MUSICA E SILENZIO NEL FILM – VIDEODOCUMENTO CONFERENZA SPETTACOLO CON IL COMPOSITORE ALDO DE SCALZI E LO SCENEGGIATORE CLAUDIO BRAGGIO

CIRCOLO ISOLA RITROVATA ALESSANDRIA, SABATO 5 MARZO 2016, GIORNO IN CUI DIVENTA ANCHE PRESIDIO DI PIEMONTE MOVIE

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In Alessandria si è tornati a respirare profumo di cinema grazie all’Isola Ritrovata (via Santa Maria di Castello 8), da sabato 5 marzo 2016 attiva anche come Presidio Di Piemonte Movie, la prestigiosa associazione che organizza il Piemonte Movie gLocal Film Festival.
Una serata di parole, immagini e sonorità dal titolo “La musica e il silenzio nel film” (tempi, ritmi, sottolineature, evocazioni ovvero la musica ed il silenzio dalla sceneggiatura al montaggio cinematografico), che ho organizzato intervento quindi sul palco come sceneggiatore, con la collaborazione di Ezio Poli, Liborio Governale, Claudio Perotti, Maria Grazia Nespolo, Dario Deamici che ha realizzato le riprese Omid Maleknia, che ha avviato l’incontro con gustoso intervento comico, senza dimenticare l’accompagnamento musicale dal vivo di Alex Leonte al violino e Tony Frisina alle tastiere.
Il prestigioso ospite con il quale ho dato vita alla conferenza-spettacolo utilizzando spezzoni di film, musica dal vivo, narrazioni sul cinema è il compositore Aldo De Scalzi, che in coppia con Pivio (Roberto Pischiutta) ha composto oltre cento colonne sonore cinematografiche con i registi, fra i numerosi altri, Ferzan Ozpetek, Mario Monicelli, Manetti Bros, Alessandro Gassman, Giacomo Battiato, Giulio Manfredonia, Alessandro D’Alatri; senza dimenticare le molte serie televisive, gli interventi per spettacoli teatrali e naturalmente i CD.
Si tratta di un evento ufficiale nel calendario del Piemonte Movie gLocal Film Festival 2016, di certo molto particolare, perché indaga su un aspetto fondamentale per chi fa cinema ed anche per chi semplicemente ama questa forma di spettacolo ovvero il rapporto fra immagine e colonna sonora, ma non soltanto.
Una parte della sezione Movieteller, avviata il 9 febbraio ed ogni giorno sino all’8 marzo è arricchita da un appuntamento in una diversa località del Piemonte, con la partecipazione di esperti e professionisti di cinema.
Dall’8 al 13 marzo la parte conclusiva Piemonte Movie gLocal Film Festival con le proiezioni dei film e dei documentari in concorsi in tre cinema di Torino.

MUSICA E COLONNA SONORA
(estratto dal saggio “Scrivere cinema low-budget in Alessandria”)
Gli autori di un lungometraggio sono cinque.
Si deve tener conto del compositore oltre che di sceneggiatore, regista, direttore della fotografia e montatore.
Il cinema è un lavoro di gruppo e gli elementi debbono essere combinati in modo armonioso.
La sceneggiatura è il punto di riferimento ed offre al compositore le prime indicazioni per decidere la successione di tonalità da utilizzare tenendo conto della logica emotiva della storia.
Si può sottolineare lo svolgimento di una scena oppure inserire un commento musicale discordante con quel che si vede.
Vale per le colonne musicale e sonora al fine di offrire passaggi di maggior intensità poetica (comica, tragica).
Si può collegare un brano musicale ad un personaggio o un episodio ricorrente così da preannunciarlo, evocarlo o renderlo partecipe di una scena eppure fuori inquadratura.
La musica può essere parte integrante di una scena ed interagire con i personaggi (suono diegetico) ovvero essere commento udito solamente dallo spettatore (suono non diegetico).
Valgono le regole del montaggio, come il taglio o la dissolvenza (se incrociata non dovrebbe risultare come un passaggio stridente).
La colonna sonora con i dialoghi (ed i rumori di fondo, specialmente se si gira in presa diretta) si deve armonizzare con il commento musicale, per questo vengono apportati i necessari aggiustamenti in fase di montaggio.

