Briata : “La mia fede è sempre grigia e amo Alessandria”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Roberto Briata, calciatore dell’Alessandria dalla stagione 1982/83 all’annata 1991/1992, eccezione fatta per il campionato 1987/1988.

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Quali sono i suoi ricordi del periodo in cui è stato calciatore dell’Alessandria?

Sono arrivato ad Alessandria nella categoria Allievi, nel 1980. In poco tempo ho esordito in prima squadra e questo è stato un grande orgoglio. Per me che ero un ragazzino residente in provincia di Alessandria indossare la maglia grigia è stato come raggiungere una meta. Sono riuscito ad arrivarci e a giocare. Ho disputato tanti campionati, qualcuno anche vinto e questo ha rappresentato il coronamento di un sogno avuto fin da bambino.

Il 22 maggio 1983 Alessandria-Imperia 0-2. È la gara in cui ha esordito in maglia grigia: se la ricorda?

Me la ricordo benissimo. Mirko Ferretti mi convocò dopo un torneo effettuato, con il settore giovanile, a Monza e mi fece esordire in una partita brutta, finita male ma, personalmente, la soddisfazione di esordire al Moccagatta ha rappresentato una enorme soddisfazione.

Nell’estate del 1987 come mai è stato ceduto a Imola?

In quel periodo ero partito per svolgere il servizio militare. La società mi aveva indirizzato in due squadre del Girone C, in meridione: la Reggina e il Cosenza. Io tentennai in quanto ero a militare e volevo sempre fare la spola tra l’Alessandria e il militare. Fu cosi che mi ritrovai a stare fermo e andai a giocare a Imola.

L’Alessandria degli ultimi anni l’ha seguita? Che opinione si è fatto?

Seguo sempre l’Alessandria. Mi sono fatto l’opinione che si è provato, fortemente, ad andare in Serie B negli ultimi anni. È stato tutto costruito per cercare di raggiungere questa grande meta. Poi quando gli obiettivi sfuggono le stagioni successive diventano sempre più pesanti. È stato un peccato in quanto la squadra era arrivata veramente vicina all’obiettivo. Il Presidente Di Masi ha messo risorse economiche importanti tanta voglia, passione e ha riportato l’Alessandria a grandi livelli, mettendo anche mano alla struttura dello stadio Moccagatta che, negli anni, era invecchiata ringiovanendo anche la società. La più grande delusione è stata, sicuramente, l’anno in cui si sono alternati in panchina Braglia e Pillon. La mia fede è sempre grigia e amo Alessandria.

Nel periodo in cui è stato calciatore dell’Alessandria quale è stato il mister che ricorda con più affetto?

Con maggiore affetto ricordo Giuseppe Sabadini, allenatore che è coinciso con la vittoria del campionato. Ricordo una persona molto a modo, molto pacata con la quale ho avuto un buon rapporto. Sabadini era un tecnico che trasmetteva tranquillità e posso dire di aver vissuto il periodo migliore ad Alessandria sotto la sua gestione. Sicuramente di Antonio Colombo e Mirko Ferretti ho un ricordo stupendo in quanto sono state le persone che mi hanno portato dal settore giovanile alla prima squadra. Nel contempo c’era Carlo Tagnin che lavorava nel settore giovanile. Ho un grande ricordo di Luigi Vito che, purtroppo, in poco tempo se ne andò: una persona seria, un grande professionista con una grande bontà di animo.

Cosa c’è nell’attualità di Roberto Briata?

Sono nel settore giovanile del Genoa, con l’Under 17. È l’undicesima stagione che sono al Genoa. L’anno scorso ho allenato la Primavera e precedentemente ho allenato la Berretti a Valenza, quando la prima squadra era in Serie C. Negli anni 2001/2002 ho allenato gli Allievi dell’Alessandria poi il fallimento della società, avvenuto nell’estate del 2003, mi portò lontano da Alessandria altrimenti sarei rimasto volentieri nel settore giovanile.

Come vede l’introduzione nel calcio professionistico delle seconde squadre?

Sicuramente è una crescita per i ragazzi che fanno parte del settore giovanile in quanto l’Under 23 rappresenta una crescita per i ragazzi. La Primavera è un trampolino che porta alla prima squadra ma c’è deve esserci ancora una via di mezzo. La Juventus, facendo la seconda squadra, ha avvicinato questo salto per quei calciatori andare in prima squadra. Sicuramente è una cosa positiva in quanto i giovani non si disperdono, vengono tenuti sotto occhio e le società non sono costrette a dare i giocatori in prestito.