Alessandria CalcioLa nostra storia

Forza e Coraggio, un richiamo antico per il calcio alessandrino

Quest’anno l’Alessandria calcio ha vinto il campionato di Eccellenza ed è salita in Serie D.
Per i tifosi grigi non si è trattato soltanto di una promozione, ma di un piccolo ritorno alla luce, dopo una stagione difficile e, più ancora, dopo anni nei quali la storia sportiva della città aveva rischiato davvero di interrompersi. Come molti ricordano, per una serie di vicende societarie e federali, l’Alessandria non era riuscita a iscriversi alla Serie D.
Il calcio cittadino, però, non era rimasto senza una strada. A raccogliere il testimone era stata l’Asca, realtà sportiva alessandrina già in Promozione, che aveva assunto una nuova denominazione: Forza e Coraggio Alessandria. Non era stato un nome scelto a caso. Era stato, piuttosto, un ritorno alle origini, quasi una parola d’ordine ritrovata dentro la memoria stessa della città. Perché prima ancora dei Grigi, prima ancora dello stadio, prima ancora delle grandi stagioni calcistiche, ad Alessandria era esistita proprio la Società Ginnastica Forza e Coraggio.

La vecchia Piazza d’Armi e il football delle origini

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Per comprendere il significato di quel nome bisogna fare un passo indietro. Anzi, più di un secolo indietro. Bisogna tornare al 1912, quando il foot-ball era ancora scritto con il trattino e con una parola inglese che sapeva di modernità, di ragazzi, di corse, di maglie sudate e di campi improvvisati. Siamo ad Alessandria, nella vecchia Piazza d’Armi, dove oggi si trova piazza Genova.
Non bisogna immaginare subito il Moccagatta, ma piuttosto un’area comunale, un terreno disponibile, una città che cresceva, che cambiava e che cominciava a vedere nello sport non soltanto un passatempo, ma una nuova forma di educazione fisica, di socialità e di appartenenza. Il 2 aprile 1912 la Giunta municipale di Alessandria aveva esaminato la domanda della Società Ginnastica Forza e Coraggio.
La richiesta era semplice: ottenere in uso precario un’area sui terreni municipali per adibirla agli esercizi di foot-ball. L’Ufficio Tecnico Municipale aveva espresso parere favorevole e la Giunta deliberava di concedere alla Società i lotti 13 e 14 della ex Piazza d’Armi Vecchia, fra via Ghilini e via Pontida. La formula amministrativa era prudente, molto comunale: uso assolutamente precario e gratuito. La Società avrebbe potuto utilizzare il terreno, ma, a semplice richiesta del Comune, avrebbe dovuto lasciarlo libero, rimuovendo anche ogni eventuale recinzione. Eppure, dentro quella concessione precaria, c’era l’inizio di una storia. La storia, del resto, nasce spesso proprio così: da carte modeste, da decisioni pratiche, da concessioni provvisorie.

