano risultati importanti. Alla Sansovino vincemmo un campionato e una Coppa Italia di Serie D raggiungendo la Serie C2. Non a caso lottai moltissimo con Veltorni per fare ingaggiare Sarri come allenatore. Quando decisi di assumere l’incarico di Direttore Sportivo misi a Giorgio Veltroni la condizione che per avere il sottoscritto doveva esserci Sarri come allenatore: a quel punto il Presidente cedette. Una persona importante per l’Alessandria Calcio, nella stagione 2010/2011, era stato Marcello Marcellini. Premetto che con Marcello Marcellini ci sentiamo, siamo rimasti in ottimi rapporti: è una persona sincera e leale con cui abbiamo convissuto tutta la stagione. Era stato un personaggio importante, fondamentale a livello organizzativo, di presenza e di conoscenza aiutava il sottoscritto e la Dirigenza a conoscere la città e l’ambiente. Nel calcio, come in qualsiasi altra attività servono qualità umane. Senza quelle non si ha tutto il resto. Ha seguito le vicende dell’Alessandria degli ultimi anni: quali opinioni si è fatto?  

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Pagano: “Angelo Gregucci era il simbolo di Alessandria per la sua caparbietà e per il suo temperamento”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Rocco Pagano, centrocampista dell’Alessandria della stagione 1983/1984.  Pagano, quali sono i ricordi della stagione 1983/1984 nella quale ha vestito la maglia dell’Alessandria. E’ stata una stagione, nonostante le poche presenze in campo, importante. Era la mia prima annata in Serie C, categoria che era ambita da molti giovani calciatori. Quella Alessandria, con alla presidenza la famiglia Calleri, era una grande squadra. Per me è stato un approccio importante nel calcio dei professionisti. Nell’estate del 1983 come è maturata la scelta di andare ad Alessandria? Ho disputato la stagione 1982/1983 al Banco di Roma, dove avevo giocato principalmente nel girone di ritorno: il mio cartellino era di proprietà della Juventus. Al termine di un allenamento incontrai Gianmarco Calleri, persona che io non conoscevo e mi parlò della sua intenzione di fare una grande Alessandria chiedenomi la disponibilità di approdare in riva al Tanaro. Soprattutto Calleri era giunto al campo di allenamento su suggerimento di Carlo Regalia. Alla fine dell’estate del 1984 ci fu il passaggio di Rocco Pagano al Derthona. Era stata un’estate non molto bella in quanto era finito il calciomercato ed avevo rifiutato il trasferimento all’Olbia, in Serie C2 ed ero rimasto senza squadra. Con il senno di poi posso dire che era stata una scelta azzeccata. Dopo soltanto dieci giorni ricevetti la proposta dell’allenatore del Derthona Angelo Domenghini intenzionato a fare una squadra composta principalmente da giocatori che, nella stagione precedente, avevano giocato poco. Nella sua carriera da calciatore quale è stato l’allenatore che ricorda con maggiore affetto? Giovanni Galeone è stato l’allenatore che mi ha valorizzato, tirando fuori il meglio da me anche se, per quanto riguarda il mio ruolo, in campo, devo tutto ad Angelo Domenghini che ho avuto come mister al Derthona. Io approdai a Tortona coprendo il ruolo di mezzala destra ma Domenghini mi spostò sulla linea laterale. All’inizio ero un pò scettico per questa sua decisione e, invece, fu una scelta azzeccata. Nel suo personale palmares vi è, tra gli altri, un campionato di Serie B vinto con il Pescara, nella stagione 1986/1987 e un campionato di Serie C vinto con il Perugia, nella stagione 1993/1994. Io a Pescara ho vinto due campionati raggiungendo, in entrambi i casi, la Serie A e un campionato l’ho vinto con il Perugia raggiungendo, anche in questo caso, la massima categoria. Poi, ho conquistato due campionati di Serie C1 al Perugia, con Luciano Gaucci come Presidente. Quali sono i suoi ricordi di Angelo Gregucci come calciatore? Con Angelo Gregucci avevamo vissuto dei momenti belli: era un gran bel gruppo. Mi ricordo che stavamo molto bene tra noi calciatori, non vi era invidia tra chi giocava e chi stava seduto in panchina: tutto quello che adesso non succede. Angelo era il simbolo di Alessandria per la sua caparbietà e per il suo temperamento. Rocco Pagano si è ritato dal mondo del calcio di recente. L’ultimo anno in cui ho giocato per una squadra professionista fu a Teramo, in Serie C2. Poi mi sono avvicinato a casa e ho continuato a giocare in Eccellenza, Promozione e Prima Categoria, facendo tutte le categorie. Poi si arriva ad un punto in cui ci si rende conto che è meglio fermarsi. Essere citati, durante una trasmissione sportiva nazionale, da Paolo Maldini le avrà fatto molto piacere. Quell’episodio mi ha ridato molta popolarità. Io non me ero reso conto anche perchè quando ho affrontato il Milan sfidavo avversari che erano dei mostri calcistici. Ha seguito le vicende dell’Alessandria degli ultimi anni? Quale opinione si è fatto? Ormai da quando ho smesso di giocare a calcio ho staccato completamente da quell’ambiente. Ho abbandonato tutto e non sono informato di nulla.