APPUNTI SPARSI SUL TEMA MUSICA-FILM-SILENZIO
Lo spettacolo cinematografico è da sempre uno spettacolo audiovisivo.
Spettacolo, dunque, che coinvolge la vista e l’udito dello spettatore.
Uno degli aspetti più interessanti è l’uso del suono.
Nei film di fantascienza gli effetti sonori dei propulsori dei razzi o delle battaglie nello spazio erano rappresentati con suoni assordanti.
Niente di più sbagliato:
Il suono non viaggia nello spazio, ed utilizzare gli effetti sonori per l’ambiente circostante ne tradisce la veridicità.
Il silenzio assoluto.
Visivamente si sottolinea l’effetto claustrofobico delle navicelle mettendo in contrasto un ambiente confinato contro la vastità dello spazio fuori dalle finestre.
Anche con il suono si deve dare la stessa sensazione.
Ogni volta che cala il silenzio assoluto deve sembrare che nella stanza manchi l’aria.
Un’emozione profonda, il silenzio totale.
I codici emotivi e grammaticali che intercorrono fra la musica e le immagini in movimento.
Nel mondo della produzione cinematografica, televisiva e documentaristica, la funzione della musica ha da sempre un notevole ruolo nella caratterizzazione di audiovisivi di successo, realtà decisamente insostituibile.
La moderna definizione di “musica da film” può essere pensata come una sorta di soggetto invisibile, impalpabile, ma forte a tal punto da far riconoscere un’emozione, un attore, una situazione o un personaggio, un umore, al solo ascolto.
Il valore aggiunto inteso come il valore espressivo e informativo che la musica dona alle immagini.
L’occhio riconosce anche le cose che ha visto una volta sola.
Assai più difficile è ricordare i suoni
Il cervello conosce più “figure visive” che non “figure acustiche”
La coscienza è già in grado di udire la realtà ma ancora si rifiuta di ammetterla. Come mai?
La musica non ha lati.
La musica non è facilmente localizzabile come le immagini
Non esiste un raggio sonoro perpendicolare perché la direzione del suono non può essere riflessa come avviene con la luce
La musica e il luogo dell’azione
Ogni musica ha il carattere dell’ambiente in cui nasce
L’impressionismo musicale
Ogni suono ha il suo punto di vista. la musica nella pubblicità
La musica non è un semplice elemento fra gli altri nella complessa architettura del film, ma è un elemento che permette ai registi di catturare con più facilità le emozioni e l’attenzione degli spettatori.
Come nasce la musica di un film?
Ci sono registi con i quali si comincia a lavorare molto presto, e temi che nascono ancora prima del copione.
Ma, generalmente, il compositore entra in scena alla fine, quando il film è praticamente finito, fresco di montaggio e prossimo all’edizione e al doppiaggio.
Ci sono registi che sanno rendere il compositore protagonista del loro film e altri che invece relegano la musica ad un ruolo secondario, assolutamente complemen¬tare.
Quanto più il compositore sarà partecipe delle scelte e della filosofia del regista, tanto più il risultato artistico del loro rapporto sarà migliore.
Quando il regista è in sintonia con il musicista, il risultato è garantito.
Il metodo di lavoro: se i rapporti con il regista sono determinanti per stabilire il “colore” che dovrà avere l’impostazione stessa della partitura, è altrettanto vero che non tutti i musicisti cosiddetti “seri” si dedicano alle colonne sonore.
Voglio dire che da sempre esistono tanti compositori “dotti” che non riescono a fare il cinema perchè il cinema, a parte i pochi nomi dei compositori di musiche da film, è di solito terra di conquista di pessimi dilettanti, che hanno poco a che fare col cinema stesso e ancora meno dimestichezza con le partiture.
La musica non dipende dal film
