Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Zirafa: “La Gradinata Nord è spettacolare. Una delle più belle che abbia intonato canzoni su di me”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Paolo Zirafa, attaccante dell’Alessandria nelle stagioni 2000/2001 e 2001/2002.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

 Zirafa quali sono i suoi ricordi delle due stagioni in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? 

Sono stati due anni nettamente diversi e contrari l’uno con l’altro. Il primo anno cominciò bene: arrivai alla quarta giornata di andata, nel mese di settembre del 2000, con una classifica deficitaria ma si parti bene perché si pareggiò a Ferrara, dove segnai e la settimana successiva si giocò contro l’Albinoleffe e l’Alessandria vinse. L’inizio fu promettente ma il prosieguo della stagione fu tribolato tra alti e bassi, più bassi che alti, sia personali che di squadra. Il culmine della mia prima annata fu la retrocessione con una forte contestazione da parte della tifoseria. Nell’estate del 2001 il calciomercato estivo mi collocava in diversi squadre ma arrivò, come allenatore dell’Alessandria, Oscar Piantoni che fu mio mister qualche precedente stagione nell’Alzano Virescit e decisi, parlando con Piantoni, di riconquistare la fiducia della piazza con un progetto molto ambizioso ed interessante. Dalla prima partita ufficiale che fu il derby in Coppa Italia contro la Valenzana, in cui segnai, su rigore, sotto la curva, si ricompose l’amore nei confronti di una tifoseria che vide un giocatore non disposto a svenare ma che voleva riscattarsi dall’annata precedente deludente.

Nel settembre del 2000 come è maturata la sua scelta di approdare ad Alessandria?

Fu un episodio strano che mi portò ad Alessandria. Giocammo la partita, con lo Spezia, proprietaria del mio cartellino, contro l’Albinoleffe e non feci una grande partita. Il giorno dopo ricevetti una telefonata del mio procuratore che mi informò sul fatto che lo Spezia aveva cambiato idea sulla mia permanenza in Liguria. Parlai con il mister dello Spezia, Andrea Mandorlini, per avere chiarimenti. L’allenatore mi confermò che la società Spezia non era disposta ad aspettare il mio inserimento all’interno della squadra. A quel punto, con l’intermediazione del mio procuratore, si era manifestata la possibilità di andare a giocare ad Alessandria e accettai subito la proposta.

Nell’estate del 2002 ci fu il suo passaggio al Cosenza.

Nell’arco della mia carriera avevo sempre desiderato approdare in Serie B. Fu la ciliegina sulla torta di una carriera quel passaggio. Continuamente inseguivo la Serie B e, quell’anno, riuscì a raggiungerla. Non andò come speravo potesse andare. Nel calcio ho imparato che le colpe stanno sempre a metà: qualcosa non avevo messa io in quella esperienza e qualcosa andò storto non totalmente per colpa mia. Negli anni successivi sperai di poter ritornare ad Alessandria ma la mia carriera è sempre stata costellata da nuove esperienze.

Nell’arco della sua carriera quale è stato l’allenatore che ricorda con maggiore affetto?

Ogni allenatore ha rappresentato, per me, qualcosa di importante. Ovviamente quello a cui sono più legato è stato Oscar Piantoni perché ho avuto in diverse squadre. Devo dire che Ezio Glerean, a Cittadella, fu un allenatore molto importante per la mia crescita. Gaetano Auteri, che mi aveva allenato a Siracusa fu un allenatore che incise molto sulla mia carriera cosi come Gianluca Prina alla Pro Belvedere Vercelli. Sono stati questi gli allenatori a cui sono più legato.

Quale è stato il gol realizzato da Paolo Zirafa che ricorda maggiormente?

Ho realizzato parecchi gol nell’arco della mia carriera. Ho provato a contarli tutti e credo di aver superato le 300 reti realizzate. Uno dei gol più belli che ho siglato è stato con la maglia dell’Alessandria, realizzato durante il campionato, contro la Sangiovannese: un tiro al volo, effettuato da appena fuori area, su una respinta, di testa, di un giocatore avversario.

Ha seguito l’Alessandria Calcio negli ultimi anni? Che opinione si è fatto?

Alessandria è una piazza importante. Quando giocavo io, ma anche in questi anni, è una piazza molto esigente e legata a un passato che ormai è remoto. Ricordo i discorsi che venivano fatti, da parte dei tifosi, su Gianni Rivera. Si è sempre legati a questo passato glorioso.

Negli anni l’Alessandria ha allestito rose competitive e l’organico di questa stagione è molto combattiva, di grande esperienza, composta da giocatori che hanno calcato, nella loro carriera, i campi del Sud. Un anno, da calciatore, nel girone C, di Serie C, forma l’atleta in maniera totalmente diversa. L’Alessandria ha tutte le carte in regola per poter ambire alla piazza d’onore.

Gli addetti ai lavori considerano la Serie C, attuale, di livello più basso della Serie C degli anni ottanta/novanta. Quale è la sua opinione?

Il mio calcio, giocato, è completamente diverso da quello di adesso. La velocità è sicuramente superiore cosi come lo è la forza muscolare dei giocatori. Il giocatore medio di Serie C attuale, in cui le caratteristiche principali sono la forza e la potenza, a discapito della tecnica, sicuramente anni addietro non avrebbe giocato in terza serie. Il Paolo Zirafa di vent’anni fa, paragonato ai livelli di forza attuali, agli allenamenti che si fanno oggi, non avrebbe potuto giocare in Serie B perché mancava quell’allenamento particolare che oggi viene utilizzato. Vedo un’attenzione diversa alla cura dell’atleta. All’epoca eravamo calciatori/atleti oggi sono atleti/calciatori in quanto si privilegia l’atletismo alle doti tecniche di tattica individuale.

Quali sono i suoi ricordi della tifoseria grigia?

Il secondo anno è stato amore. La curva grigia è spettacolare: è una delle più belle che abbiano intonato canzoni su di me.

Cosa c’è nell’attualità di Paolo Zirafa?

Sono a Parma e alleno gli attaccanti del settore giovanile del Parma, dall’under 15 a salire. Mi occupo della formazione, da punto di vista, della tattica individuale, degli attaccanti. Lavoro sui movimenti, sulle malizie, su alcune gestualità tipici del ruolo che ho interpretato da calciatore. E’ un lavoro che mi appassiona tantissimo e sono veramente felice di poter dare il mio contributo alla crescita di questi ragazzi che spero un giorno potranno calcare grandi palcoscenici.