Ciccio-gol e l’anima grigia: storie, cori e destini tra nebbia e memoria

Certe storie non iniziano. Si accendono, come un coro improvviso sotto la pioggia. E allora partiamo da lì, da una domanda che sembra una battuta e invece è un manifesto: cosa chiede un bomber al suo portiere? Ciccio Marescalco non ha dubbi — “Non far segnare quel 9: lui è a 20, io a 21”. Egoismo? No, poesia del gol. Quella che sa di fango, di reti che tremano e di classifiche vissute come duelli all’ultimo respiro.Sabato, sul palco della Soms della borgata Cristo, non si è presentato solo un libro — Il grigio, la nebbia e l’inchiostro, di Riccardo Marchina e Massimo Taggiasco — ma un intero modo di stare al mondo. Al centro della scena, Ciccio-gol, tra le punte più amate, insieme agli autori, al giornalista Pierluigi Cavalchino, al presidente del club “Ciccio Marescalco” Enrico Cremon e al padrone di casa Daniele Coloris. A condurre, Mauro Bavastri, voce del Moccagatta. E poi la musica: Claudio Damiani e Franco Rangone, firme di inni che appartengono già alla memoria dei grigi.
Tra parole, risate e memoria, si è respirata quella malinconia luminosa che solo certe piazze sanno regalare. E al centro, inevitabilmente, lui: Ciccio-gol. Non un ospite, ma una presenza viva, come un vecchio ritornello che tutti conoscono.
Tra le pieghe della serata è spuntata anche una novità: un inno nuovo, ancora senza voce. Come una promessa sospesa, in cerca di qualcuno che la trasformi in coro. Perché qui le canzoni non si cantano soltanto: si ereditano.
E poi ci sono le storie fuori asse, quelle che rendono tutto più vero. Una squadra che, si dice, ha visto nascere gli ultras da un allenatore, e già questo basterebbe a capire che nulla è ordinario. E quel grigio, che non è mai stato un colore qualsiasi: non scelto, ma destinato. Una pelle più che una maglia, come ha sottolineato anche Cavalchino nella sua lettura del libro.La storia del libro corre lungo tutto un campionato, l’ultimo, partita dopo partita, come un diario scritto con i tacchetti. E tra le pagine spunta anche un aneddoto che ha il sapore di commedia. E’ San Valentino, cade di sabato, e l’Alessandria gioca ad Asti contro il San Domenico Savio. Ma in curva non si temono le frecce di Cupido…. figurarsi. A preoccupare, semmai, è il volo della cicogna: nel romanzo ci sono due ragazze incinte… e qualcuno giura che sia contagioso. Così, tra un coro e una risata, l’amore prende un’altra forma, più terrena, più rumorosa, decisamente più grigia.
Marescalco, nel libro e nella vita, è memoria che corre. È l’opposto di Paolo, uno dei personaggi: inquieto, irregolare, uno che invade il campo per non restare fuori e paga con il Daspo il bisogno di esserci. Ciccio invece il campo lo conquista a modo suo, segnando, arrampicandosi sulle reti, abbracciando la curva come si abbraccia una casa. E quando parla oggi, con i capelli ormai dello stesso grigio della maglia celebrativa ricevuta in dono, sembra che quell’abbraccio non sia mai finito.
Poi, all’improvviso, il teatro si fa gioco. Marchina chiede un autografo a Marescalco. Marescalco risponde chiedendo una dedica. E per un attimo tutto si ribalta: chi è l’autore, chi è il protagonista? Forse non c’è differenza. Perché certe storie appartengono a chi le vive quanto a chi le scrive.
E come in ogni racconto che si rispetti, arriva la sliding door: un’amichevole con la Juve, una frase del Trap — “Se fossi arrivato prima…”. Il non detto pesa, sfiora la nostalgia. Ma dura un attimo. Perché certe strade non si rimpiangono: si cantano. E infatti basta poco per tornare a urlare “Ciccio-gol”.
Taggiasco lo ricorda: questo campionato, forse stretto per la realtà grigia, è comunque una base. Solida. Necessaria. Il primo passo per una risalita che Alessandria e il suo popolo meritano.
E allora il finale non può essere silenzioso. Deve avere il ritmo di un coro che riparte, di una voce che si trova, di una squadra che, tra nebbia e inchiostro, continua a scrivere. Perché certe storie non finiscono: aspettano solo di essere cantate ancora.
Riccardo Marchina