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Sabadini: “Ad Alessandria ho lasciato il cuore. Ricordo un pubblico caldo con lo stadio sempre pieno.”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Giuseppe Sabadini, ex allenatore dell’Alessandria con cui vinse il campionato di Serie C2 nella stagione 1990/1991. Sabadini nell’estate del 1990, dopo l’esperienza da allenatore a Venezia, come è maturata la scelta di approdare ad Alessandria.

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Brilli: “Ad Alessandria ho vissuto un’annata straordinaria”

Questa settimana la redazione di Hurrà grigi ha incontrato Mirco Brilli, difensore dell’Alessandria nella stagione 1988/1989 Brilli, quali sono i ricordi della stagione 1988/89 in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? Fu un’annata straordinaria. Riuscimmo a vincere il campionato con una difesa solida e compatta che subì soltanto tre gol in casa. Era una squadra costruita per vincere ed abbiamo vinto. Vincere è sempre difficile, a tutti i livelli. Nell’estate del 1988 dopo tre stagioni passate a Spezia come è maturata la scelta di approdare Ricevetti la telefonata del mister Renzo Melani: mi chiese se ero intenzionato a lasciare Spezia, club in cui ho militato per tre anni, perché, ad Alessandria, c’era il progetto di costruire una squadra che riuscisse a vincere il campionato. Io non conoscevo la società ma ebbi le rassicurazioni del caso da parte di Melani e, conoscendo l’esperienza di vittorie di campionati che aveva il mister accettai la proposta dell’Alessandria. Dopo l’annata 1988/1989 come è maturata la scelta di andare a Novara?

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Fornaciari: “Gino Amisano una persona stupenda, molto attaccato alla squadra”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Giuseppe Fornaciari, difensore dell’Alessandria dal mese di luglio del 1997 all’ottobre 2000  Fornaciari, quali sono i suoi ricordi delle stagioni in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? A livello di città, ambiente e società mi sono trovato molto bene. L’Alessandria era guidata da un Presidente straordinario, Gino Amisano, una persona stupenda, molto attaccato alla squadra. Con la città ho avuto un rapporto meraviglioso: mantengo, tutt’ora, rapporti di amicizia. Per quanto riguarda l’aspetto calcistico non sono stati anni felici: la prima stagione la società aveva costruito un organico molto forte con l’obiettivo di vincere il campionato ma, alla fine, eravamo retrocessi in Serie C2. Vi erano state molte incomprensioni tra lo staff dirigenziale e i giocatori. Il secondo anno avevamo un’ottima squadra costruita per poter salire di categoria ma, alla fine, l’obiettivo non venne raggiunto. Furono due anni fallimentari, calcisticamente perché avevamo, sia dal punto di vista societario che di squadra, un potenziale importante per poter ambire a traguardi diversi da quelli che invece raggiungemmo. E’ stata una bella esperienza in quanto permise di conoscere tante persone con cui sono tutt’ora in contatto. Nell’estate del 1997, dopo l’esperienza alla Spal, come è maturata la scelta di  approdare ad Alessandria? Dopo la Spal dovevo andare a giocare in Serie B, nell’Acireale ma dopo un colloquio con il mio procuratore accettai la proposta dell’Alessandria. Mi lasciai convincere dal progetto ambizioso della società, dal Presidente Amisano, che era molto carismatico e cosi accettai di approdare ad Alessandria. La decisione fu ferma e decisa. Dopo pochi mesi, esattamente, ad ottobre del 2000, aveva lasciato l’Alessandria per approdare a Marsala: come è maturata questa decisione? Quando giunse ad Alessandria la famiglia Spinelli mi propose, in un primo momento, il rinnovo del contratto poi i programmi cambiarono in quanto arrivò il veto dell’allenatore. Io ad Alessandria stavo bene e volevo terminare la mia carriera in maglia grigia. Aspettai per un certo periodo a riprendere a giocare a calcio in quanto avevo acquisito il patentino di allenatore. Mi arrivò la proposta di poter tornare a giocare in Serie C1 in quanto c’era un Direttore Sportivo che avevo avuto ad Avellino e mi contattò per approdare a Marsala. Nella sua carriera quale è stato l’allenatore che ricorda con maggiore affetto? Tutte le persone che lo hanno avuto come allenatore potrebbero dire Zeman ma in realtà non è cosi. Zeman è un grande uomo di calcio, il migliore per quanto riguarda il modulo 4-3-3. Tutti gli allenatori vogliono imitare il boemo ma ottengono solamente dei fallimenti. Solo chi è stato allenato Zeman può capire che tipo di sistema di allenamento e di metodi di pensiero ha. A livello di potenziale tecnico/calcistico e di insegnamento della zona ritengo Zeman il numero uno. Con il boemo non ho avuto un grande rapporto a livello umano. Ho avuto allenatori, che ancora oggi ricordo con molto affetto che a livello tecnico hanno pochissimo da invidiare a Zeman. Ho avuto forte ammirazione per Corrado Orrico che, se l’avessi incontrato anni prima, avrei fatto anni calcistici, insieme al mister, a grandissimi livelli. Fuori dal campo era una persona stupenda: sono stato con lui due stagioni, una ad Alessandria e una ad Avellino. Tra Zeman e Orrico ero arrivato ad essere il calciatore top del sistema di gioco 4-3-3: il primo era fortissimo nella fase offensiva mentre il secondo era il massimo nella fase difensiva. Ho avuto tanti tipi di allenatori ma quelli sono rimasti nel mio cuore sono Corrado Orrico e Salvo Bianchetti. Ha seguito le vicende dell’Alessandria Calcio degli ultimi anni? Quale opinione si è fatto? Seguo tutti gli anni l’Alessandria perché le squadre dove io ho giocato sono le mie squadre del cuore, nel bene e nel male, in quanto ci ho passato anni  importanti della mia carriera. A livello societario non so nulla, seguo le squadre attraverso i quotidiani. L’Alessandria parte, in ogni stagione, con l’obiettivo di vincere il campionato e poi arriva ai playoff che non terminano con l’obiettivo sperato. Non vivendo la realtà della squadra in prima persona non posso giudicare quali sono le dinamiche interne della società. Mi limito soltanto al risultato della domenica. Cosa c’è nell’attualità di Giuseppe Fornaciari? Faccio un altro tipo di lavoro, non faccio più parte del mondo del calcio che mi ha dato tanto ma, quello volevo fare, in questo mondo, non mi era stato permesso. Lavoro per una ditta di Ornago, situata in Monza-Brianza da quindici anni. Il prossimo anno andrò la pensione. Da osservatore come giudica l’attuale Serie C rispetto alla categoria in un cui Fornaciari era calciatore? Con qualsiasi opinionista si parli la Serie C, di allora, viene considerata più competitiva di quella attuale. Io invece ho un’opinione contraria. La Serie C attuale è più forte di quella di qualche anno fa. Negli ultimi anni, nei campionati di terza serie, ci sono squadroni, da Nord a Sud, mozzafiato. Basti pensare solamente al Monza nella passata stagione. Sono gironi di altissimo livello per la categoria. Dal mio punto di vista non posso fare paragoni in quanto era un tipo di calcio diverso: ai miei tempi eravamo meno veloci. Ormai il calcio è globalizzato anche in Serie C. In conclusione un saluto da parte di Fornaciari alla tifoseria grigia.

