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Addio a Sergio Viganò, il mago dei muscoli: i Grigi, la Samp, l’Inter, la Lazio, il Manchester, la Luese

LU – Per tutti Sergio Viganò era “il mago”. Perché di magie, con le sue mani, ne ha fatte tante, regalando punti fondamentali, almeno quanto i gol di un bomber, alle squadre che lo avevano in panchina. Sergio, classe 1941, nato a Garbagnate Milanese, orgogliosamente luese,  si è spento un’ora fa, all’Ospedale di Alessandria, dove era stato ricoverato qualche giorno fa, in terapia intensiva.

 

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Un personaggio straordinario, Viganò, a lungo anche nella dirigenza della Luese, e nella sua stanza – ambulatorio, al campo, sono passate generazioni di calciatori, per un massaggio miracoloso, la diagnosi perfetta, i tempi di recupero, che con il suo intervento, acceleravano. Un personaggio vero, quel timbro di voce inconfondibile, la saggezza di chi ha vissuto il calcio anche con disincanto, ma con  una capacità di lettura, di uomini e squadre, unica.

Per molte stagioni all’Alessandria, dal 1971/72 al 1985/86 e poi ancora dal 1987-88, ai Grigi era sempre rimasto affezionato, in tribuna in occasione della finale di Coppa Italia di C con la Viterbese, è sempre rimasto affezionato e il suo volto era stato fra quelli scelti nel poster per i 100 anni.  Si era commosso, tre anni fa, quando gli allenatori piemontesi, in una serata ad Alessandria, gli avevano consegnato un premio ed erano arrivati Gregucci, Sgarbossa, Sannino, persino Mancini. Burbero, ma con un cuore enorme, che questa mattina non ha più retto.

La sua storia era diventata un libro, scritto da Massimo Brusasco: il ‘Viga’, così era per tutti, raccontato dai suoi ‘ragazzi’ per un ritratto dettagliato. Anche in una trasmissione proprio Mancini aveva svelato il loro rapporto. “Ho conosciuto Viganò alla Sampdoria, l’ho portato alla Lazio e poi al City, anche se lui a Manchester veniva solo ogni tanto  Lo avrei voluto all’Europeo, in nazionale, per chiudere in bellezza”.

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I campioni che aveva curato gli hanno sempre reso omaggio, portando spesso a Lu le squadre allenate per amichevoli. Ancora Mancini ha raccontato  che almeno metà delle gare giocate le doveva alle ‘mani del Mago’, . E poi Mihajlovic, Lombardo, Vialli, gli interpreti dell’Inter, e Viganò spesso ripeteva di non aver massaggiato masse muscolari così grandi e potenti come quelle di Rumenigge.

Oggi sono in tanti a piangerlo: per chi scrive le chiacchierate con lui erano sempre stimolanti e arricchenti.

Lo salutano l’Us Alessandria, perché a lui sono legate pagine epiche, la Sampdoria della ‘Bella Stagione’, l’Inter, la Lazio, i big e i calciatori che hanno avuto il privilegio di conoscerlo

Le redazioni di Hurrà Grigi e Alessandria24 si stringono alla moglie e ai figli. Un abbraccio dal direttore, Massimo Taggiasco, legato a Viganò da profonda amicizia.