NEL RICORDO D’UN AMICO

Quanto il mestiere influisce sulla storia

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L’ATTIVITÀ DALL’INDISCUSSO FASCINO

Ferrando Claudio ha reso funzionante l’antico orologio della cittadella. L’autentico meccanismo è stato fortunatamente accantonato forse dimenticato in quei giorni quando il movimento meccanico è stato trasformato in elettrico.

 

La Cittadella di Alessandria è fra i maggiori monumenti militari edificati attorno al 1700, la fortezza ambita da Vittorio Amedeo II di Savoia, progetto di Ignazio Bertola, un raro edificio esistente in tutt’Europa, egregiamente conservato, elevato a monumento nazionale nel 2006, proposto alla candidatura nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Dopo questa doverosa, breve premessa, è opportuno volgere lo sguardo all’orologio, posto sulla sommità del fronte principale della caserma Giletti, compresa nella struttura.

La camera in cui è collocato il meccanismo è stata ricavata richiudendo la feritoia centrale esterna, la caduta dei pesi di carica avviene in due scanalature ben distinte, probabilmente costruite con funzioni di camini.

Il movimento in considerazione risale circa all’anno 1820, rinvenuto fortunatamente completo, seppure in pessime condizioni il cui meccanismo è di scuola francese composto da due parti ben distinte, unite insieme per lavorare; le lancette sono mosse da una zavorra di granito del peso di circa 130 kg.; queste sollecitano, con un congegno, la campana nelle mezze ore con un rintocco, l’ora piena con tanti colpi quanto segna la lancetta minore, ripetuti a distanza di tre minuti esatti.

È stata un’inaspettata sorpresa reperire tanto buon materiale da assemblare, come afferma Claudio Ferrando; poco dopo precisa: davanti a questo complesso di ruote, perni, ecc…ho pensato di ripulire pezzo per pezzo, nel contempo verificare le condizioni, controllare gli incastri ecc.. prima di iniziare l’assemblaggio di un congegno con almeno 200 anni alle spalle. Il primo pensiero è stato quello di non apportare modifiche sostanziali, proprio per mantenere l’originalità di quello autentico segnatempo. Ho gestito il lavoro in base alle enormi dimensioni degli ingranaggi, nonché il peso dei singoli componenti metallici.

I momenti suggestivi nel ridare vita a questa meravigliosa macchina sono stati parecchi, sostenuto nel lavoro dalla forte insistenza della figlia Rossella, nonché dalla Signora Ileana in perfetta sintonia fra loro, desiderose ad ascoltare questo magico tic tac. Il racconto prosegue: .. La pulizia delle le parti, osservare l’affidabilità dei pezzi è stato il primo passo. Gli inconvenienti non sono mancati, eppure un po’ di soddisfazione si “faceva vedere”.

Per una banale disattenzione, mi schiacciavo una mano: ben poca cosa, eppure aveva contribuito ad allungare i termini temporali di due – tre giorni. Un rullo d’avvolgimento dei pesi non resisteva alla trazione mi scalfiva, causando una ferita di cui avrò un ricordo indelebile nel tempo. Gli inconvenienti non trafiggevano il mio crescente entusiasmo, anzi spronavano la voglia di ultimare l’assemblaggio di tanti meravigliosi pezzi. Il meccanismo rispondeva, quasi come un riconoscimento alla mia indole infaticabile: le ruote dentate incominciavano a girare nel modo giusto, il ticchettio si faceva sentire, fin quando l’orologio funzionava ….  Davvero!?!? Si davvero!

… E tuttora funziona benissimo …                      Franco Montaldo

 

 

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