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Figc: Rivera, Malagò o Abete? Cambiare per non voler cambiare

ALESSANDRIA – 18 agosto 1943, fra pochi mesi saranno 83 anni per Gianni Rivera. 26 agosto 1950, quasi negli stessi giorni Giancarlo Abete ne festeggerà 76. 13 marzo 1959, 67 appena compiuti da Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, fresco di Olimpiade. Il più giovane della triade di candidati alla presidenza della Figc, dopo che  Gabriele Gravina ha fatto un passo indietro.

 

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Il totopresidenza, che riguarderà anche scelte sulle guide tecniche della nazionale, si era aperta ancora prima delle dimissioni. L’alessandrino Gianni Rivera con una autocandidatura, anche sulla spinta, ipotizzabile, di ‘pressioni’ familiari.

L’idea di togliere spazi e poteri ai procuratori è condivisibile, quando era presidente del Settore Giovanile e Scolastico aveva un progetto illuminato per i settori giovanili, riportando i ‘maestri’ di calcio, pensato insieme a quel grande uomo che è stato don Aldo Rabino, purtroppo scomparso troppo presto.

Abete in Figc c’è già stato ed è a capo, adesso, della Lega con più tesserati, la Lnd (Lega Nazionale Dilettanti). Ha guidato già la Federcalcio dal 2007 al 2014, dal 2011 è vicepresidente Uefa.

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Malagò è molto conosciuto anche in provincia. Pochi mesi fa ha ricevuto il ‘Premio Liedholm’, primo vincitore non espressione diretta del mondo del calcio, e chissà che quell’assegnazione non si rivelasse un segno premonitore.

 

Giovanni- Maòagò
Giovanni Malagò (al centro) ha vinto l’edizione 2025 del Premio Liedholm

Se dovesse essere uno dei tre,  di certo il ‘ringiovanimento’ del movimento, suggerito, a parole,  da molti, andrebbe disatteso. E poi, in questo valzer, ci sono le note, quasi sempre ‘stonate’, dei veti  della politica.

Il ministro Andrea Abodi  non vedrebbe – meglio dire, non vede –  di buon occhio Malagò, a cui ha impedito la ricandidatura alla presidenza del Coni per un altro mandato, mentre ci sono presidenti federali, che sono anche politici, ai vertici , da oltre 20 anni (vedi l’onorevole Paolo Barelli, capogruppo FI alla Camera, alla Federnuoto).

Proprio Abodi reclama un commissariamento fino al 22 giugno, quando si voterà. E c’è chi giura che l’ombra lunga di Gravina ci sarà

Ma perché non cambiare radicalmente? Paolo Maldini, un altro vincitore del Premio Liedholm, ha molti estimatori, Abodi per primo, almeno  in questa fase, perché poi, nel segreto dell’urna, qualche sorpresa ci potrebbe essere.

 

Paolo-Maldini
Paolo Maldini (nella foto a Cuccaro) può contare sul sostegno del ministro Abodi, anche se i suoi meriti non avrebbero bisogno di endorsement dalla politica

Resta defilato Matteo Marani, giornalista e straordinario storyteller, a cui si deve la riscoperta di Arpad Weisz, con una ricerca e un libro partiti anche da Alessandria. Marani è a capo della Lega Pro, che qualche problema ha dato con club spariti durante la stagione (Rimini) o affondati strada facendo (Triestina).

Oggi ha lasciato l’incarico di ct anche Rino Gattuso, il meno colpevole di tutti. Di questi tempi le scelte sono limitate, per numero e qualità, in un paese che esalta il Como, che orgogliosamente sostiene di preferire una rosa tutta di stranieri, e in molti club per contare gli italiani titolari le dita di una mano sono troppe.

Una suggestione per la successione? Silvio Baldini, ora alla guida dell’Under 21, ma chi lo conosce lo stima anche per la sua franchezza e per rifiutare compromessi o pressioni.

Purtroppo non è questione di uomini, ma di sistema, affamato di soldi eppure molto più povero rispetto ad altri paesi. Con (alcune) proprietà danarose, ma senza progettualità.