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L’ultimo saluto a Viganò. Mancini: “Ho perso tanto, un fratello maggiore”

LU – Ci sono i suoi ‘ragazzi’, quelli che sono stati calciatori e hanno fatto strada anche grazie a lui, soprattutto grazie a lui, Sergio Viganò. Per tutti il ‘mago’, eppure a lui quella definizione non piaceva così tanto, “perché i maghi fanno giochi di prestigio e improvvisano e io, invece, mi sono preparato tanto per fare questo mestiere”. Ci sono Mancini, Lombardo, Sgarbossa, Manueli, Briata, ieri Colombo e Camolese.

 

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Viganò-Mancini
Mancini e Lombardo per salutare “il più grande massaggiatore al mondo”

 

E poi Agostino Alessio, dirigenti di altre società, come Luca Sacco Gigi Ronca, Daniel Romeo, il presidente degli allenatori Mirko Russo, e gli amici di una vita, come Mauro Rizzin, Antonio Frisina, Beppe Sannino. Ed esponenti della pallavolo alessandrina di vertice, perché Viga c’era per tutti. Il gruppo più numeroso è quello della ‘sua’ Luese.

 

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‘Mancio’ insiste su un concetto, “anzitutto il Viga era una persona buona”. Una bontà evidenziata dal parroco durante la funzione, “Sergio ha sempre fatto azioni buone. E in silenzio. Ci sono persone, come lui, che fanno il bene, senza farsi notare. Proprio come Dio. Per questo ti dico “grazie Sergio, a nome di Dio“.

Ancora Mancini convinto, “persone come Viganò non se ne trovano. Conosceva il suo lavoro alla perfezione, è stato il più grande massaggiatore del mondo: non solo io avrei giocato la metà delle partite se non ci fosse stato Sergio a mettere le sue mani sui miei muscoli, sono tanti i giocatori che possono dire altrettanto. Abbiamo vinto tanto grazie a lui, è un pezzo del nostro cuore che se ne va”.

 

Attilio, in arte Gino

E’ il momento dei ricordi e Attilio Lombardo svela anche un aneddoto. “Per lui ero Gino, anche se il mio nome è un altro. E quel soprannome, per Viga, mi identificava. A volte si dice che, nel calcio, sono importanti gli allenatori e i calciatori, dimenticandosi di chi, magari dietro le quinte, fa un lavoro straordinario. Come Sergio”

 

Con le mani da mago. “Mi sento di dire che la magia era nella sua testa: le mani andavano da sole, guidate dalla sua grande intelligenza. Lui ‘parlava’ con i muscoli: era la sua forza e il suo grande pregio”.

 

La freccia di Viguzzolo

In chiesa c’è il labaro dell’Us Alessandria Calcio, a sottolineare un lungo cammino insieme, anni Settanta e Ottanta, quel binomio straordinario tra Sergio Viganò e il professor Luigi Mazza, uno dei padri della medicina sportiva italiana e medico sociale dei Grigi. Perché Viganò i Grigi li ha sempre avuti nel cuore, anche a distanza di molti anni dal suo ultimo campionato ufficiale, alla fine degli Anni ’80.

 

Viganò-Us Alessandria
Il labaro dell’Us Alessandria per l’ultimo saluto al ‘Viga’

Ieri sera, al rosario, erano presenti Giancarlo Camolese e Tony Colombo, oltre a Gegio Sgarbossa, che  ha partecipato anche al funerale. E poi Roberto Briata – “ci seguiva tutti con la stessa cura, anche i ragazzi del settore giovanile” – e Gigi Manueli. “Siamo stati insieme una decina di anni. Mi aveva ribattezzato “la freccia di Viguzzolo”. Aveva una capacità enorme: nella mia carriera ho girato molti club e incontrato tanti massaggiatori, ma con le sue qualità nessuno”.

 

Altro pregio, svelato da Manueli, “Viga era un massaggiatore che riusciva a stare nel gruppo. Sembrava quasi un calciatore in mezzo a noi“.

I figli Willy e Sabrina commossi, le lacrime della sorella,  sulla bara anche le maglie della  Luese, della Sampdoria, la tshirt dell’Alessandria con la scritta ‘A Suma Turna Chi’, e anche di questo Viga sarebbe stato felice. L’ultima casacca  l’hanno deposta gli ultras sampdoriani, prima della partenza del carro funebre: c’è scritto Viga 41, il suo anno di nascita. La indosserà dove è ora, insieme a tanti amici con cui ha condiviso una storia di calcio e di vita. E di grandissima umanità