Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

L’Orso grigio in terapia

img_3309Dopo l’ennesima delusione patita in questo maledetto girone di ritorno sono giunto alla conclusione che scrivere dell’Alessandria e sull’Alessandria sia diventato per me la migliore cura antidepressiva che conosca. Una valvola di sfogo. La mia terapia però non si limita allo scrivere ma le mie sedute analitiche iniziano molto prima, alla domenica (ma a volte anche al sabato o addirittura in settimana), dipende quando decidono i santoni della pay-tv. Succede allora che mi invitano a sdraiarmi comodo (si fa per dire…) su di un confortevole lettino chiamato Moccagatta. Denominato così in onore di un famoso psicologo che ha avuto ed ha tuttora in cura decine, centinaia, migliaia di pazienti senza però, ad onor del vero, riuscire a guarirne qualcuno completamente. Sdraiato sopra questo lettino rimango per circa 90′ minuti ma a volte mi piace soffermarmi anche qualche minuto in più. La mia seduta inizia quasi sempre con una potente iniezione di entusiasmo e di adrenalina pura. Questa dose crea in me una sorta di dipendenza a tal punto da desiderarne sempre di più. Ma ecco che qui, il sadico psicologo, che mi ha in cura da oramai più di 40 anni, dopo i primi 45′ minuti di totale estasi decide che è giunto il momento di smettere ributtandomi in una crisi depressiva dalla quale poi ne deriva un totale scoramento al punto tale che il mio più grande desiderio diventa quello di alzarmi e andarmene. Ma non posso, c’è una forza magnetica invisibile che mi tiene legato a quel lettino. Mi faccio forza e tra me e me penso “tranquillo adesso passa e ritorna l’entusiasmo, l’euforia, la gioia ritornerà a fare capolino”. Nulla di più sbagliato e anzi la fine della seduta è forse anche peggio, al punto tale che, viene da chiederti perchè mai insisto a farmi del male con queste sedute. Ad illudermi poi ulteriormente di essere sulla via della guarigione tre anni addietro era arrivato un nuovo medico, un santone, di quelli bravi dicevano, arrivava da Torino. Per conoscerlo meglio radunò tutti noi malati cronici di grigite in una amena sede alle porte della città dove l’aria doveva risultare più salubre. E in effetti si riscontrarono fin da subito dei netti miglioramenti nei pazienti con elevati picchi di euforia. Era solo un pallliativo perchè da lì a qualche mese sarebbe rientrato tutto nella norma, lo scoramento avrebbe ripreso il sopravvento. “Qui ci vuole l’aria di montagna”, sentenziò auterevole il nuovo santone. E fu così che il popolo grigio si mise in marcia verso la località montana indicata dal maestro. L’entusiasmo e la gioia salirono immediatamente alle stelle, mai si era visto in riva al Tanaro tanta felicità, tanto entusiasmo. Tutto sembrava risolto. Finalmente potevamo dichiararci guariti e spocchiosamente guardavamo tutti dall’alto in basso con aria di superiorità. Ma no, noi alessandrini non potevamo così di punto in bianco provare simili emozioni, non ci siamo abituati. No, noi siamo un popolo destinato a soffrire, amiamo quando stiamo male, quasi ce ne compiaciamo. Ed è per questo che lo staff sanitario che ci ha in cura decise che era giunto il momento di toglierci anche quel timido sorriso che ci era rimasto a ricordo dei felici tempi passati. E allora non ci resta che scrivere, parlarne, sfogarsi con le parole in attesa che il Dio del calcio si accorga anche di noi poveri derelitti relegati da tempo immemorabile nei bassifondi dell’italico football, tra ansia da prestazione e depressione post campionato. SPERUMA BEN.

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Sergio Ivaldi

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