Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

indro, il film

“Indro” un dokufilm di eccelso interesse culturale incentrato sulla vita di Montanelli il giornalista che ‘scriveva sull’acqua’:

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del Regista Samuele Rossi e con l’ormai mitico Interprete per Film di una certa caratura Roberto Herlitzka.

Alkermes Echivisivi e SKY art HD: schierati per una pellicola ‘D.O.G.C.’.

 

di antonino  freni

 

 

indroSopra c’è Montanelli, unico e solo ma non solitario” – si diceva al Corriere della Sera -: – al di sotto di qualche spanna e più giù ancora: Tutti gli altri, noi Tutti. Una ‘contrapposizione’ della vita professionale anche con un riferimento alle sue proprie origini. Per Indro consisteva nel fatto che egli provenisse dagli Ingiuesi’ quelli che abitavano in giù e non dagli Insuesi che popolavano l’insù di quel Fucecchio: quell’angolo di Terra che comunque ‘abbandonò’ per lo spirito ‘avventuristico’ o meglio avventuroso che aveva ‘contratto’ a seguito delle letture giovanili di Kipling con il ‘colonialismo’ e di Salgari con Sandokan. Letture vissute e ‘trasposte’ con spirito partecipativo – immaginifico –  che lo porteranno a combattere in Abissinia in qualità di Ufficiale di un battaglione eritreo. Dopo due anni trascorsi come un ‘gerarchetto’ (asserisce) comprenderà e dirà: ‘La guerra mi delude’ comincia ad incamerare l’idiosincrasia per le ‘Verità’ precostituite, stabilite per le convenienze del momento. – Racconterò unicamente quello che vedo e vedrò non ci saranno alternative o mezze misure”.

 

 Negrito Blancos: “Le Parole, gli Scritti e i Fatti sono punti fermi determinanti per stabilire l’effettivo valore umano di ogni individuo sulla faccia della Terra”.

Mai citazione diverrà così calzante per stabilire l’esatta misura della ‘complessa ma ben riuscita’ Personalità del mitico Indro Montanelli.

 

Si recherà in Spagna nel luglio del ’36, – sempre al posto giusto nel momento giusto con rabdomantica vocazione -: azzarda Aldo Borelli. Definirà passo dopo passo con più presa di coscienza: “Il Fascismo, un mondo di cartapesta”: facendo emergere men che lentamente e gradatamente il suo Spirito aristocratico.  Mussolini ‘scrive’ al direttore del Corriere per fare licenziare Indro per le sue convinzioni politiche e per quel ‘do’ di petto per ‘diretto antagonismo’: la sua ‘deprecabile’ presa di posizione. Ci proverà solamente ma non riuscirà nell’intento. La risposta di Borelli: “Quando un solo giornalista è capace di raddoppiare i lettori del Giornale portando le copie da quattrocentomila ad ottocentomila come si fa a mandarlo a casa?”. Ogni censura anche in tempi di dittatura diviene ‘talmente’ difficile e così fu almeno in quel caso per Indro.  Ovunque sia potuto andare per lavoro come corrispondente di Guerra o da semplice viaggiatore: Fucecchio gli rimarrà sempre nel cuore. Il lavoro incalzava, la ‘Trama interpretativa’ che lo aveva letteralmente o letterariamente “rac‘colto’” non gli permetteva esitazioni e fermate di sorta. Si definiva un ‘uomo della strada’. E, per questo ‘un fustigatore’ dei costumi: ‘termine’ che lo ‘de-scriveva’ a pennello.

 