Sono personalmente convinto che tanto più un tema può essere ascoltato autonomamente dal film, tanto più la riuscita di quel tema sarà assicurata.
La musica non dev’essere completamente dipendente dall’immagine, ma dev’essere contemporaneamente un tema orecchiabile e il commento all’intero film.
Com’è possibile scegliere il tema giusto, capire il tono e la giusta scansione dei tempi e dell’intervento musicale?
Regole fisse di composizione non ce ne sono.
Contrasto tra musica e immagine
Bisogna invece trovare un contrasto tra musica e immagine: quanto più la scena è rapida, tanto più la musica deve sottolinearne la scansione, ma in una sequenza di esplicita violenza.
Così come, per sottolineare un momento di musica “interna” (una musica, voglio dire, che nasce dentro la scena).
La molla della sincronizzazione: La sincresi
La sincresi (parola che formiamo combinando “sincronismo” e “sintesi”) è la saldatura inevitabile e spontanea che si produce tra un fenomeno sonoro e un fenomeno visivo puntuale quando questi accadono contemporaneamente, e ciò indipendentemente da ogni logica razionale.
E’ la sincresi che permette il doppiaggio, la postsincronizzazione e la sonorizzazione, e che dà a queste operazioni un margine di scelta così ampio.
Grazie a essa, per un solo corpo e un solo volto sullo schermo, vi sono decine di voci possibili o ammissibili, esattamente come, per un colpo di martello che si vede, posso¬no funzionare centinaia di rumori differenti.
Come dimostrano certi esempi di video o cinema sperimentali, la sincresi può anche funzionare sul vuoto, vale a dire su immagini e suoni puntuali che non hanno, alla lettera, nulla a che vedere gli uni con gli altri, e che formano nella percezione degli agglomerati mostruosi, ma irresistibili e inevitabili: la sillaba “fa” e l’immagine di un cane; un colpo e l’immagine di un triangolo.
La sincresi è pavloviana.
Ma essa non è del tutto automatica: essa è anche funzione del senso, e si organizza secondo leggi gestaltiche ed effetti di contesto.
Se si seminano a caso fenomeni sonori e visivi puntuali e rapidi, se ne vedono certi mettersi insieme per sincresi, e altri no.
La sequenza si “fraseggia” da sola, in ragione di fenomeni di rinforzamento, di “buona forma” che non obbediscono a una semplice legge.
Talvolta questa logica è evidente: quando si tratta di un suono più potente degli altri, esso si coagula con l’immagine che gli è sincrona più degli altri che lo precedono o lo seguono.
Questo può anche essere un fenomeno di senso o di ritmo.
È il “modesto” fenomeno della sincresi – modesto perché umile e quotidiano, senza particolare rilievo – che apre le porte del cinema sonoro; è grazie a esso che possono formarsi le configurazioni audiovisive più sottili e sorprendenti.
Ma oggi, quando vedere su uno schermo una figura che si sposta nello stesso momento in cui si sente un movimento è diventato banale, è difficile immaginarsi la meraviglia che potevano suscitare nel 1927, per via del loro stesso sincronismo, i primi film con suono e immagine sincroni.
Che il suono e l’immagine volteggiassero come una coppia di ballerini in perfetto accordo, costituiva di per sé uno spettacolo.
Testimonianza di ciò sono i testi scritti a quell’epoca a questo proposito; e anche i film che, in particolare quando erano musicali, esaltavano il sincronismo in quanto tale, mostrando violinisti o suonatori di banjo che, a ogni gesto sullo schermo, generavano una nota distinta.
L’abitudine ci ha portati a considerare questo fenomeno come “naturale” e cinematograficamente privo di interesse.
E invece riscopriamolo.

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