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Turci: “L’Alessandria deve ambire alla categoria superiore”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Luigi Turci, portiere dell’Alessandria nella stagione 1991/1992  Turci, quali sono i ricordi della stagione 1991/1992 in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? Ho dei ricordi molto positivi della stagione 1991/1992 in cui ero ad Alessandria. Avevo avuto la fortuna di giocare con compagni di squadra esperti: da Cinello a Storgato, poi Galparoli, Venturi, Sabato e via discorrendo. Avevo grandi aspettative in quanto possedevo tanta voglia di rivalsa. Era stata una stagione difficile, l’Alessandria era una neopromossa, aveva vinto il campionato, di Serie C2, nell’annata precedente conquistando la promozione in Serie C1, ed era ben quattordici anni che non riusciva ad ottenere la salvezza nella categoria. C’era molta aspettativa e pressione intorno alla squadra. L’annata andò molto bene sia a livello personale che di risultati di campo: riuscimmo ad ottenere la salvezza. Nell’estate del 1991 come maturò la scelta di approdare ad Alessandria? Io ero di proprietà della Cremonese che stava puntando sul sottoscritto. Al tempo stesso l’iter che seguivano i giovani era quello di effettuare una sorta di gavetta nelle categorie inferiori e la società decise di mandarmi in prestito ad Alessandria e valorizzarmi in una società importante. Io accettai subito per l’importanza della piazza e della categoria. La Cremonese, all’epoca, viaggiava tra la Serie B e la Serie A. La Cremonese, nell’estate successiva, 1992, decise di riprendere Turci nelle proprie fila Esatto. Ritornai a Cremona dove disputai il campionato di Serie B, concluso al secondo posto in classifica,  alle spalle della Reggiana: ottenemmo la promozione in Serie A e la vittoria della Coppa Anglo-Italiana battendo in finale il Derby County, a Londra. Nella sua carriera quale è stato l’allenatore che ricorda con maggiore affetto? Nell’arco della mia carriera ho avuto la fortuna di avere tanti allenatori che hanno fatto non solo la storia delle società di cui hanno fatto parte ma la storia del calcio italiano. Sicuramente uno di questi è Gigi Simoni. Ho lavorato con Luciano Spalletti, con Francesco Guidolin, con Alberto Zaccheroni, tutti e tre avuti all’Udinese: allenatori che mi hanno lasciato qualcosa di importante sia a livello umano che professionale. Nella stagione in cui ero ad Alessandria ci fu Sabatini,

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