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Quindicinale di calcio e non solo

Simone Brianti: “Giusto giocare a porte chiuse. Forse la decisione è stata presa in ritardo”

Nonostante il coronavirus i campionati di calcio italiani ripartono. I tifosi non potranno, però, accedere agli stadi fino al 3 aprile. Una decisione presa dal Governo italiano per evitare il propagarsi del virus.

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Ne abbiamo parlato con Simone Brianti, giornalista di Mondoprimavera.com.

La decisione di giocare a porte chiuse – spiega Brianti – penso sia giusta in virtù di quello che sta accadendo in Italia e non solo. C’è stato un gran caos attorno a questa vicenda nelle ultime settimane, la decisione è stata presa forse anche troppo in ritardo come tempistiche e si sarebbe potuto prevedere e iniziare quanto prima a cercare di limitare l’accesso negli stadi e nelle situazioni con possibilità di maggior contagio. A livello generale penso sia stata gestita male sin dal principio e ora si sta cercando di correre ai ripari vedendo che questo virus non accenna a placare la sua corsa. Vedremo cosa succederà da qui in avanti, sicuramente l’orizzonte non è dei più positivi, però speriamo che tutto possa cambiare e in meglio”.

Giocare a porte chiuse, però, potrebbe essere anche un problema per le società che, infatti, non possono contare sugli incassi delle partite fino al 3 aprile.

Per le società – continua il collega – è sicuramente un problema giocare a porte chiuse, ma come lo può essere per un’azienda dover chiudere una o due settimane se non di più, come sta succedendo in tante zone in Italia. Bisogna accettare quella che è la decisione dello Stato, presa per la salute dei cittadini. Questa soluzione permette comunque di evitare un contagio che potrebbe aggravare ancor di più la propagazione del virus”.

La decisione del Governo ha, tuttavia, fatto scoppiare la polemica di molti tifosi che si erano abbonati alla stagione in corso per supportare la propria squadra del cuore.

Quando ci sono di mezzo i soldi – conclude Simone Brianti – la gente si lamenterà sempre e comunque, giusto o sbagliato che sia. La mia non vuole essere una critica e a mio modo di vedere penso sia giusto rimborsare laddove si è già pagato o comunque cercare una formula anche per la prossima stagione per cercare di accontentare anche i tifosi che hanno pagato biglietti e abbonamenti. La situazione era difficile da prevedere e quindi anche in questo caso le società si trovano spiazzate, poiché navigano a vista, oggi è così e domani non si sa. Tutto potrebbe cambiare nel giro di poco tempo, come stiamo vedendo. Trovo bella l’iniziativa della società e dei tifosi del Frosinone che anziché il rimborso, hanno preferito la donazione di quella parte di soldi che i supporters ciociari avevano già versato per l’abbonamento e i biglietti. Iniziativa che andrebbe condivisa anche da tutte le altre società perché insieme si può far qualcosa di importante per combattere il virus e aiutare così la ricerca”.