Ghio: “Chi fa calcio ad Alessandria si deve adeguare alla piazza”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Giampiero Ghio, allenatore dell’Alessandria per una parte della stagione 1982-1983.

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Ghio quali sono i suoi ricordi del periodo in cui è stato allenatore dell’Alessandria?

Ricordo molto volentieri il periodo in cui sono stato ad Alessandria. Ho conosciuto delle persone con cui ho mantenuto, ancora oggi, intatto un rapporto di amicizia importante. E’ stato un periodo in cui, purtroppo, il Presidente era latitante, il Direttore Sportivo abitava a molti chilometri di distanza da Alessandria: entrambi facevano spallucce e mandavano la squadra ad allenarsi in campi appena arati o a correre attorno ai bordi del campo che era coperto dai teloni. La squadra è andata calando di intensità fisica e mentale con il passare del tempo; mancando l’allenamento non si poteva competere con squadre che avevano strutture e attrezzature adeguate, ad esempio il Chievo aveva a disposizione tre campi di allenamento: si fa esperienza anche su quello. In ogni società vengono fatte delle promesse che poi non sempre sono mantenute: quando la squadra va male non si guarda se ci sono delle strutture adeguate o se si hanno dei giocatori adeguati, a pagare è sempre l’allenatore. Nel periodo in cui sono stato allenatore dell’Alessandria i Presidenti mettevano a disposizione dei mister rose formate da quattordici elementi. Non avevo l’opportunità di parlare con il Comune che era il proprietario delle strutture sulle quali dovevamo svolgere il nostro lavoro.

Ghio è stato il primo allenatore uscito dal corso di Coverciano: ci racconti quell’esperienza?

All’epoca per diventare allenatore di Prima Categoria bisognava seguire una certa prassi riguardante l’essere di prima o terza categoria, poi si doveva fare il corso di seconda categoria ed essere iscritto a Coverciano, dove venivano iscritti ex giocatori che avevano giocato o in Serie A o in Serie B e questo permetteva di accumulare dei punti. Chiaramente la Terza Categoria era solo un infarinatura di quindici giorni e non forniva determinate conoscenze. Una volta che si veniva accettati a Coverciano il Corso durava circa due anni: si aveva il weekend libero ma si stava tutta la settimana a Coverciano dove si imparavano molte cose. Quello che fornisce Coverciano nella pratica deve essere difeso, tutelato, collaborato da società strutturalmente solida con un Presidente che capisca, un Direttore Sportivo che riesca ad entrare nelle situazioni.

Come è cambiato il calcio nel corso degli anni?

Il calcio è migliorato ma quello che rimane in negativo sono le società gestite da imprenditori che con il calcio non hanno nulla da spartire. Sono imprenditori, hanno i soldi, comandano e il potere viene affidato ai Direttori Generali e ai Direttori Sportivi anche se hanno giocato poco a calcio ma sono illustri manager e lavorano per far quadrare i conti. Il calcio è cambiato in certe cose in meglio ma in certe cose sicuramente in peggio.

Come guidica la Serie C degli ultimi anni?

La Serie C è migliorata tatticamente anche perchè prima si giocava con il libero staccato. E’ migliorata sotto l’aspetto tattico, sotto l’aspetto fisico, sotto l’aspetto tecnico ma se non c’è un’organizzazione strutturale è difficile fare calcio. I settori giovanili delle squadre importanti hanno strutture importanti.

Come giudica l’introduzione nel calcio professionistico delle seconde squadre?

Lo trovo importantissimo. Perchè oggi con le rose che ci sono composte da trenta giocatori più il settore giovanile i calciatori devono avere la possibilità di mettersi in mostra, di tenersi allenati nella partita che, se viene vista assetticamente, non si saprà mai quante volte un giocatore sarà sollecitato dalla palla, dal gioco: in campo ci sono reparti che lavorano di più e settori che lavorano di meno. Questo permette di sviluppare situazioni che in allenamento non vengono visualizzate.

Nel periodo in cui era allenatore dell’Alessandria come era il pubblico alessandrino?

La piazza alessandrina ha sempre vissuto con la speranza di salire di categoria. Il pubblico alessandrino ha il palato fino. Fare calcio ad Alessandria è sempre difficile perchè il pubblico, giustamente, è esigente. Alessandria non è una squadra senza palmares, i grigi hanno giocato con grandi squadre. Chi fa calcio ad Alessandria si deve adeguare alla piazza.