La Società Ginnastica e i primi protagonisti

La Forza e Coraggio non era ancora l’Alessandria dei Grigi, ma ne custodiva già il seme. Era una società di ginnastica, sita in corso Lamarmora 19, figlia di quella cultura sportiva di fine Ottocento nella quale la ginnastica, la disciplina fisica e le prime forme di associazionismo atletico stavano formando una nuova generazione di giovani.
Il foot-ball, all’inizio, non era ancora la disciplina principale. Arrivava quasi da intruso, da gioco moderno, da moda inglese importata attraverso Genova e poi diffusasi anche nelle città piemontesi.
Le pagine della memoria sportiva alessandrina ricordano che già prima del 1912 qualcuno, fra soci e frequentatori della Forza e Coraggio, aveva cominciato a “fornicare con la palla” sulla pelouse di piazza d’Armi vecchia. L’espressione è gustosa, quasi da cronaca d’altri tempi, e restituisce bene l’immagine di un calcio ancora spontaneo, non del tutto regolato, praticato da giovani che stavano scoprendo un gioco nuovo. Fra questi compariva Ortensio Viazzi, definito quasi un giovane veterano, e poi i fratelli Ratti, soprattutto Alfredo, figlio del presidente Francesco Ratti. La figura di Alfredo Ratti era particolarmente importante. Nato ad Alessandria nel 1881, laureato in farmacia, non aveva realmente esercitato la professione, perché il suo interesse principale era lo sport. Veniva da una famiglia nella quale la passione per la ginnastica era già fortissima: il padre Francesco era fondatore della Società Sportiva Forza e Coraggio. Alfredo, già nel 1908, figurava fra i soci dirigenti dell’Unione Ginnastica Alessandrina Forza e Coraggio. Era, insomma, uno di quegli uomini di cerniera che sanno accompagnare il passaggio da un’epoca all’altra: dalla ginnastica educativa al calcio agonistico, dalla palestra al campo, dal corpo disciplinato al gioco di squadra.
Accanto a lui va ricordato Enrico Badò, pigmalione e noto dandy alessandrino, indicato come il vero team manager di quei primi passi. Se Ratti rappresentava il perno sportivo e organizzativo, Badò curava ciò che oggi chiameremmo la gestione della squadra. Era stato lui a organizzare la sezione gioco calcio dell’Unione Ginnastica Alessandrina e ad accompagnarla verso l’iscrizione federale. È un dettaglio prezioso, perché fa capire che il calcio, per diventare calcio vero, aveva bisogno non soltanto di ragazzi disposti a correre dietro a un pallone, ma anche di dirigenti, regole, trasferte, calendari, iscrizioni, rapporti con la Federazione.

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Dal 1911 alla Coppa pro Flotta aerea

Le prime tracce sicure portano alla primavera del 1911. Il 16 aprile, giorno di Pasqua, la Forza e Coraggio aveva giocato a Novi Ligure contro la Forza e Virtù Novese, perdendo per uno a zero. Pochi giorni dopo, il 23 aprile, in occasione della Fiera di San Giorgio, aveva affrontato ad Alessandria la Forza e Concordia, altra realtà cittadina, vincendo per cinque a zero. Nella stessa giornata, o comunque in quello stesso contesto, aveva poi perso nuovamente contro la Forza e Virtù di Novi per uno a zero. Sono risultati minimi, quasi appunti di taccuino, ma raccontano una cosa decisiva: nel 1911 il calcio alessandrino non era più soltanto una prova occasionale.
Cominciava ad avere squadre, rivalità, pubblico e giornali che ne davano notizia. Il 1912 era stato l’anno della svolta. Il 9 febbraio, secondo la ricostruzione delle memorie sportive, un gruppo di giovani ginnasti della palestra Forza e Coraggio del maestro Francesco Ratti aveva deciso di dare forma stabile a una squadra di football. La data simbolica più nota è il 18 febbraio 1912, quando questa nuova formazione aveva cominciato a prendere consistenza. Si trattava di giovani in gran parte tra i diciassette e i vent’anni, con qualche figura già più matura a guidarli. Nella prima formazione ricorrono nomi come Enrico Badò, Pio Tosini, Ernesto Ricci, Ortensio Viazzi, Michele Formini, Giuseppe Ricci, Alfredo Ratti, Amilcare Savojardo, Prato, Edoardo Migliardi e Giovanni Rossanigo.
Fra essi spiccava Amilcare Savojardo, destinato a diventare uno dei simboli del primo calcio alessandrino. Era astigiano, impiegato alla Borsalino, giocatore e capitano, poi dirigente. In lui si concentravano già alcune caratteristiche del calcio cittadino: il legame con il lavoro, con le fabbriche, con la città produttiva; la capacità di trasformare una pratica sportiva in identità collettiva; e naturalmente quel colore grigio che avrebbe finito per dare un nome sentimentale a un’intera comunità di tifosi.
Quando dunque il Comune, il 2 aprile 1912, aveva concesso alla Forza e Coraggio i lotti 13 e 14 della ex Piazza d’Armi Vecchia, fra via Ghilini e via Pontida, non stava semplicemente assegnando un terreno a una società ginnastica. Stava offrendo uno spazio alla nascita del calcio alessandrino moderno. E quando, il 21 giugno dello stesso anno, aveva erogato cinquanta lire per permettere alla squadra di andare a Piacenza al torneo di foot-ball a beneficio della flotta aerea, aveva riconosciuto implicitamente che quella squadra ormai rappresentava Alessandria fuori dai confini cittadini. La fotografia della formazione vincente la Coppa pro Flotta aerea a Piacenza resta una delle immagini più belle di quella stagione.
Vi compaiono il trainer Badò, Tosini, Ricci II, Viazzi, Formini, Ricci I, Alfredo Ratti, Savojardo, Migliardi, Rossanigo, Ghezzi e Prato. Sembra una squadra ancora sospesa tra due mondi: le maglie semplici, le pose rigide, il pallone pesante, l’aria più da palestra che da stadio. Cinquanta lire non erano una cifra enorme, ma bastano ancora oggi per far vedere una squadra che si muoveva, che usciva dalla città, che partecipava a una gara, che rappresentava Alessandria.