Un sogno ricorrente lo assillerà per l’intera esistenza e ‘lo testimonia’ con assoluta precisione: – “Mi ritrovo alla fine della vita, un incubo mi perseguita, ogni volta che busso al grosso cancello della mia casa, mi appare un uomo che mi respinge con forza rinfacciandomi l’aver abbandonato la natia terra per la ‘meschina’ strada che avevo intrapreso.  – Cosa vuoi? – Vorrei entrare! – Tu non puoi entrare! Hai avuto tutto, vattene via, questo luogo non ti appartiene. Te ne sei andato, hai tradito le tue radici e rinnegato questo luogo -. Il rimorso lo rammenterà anche scrivendolo più e più volte anche con forza. In ‘appendice’ alla pellicola, lo ‘struggente memento’ che lo roderà con persistente continuità. ‘Indro Schizògene e Cilindro’ un insieme di nomi particolari e singolari non contemplati in alcuna anagrafe. Per metà fu figlio di nobildonna e per metà di un babbo dall’ordinaria esistenza. Per questo come per specchiata ‘sintesi’ si dibatterà in dualismi che lo ‘coinvolgeranno’ guarda caso: per l’intero arco di vita. Schizògene: per gli ‘schizzi’ di Genìa che lo distingueranno. Cilindro: per la capacità di far ‘uscire’ o meglio far ‘apparire’ nella costruzione giornalistica veri e propri articoli di impareggiabile leggiadria e purezza stilistica senza alcuna noiosa o antipatica ‘saccenza’.

Un piccolo inciso, attraverso una ‘minimalista’ corrispondenza ‘intercorsa’ con Indro, facendogli pervenire un mio ‘pezzo’ a lui dedicato con assoluto ‘dis-incanto’ per la devozione che usavo detenere nei suoi confronti, gli dissi che Lui era come il dio ‘Indra’ per le sue doti estremamente… (.)

Quella mia ‘parallela identificazione’ successivamente prese piede in tante ricostruzioni ‘storiografiche’.

Con due altri articoli: ‘Il Cavaliere Nero’ e, con ‘Esperimento con l’India’: Indro mi rispose prontamente con assoluta mia meraviglia, anche se lo fece attraverso la propria Segretaria. Fui contento: la sua risposta mi fece immenso piacere: Una cortesia: estremamente genuina nel contenuto – non usuale in quei ‘Massimi Sistemi’ – mi fece comprendere stupendomi del tutto per la risposta:  la sua effettiva grandezza morale e professionale. Mantenne sempre verso i suoi Lettori la ‘Parola Data’. L’articolo a Lui dedicato che lo descriveva in maniera impeccabile e i succedanei gli erano ‘piaciuti’. Non lasciava indietro nessuno.  La mia era solo una forma ‘pagana’ di Devozione. A Pochissimi altre Persone era stata riservata. Indro fu – per uno che aveva lavorato come garzone di bottega nella Tipografia di un quotidiano (all’età di 14 o 15 anni) – come vincere un premio giornalistico e forse più anche per il solo raggiungere Indro con un articolo.  Quel giornale era ‘La Tribuna’ che oggi non esiste più.  Il lavoro consisteva nel caricare e scaricare spesse risme di carta, immetterle in grosse vasche e tagliarle a mo’ di mannaia con una immenso ‘tagliere’ approntandole per le ‘rotative’.

 Quell’Uomo, un Uomo di mondo e che Mondo, mantenne sempre la Parola e diede la “‘Linea sempre Libera’”. I Lettori di qualsiasi Latitudine erano persone a lui care – lo ribadiva a più non posso – da non trattare come ‘merce’ e allora ‘pronunciamo’: “‘Mersì bocù’ Indro”. Padre Nobile del giornalismo agli albori e ancor oggi: per ogni tempo. All’epoca de: ‘La Voce’ subito dopo la vera e propria ‘cacciata’ (checché se ne dica ) dalla Direzione del Giornale: venne indetta una raccolta fondi per sostenere la nuova iniziativa editoriale fatta da un “Giovanotto di belle speranza di appena ‘84’ anni”. Avevo poco ‘dindini’ ma riuscì ugualmente a versare cinquantamila lire con immenso piacere. Non furono sufficienti le elargizioni dei fedelissimi; da lì a poco, anche la Voce perse consistenza; ma: non fallì per incapacità. ‘Svanì’ per reietta irresponsabilità dei tanti Posteri e qui Indro ebbe ancora una volta ragione. A prescindere del ‘Fatto’ che si trattasse allora di Montanelli: per ogni ‘Testata’ in difficoltà che ‘raccoglie’ fondi le 30 o 40 euro non vengono – quasi sempre mai – negati: nel rispetto della normale e civile dialettica qualunque giornale esso possa essere e per salvaguardare Posti di Lavoro. Almeno ci tentiamo.

