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Masitto: “La società organizzata porta dei punti e la squadra prende le sembianze della società”

Questa settimana la redazione di Hurrà Grigi ha incontrato Cristiano Masitto, centravanti dell’Alessandria da aprile a giugno del 2000.

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Masitto è stato pochi mesi ad Alessandria, quali sono i suoi ricordi?

Ho dei grandissimi ricordi. Perchè sono arrivato con l’allora allenatore Maselli e mi fu detto che c’era un problema nel reparto d’attacco Romairone-Montrone. L’Alessandria era alla ricerca di un centravanti che potesse migliorare il reparto offensivo in previsione dei playoff e mantenere la promessa, mantenere il risultato, in quella grandissima piazza, ovvero Alessandria, è stata una cosa bellissima. La soddisfazione finale è stata talmente grande come fossi stato un anno intero con i miei compagni.

11 giugno 2000 la vittoria nella finale playoff contro il Prato per 3-2 e la promozione in C1.

E’ stata una gara giocata molto bene, in un campionato molto difficile dove Spezia e Alessandria si erano giocate la vittoria finale. L’Alessandria è arrivata da favorita ad una finale secca: cosa mai scontata. Arrivammo bene alla partita contro il Prato, la interpretammo bene e credo grazie anche alla semifinale, in casa, dove passammo il turno facendo 2-2 contro il Meda: ci fu un gol annullato per fuorigioco alla squadra avversaria e quello ci mise un po’ di pepe. Non sbagliammo l’approccio alla finale, potevamo anche aumentare il numero delle reti, ci fu solo un calo negli ultimi minuti dove prendemmo gol ma, alla fine, raggiungemmo l’obiettivo. La partita iniziò bene con una mia traversa colpita, ci fu il gol di Montrone, poi il secondo gol di Scazzola. E’ stata una gara che ha detto tanto su quello che era l’annata di quell’Alessandria.

Nell’estate del 2000 c’è stato il ritorno al Como e il successivo passaggio alla Carrarese: non avete trovato, con la società di allora, l’accordo per il rinnovo del contratto?

Il mio cartellino era di proprietà del Como. Sono stato chiamato ad aprile per vestire la maglia dell’Alessandria. Una volta finito il campionato, vinto ad Alessandria, feci ritorno a Como dove il Presidente dell’epoca, Preziosi, doveva decidere il mio futuro. Dissi al Presidente che volevo continuare a stare ad Alessandria, a far parte di quel fantastico gruppo ma, probabilmente, il mio ingaggio era alto e le due società non trovarono l’accordo. Non rimasi nemmeno a Como e mi trasferì a Carrara.

Masitto ha avuto una carriera lunga iniziata nell’Ortonovo e conclusa alla Lavagnese: quale è la piazza, oltre Alessandria, in cui si è legato maggiormente?

Ho avuto la fortuna di vincere cinque campionato ma anche perdere due finali. Ho sempre giocato per vincere: questo fu uno dei motivi per cui mi chiamarono ad Alessandria, per andare a giocare i playoff, perché quando un giocatore è abituato a vincere, sa cosa significa la pressione dei playoff, sa cosa è l’episodio, sa cosa è la partita secca.

In tutte le piazze dove ho vinto ho un grandissimo ricordo e mi sento ancora con parecchie persone: Firenze, Alessandria, Savoia, Vicenza, Cesena. Ad Alessandria, Cesena e Savoia ho trovato un calore particolare.

Quali sono le caratteristiche che deve avere una squadra, in Serie C, per vincere un campionato?

In Serie C una squadra che vuole vincere deve avere corsa, gruppo e società. Più che l’allenatore deve avere i giocatori importanti. La gestione che ha avuto Maselli, tatticamente noi giocatori non facevamo cose particolari, non eravamo atleti a cui serviva fare molta tattica ma lo stare insieme, il modo di lavorare, avere la gamba, avere il fiato, la compattezza del gruppo ci portò alla vittoria nella finale playoff. Ci vuole sicuramente tanta fame. Non si deve avere una squadra vecchia, ma di mezza età: giovani bravi di prospettiva con esperti giusti. Non si trovano navigati che riescano a lavorare sempre bene con i giovani: non è una cosa facile.

Se si ha una squadra totalmente vecchia si rischia che il crollo prima o dopo arrivi. Ma la cosa principale è sempre la società: non bastano solo i giocatori e l’allenatore per vincere i campionati. Per società intendo che ognuno faccia il proprio perché invece abbiamo tutti la mania di occuparci degli affari degli altri senza occuparci bene del nostro compito.

La società organizzata porta dei punti e la squadra prende le sembianze della società.

Venendo all’attualità dell’Alessandria degli ultimi anni che idea si è fatto?

Sono rimasto dispiaciuto dal campionato non vinto due stagioni orsono. Sono stati commessi errori dal punto di vista dei risultati, con il cambio dell’allenatore a poche giornate dal termine del torneo. Quello era un campionato stravinto e vedere la squadra non riuscire ad ottenere la vittoria finale ha fatto pensare che errori ne sono stati commessi.

La piazza rimane da grandi ambizioni. Io credo che dagli errori si debba imparare. Quando parlo di società organizzata parlo di tutto questo: non basta soltanto fare una squadra come si deve.

L’Alessandria, in Serie C, deve fare la parte della Juventus della situazione e per poterlo fare non deve sbagliare nulla. Quando comincerà a non sbagliare a livello di società, a livello di organizzazione potrà costruire le basi perché non sarà una società che andrà in Serie B un anno ma dovrà rimanerci: ma ci vuole organizzazione. Spero che stiano cercando la quadra giusta per vincere e rimanere a certi livelli.

Cosa c’è nell’attualità di Cristian Masitto?

Sto facendo l’allenatore da circa dieci anni alternando Eccellenza, Serie D, Allievi alla Fiorentina. Sono un ragazzo ambizioso dal punto di vista lavorativo ma con la testa sulle spalle: ho una moglie e tre figlie. Non sono una persona che scende a compromessi, non vado a lavorare a gratis in quanto ritengo sia importante portare a casa lo stipendio per la famiglia. Alleno in Serie D, ho il patentino da professionista, spero di arrivare ad allenare in Serie C ma con le mie gambe senza aiuti. Sono ambizioso e spero di potermela cavare perché il mondo del calcio è il mio mondo.

PAOLO BARATTO

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