Una concessione precaria, una memoria stabile

Sempre il 21 giugno 1912 la Giunta aveva affrontato anche un’altra richiesta. La Forza e Coraggio avrebbe voluto trasformare la concessione precaria della vecchia Piazza d’Armi in una concessione a scadenza fissa, per un periodo convenzionale di tempo. Il motivo era concreto: la Società intendeva recintare il terreno e quella recinzione comportava una spesa non indifferente. Il Comune, però, non aveva voluto vincolarsi. Quei terreni erano fabbricabili, potevano essere interessati da future sistemazioni stradali e da trasformazioni urbanistiche. Così la Giunta aveva acconsentito all’eventuale costruzione del recinto, ma aveva confermato il carattere precario della concessione.
Da una parte c’era il calcio che cercava casa, che avrebbe voluto un campo definito, chiuso, riconoscibile. Dall’altra c’era la città che si trasformava, che guardava ai terreni fabbricabili, alle strade, alle sistemazioni future. In mezzo c’erano quei ragazzi della Forza e Coraggio. Non ancora i Grigi come li avrebbe conosciuti la grande storia calcistica, ma già qualcosa che andava in quella direzione. Il colore, il nome, l’identità sarebbero maturati. La società di ginnastica avrebbe lasciato spazio alla società calcistica.
Ma la radice resta lì: nella vecchia Piazza d’Armi, fra via Ghilini e via Pontida, in una concessione gratuita e precaria del 2 aprile 1912. Forse è proprio questo il senso più bello dell’omaggio che si può fare oggi, grazie anche alle ricerche del prezioso Natalino Ferrari. L’Alessandria è risalita in Serie D e naturalmente i tifosi guardano avanti: ai prossimi campionati, ai prossimi avversari, al sogno di tornare fra i professionisti. Ma ogni rinascita vera, per essere solida, deve sapere anche da dove viene. Forza e Coraggio non è stato soltanto un nome di emergenza, scelto in un momento difficile per non lasciare la città senza calcio. È stato anche un nome di memoria.
Un nome che ha riportato tutti, magari senza che tutti lo sapessero, a quella primavera del 1912, quando il Comune di Alessandria aveva concesso due lotti della vecchia Piazza d’Armi a una società di ginnastica che voleva semplicemente giocare a foot-ball. La storia dei Grigi, prima di diventare epopea sportiva, era stata anche questo: un terreno comunale, una delibera di Giunta, una recinzione da costruire a proprie spese, cinquanta lire per andare a giocare a Piacenza, e una parola che ancora oggi suona quasi come un programma morale: forza. E coraggio.

Piercarlo Fabbio

Nell’illustrazione: La prima efficiente formazione della squadra Forza e Coraggio. In piedi, da sinistra: Enrico Badò, dirigente; Pio Tosini, ala destra, 18 anni; Ernesto Ricci II, mezz’ala destra, 16 anni; Ortensio Viazzi, centravanti, 19 anni; Michele Formini, mezz’ala sinistra, 17 anni; Giuseppe Ricci I, ala sinistra, 20 anni. Accosciati: Alfredo Ratti, mediano destro, 31 anni; Amilcare Savojardo, centromediano, 23 anni; Edoardo Migliardi, mediano sinistro, 20 anni. Seduti: Giovanni Rossanigo, terzino destro, 25 anni; Osvaldo Ghezzi, portiere, 24 anni; Vito Prato, terzino sinistro, 18 anni.