Esposito: “Per me è stato un grande onore indossare la fascia di capitano”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Andrea Esposito, centrocampista dell’Alessandria nella stagione 2004/2005

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Esposito quali sono i ricordi dell’annata in cui è stato giocatore dell’Alessandria?

Quella stagione è cominciata molto presto: abbiamo iniziato il ritiro estivo ai primi di luglio ad Acqui Terme, in quanto il giorno tredici, dello stesso mese, avevamo al Moccagatta l’amichevole contro la Juventus: mi ricordo come fosse ieri quella sfida che non pensavo di giocare in quanto eravamo in tanti, alcuni atleti li avevo conosciuti in annate precedenti. Io mi presentato, con il mio procuratore, ad Acqui Terme, che nella stagione precedente mi aveva portato a Casarano, dove sono stato due anni e ho trovato tanti ragazzi che erano in lizza per diventare giocatori dell’Alessandria: era un provino a tutti gli effetti. Era nata la nuova società con Direttore Sportivo Sergio Vatta. Il giorno dopo la sfida contro la Juventus leggevo recensioni positive sul mio conto e questo mi ha fatto molto piacere. Io sono un tipo di calciatore che guarda sempre l’aspetto negativo per cercare di migliorarmi: attorno a me regnava un’atmosfera positiva e questo non poteva che farmi piacere.

La stagione per voi è stata sicuramente positiva in quanto è culminata con la promozione in Serie D.

Eravamo una squadra molto giovane, costituita da Sergio Vatta che aveva molte conoscenze nella varie primavere nazionali. Vincere non è mai facile: a livello dilettantistico è più facile salvarsi. Quando le cose vanno bene è sicuramente più bello giocare a calcio.

In quella stagione come era il rapporto che avevate con la dirigenza?

Sergio Vatta era, ed è, un grande professionista. Era sempre presente anche durante gli allenamenti. Era presente quando ci recavamo a mangiare. Il Presidente invece lo vedevamo pochissime volte.

Era una squadra nuova, con una dirigenza nuova ripartita dopo un fallimento. Il Moccagatta era, inevitabilmente, più vuoto che pieno: voi come vivevate la scarsa presenza del pubblico?

Quando abbiamo iniziato il ritiro ad Acqui Terme si parlava di due società che dovevano esserci nella città di Alessandria: questo mi ha lasciato un po’ perplesso. C’è stata molta confusione in merito, poi si è deciso di fare una sola squadra che era la nostra.

Io sono sempre stato abituato a scegliere: se io dovevo decidere tra cento persone e mille persone allo stadio, con il mio carattere, ne sceglievo mille perché, nel bene e nel male, i tifosi fanno sentire il calore ed è, per un atleta, la cosa più bella. Io posso capire quei tifosi che, dopo anni vari di transizione, perdono un po’ la fiducia. Ricordo che nel derby contro il Derthona il pubblico era sulle 2500 unità e mi sarebbe piaciuto, non dico sempre, però quasi avere allo stadio quella affluenza.

Alla fine del campionato di Eccellenza ha cambiato squadra: saresti rimasto ad Alessandria oppure è arrivata un’offerta che non ha potuto rinunciare?

C’è stato il cambio societario nell’estate del 2004. Il mio procuratore, Moreno Solfrini, una persona molto seria, è stato colpito dal morbo che ha portato alla morte Gianluca Signorini. Io ero reduce dalla vittoria del campionato nell’Alessandria, vestendo la fascia di capitano, per me è stato un grande onore, alla fine mi sono trovato senza squadra. Avevo parlato con persona che era vicina al nuovo Presidente Gianni Bianchi esponendogli la mia volontà di rimanere ad Alessandria. Cosi mi sono presentato al raduno del ritiro precampionato ed ho parlato con Gianni Bianchi, il Direttore Generale era Onofri con Nicolini allenatore e Della Bianchina vice allenatore, che mi ha detto testuali parole: “Siamo in tanti, mi hanno parlato bene di te, ma siamo in tanti e quindi non riesco”.

A me non piace insistere e nella mia carriera da calciatore non sono mai stato un ragazzo con la lingua di fuori, è il mio carattere. Poi ho deciso di lasciare perdere in quanto le cose si devono fare con la volontà di entrambi. Io ci sono rimasto male in quanto ero ben voluto dai tifosi, ero stimato e quindi non capisco perché non avermi neanche preso in considerazione. Io volevo rimanere e non ne avevo fatto una questione di soldi.

Ha seguito l’Alessandria degli ultimi anni? Che opinione si è fatto?

Seguo sempre le vicende dell’Alessandria. Ritengo che la possibilità buona era arrivata quando è arrivata a pari punti con la Cremonese. Non so cosa sia successo verso la fine del campionato: io davo per scontato che l’Alessandria avrebbe ottenuto la promozione in Serie B. Ci sono degli equilibri che, a volte, per poco si scompensano. Ritengo che non ha vinto la Cremonese il campionato, lo ha perso l’Alessandria. La piazza, la città merita la Serie B.

Cosa c’è nell’attualità di Andrea Esposito?

Da poco faccio l’allenatore in Prima Categoria. Ho conseguito il patentino Uefa B. Sono in contatto con un allenatore di Lega Pro per poter aiutare in caso di necessità. Il mio obiettivo, a prescindere dal seguire una persona o meno, è andare nei professionisti.