 

Il fatto che in sala ci fossero alcuni giovani, fa trasparire l’eco della sua ‘secolare’ storia e leggenda giornalistica che suscita interesse ancor oggi. Sui ‘Posteri’ forse si sbagliava. In alcune circostanze i Posteri esistono. Pochi ma Buoni cittadini vivono la nostra Terra.

I ‘Posteri’… (.)

“Nessuno lascia nulla a nessuno, nel ricordo di me solo i miei Lettori.

 Credere comunque: in quello che si scrive: ‘Scrivere sull’acqua’. ‘I Posteri ‘ahinoi’ Scomparsi, come nulla destinati a passare >.

 

Indro un vero liberale nel vero senso della parola. Non a parole ma coi fatti. Un Uomo e un Giornalista pienamente, convintamente Libero, lo dimostrerà nelle ‘Tristia’ del e nel dover abbandonare la propria “Creatura”: < Il Giornale >: il giornale che tutti identificavamo: come ‘quintessenza’ appartenente ad Indro Montanelli. La Parabola ‘ascendente’ della sua straordinaria singolare personalità non lascia adito ad altre interpretazioni se non a quelle con titoli più nobiliari dei suoi più diretti sostenitori in contrapposizione ai denigratori e detrattori di genere, che: (sigh) non mancarono.  Ce ne fossero stati o ce ne siano nell’immediato presente e ce ne fossero in futuro nella carta stampata soprattutto nella giusta Direzione. ‘Conduttori’ in qualità di Direttori: dotati di un’assoluta libertà di ideali improntati ad una onestà con gli ‘e-lettori’. Non ‘Grand Commis’ che si vendono e si offrono al miglior… (.) L’appoggio politico ‘in sottofondo’: (sotto sotto) non si nega a nessuno. ‘Micidiale questo atteggiamento non paga in alcuna maniera se non in termini di ‘pecunia’ che ‘olea’ purtroppo rendendo ‘viscida’ la strada.

 

‘Di fatto  – Indro – un ‘provocatore’ un moralista scanzonato con una parte misteriosa nascosta di sé’: Secondo B. Severgnini.

 

‘Da quel bullo verrà fuori qualcosa’: Paolo Di Paolo.

 

Longanesi diceva di Indro: “Montanelli spiega agli altri quello che non capisce neanche Lui”.

Per la ‘Platea: un volto televisivo, cinema, teatro e libri furono il tratto più forte e convincente. Qualcuno osò definirlo vanitoso, spocchioso e specchiato nel proprio successo. “Vorrei essere un libero cittadino di un’Italia Libera”. ‘Io non sono servo di nessuno in un tempo in cui gli italiani erano identificati o etichettati come anarchici e servili.

 Vivendo ad Helsinki, a Praga, a Budapest nei momenti cruciali in cui ‘operava’ l’Armata Rossa con continue invasioni di campo costatò di persona che – sue parole -: ‘il comunismo è morto! Mentre altri nichilisti dicevano ‘Dio è morto’. Le paventate e tentate ‘invadenze’ lo convinsero abbondantemente.

Verrà ricordato dallo stesso Indro e dai ‘cantori’ della sua Vita come e perché la ‘depressione’ lo avesse sempre avvolto, avviluppato in un mondo rappreso da ciclotimici – intro-estroversi – comportamenti (comunque) del tutto positivi. Senza che mai lo facessero scadere nel ridicolo o nel pietoso: Tutt’altro… (.)

Vedeva sin dal settimo anno di vita in una delle prime occasioni della malattia, anche: ‘nella bellezza della natura: l’ombra della morte’. Qualcosa di estremamente devastante che riuscirà a nascondere con la sua verve e l’intraprendenza da illuminato scrittore e giornalista. ‘Il giornalismo è la mia vita e il ‘mio mestiere di vivere’. < Regla de Oro >: ‘lo farei anche gratis se si potesse, ma qualcosa dovrò pur mangiare. Il giornalismo la mia vita, il mio passatempo. I 35 anni al corriere: definiti a torto o a ragione: ‘egocentrici, narcisisti, vanitosi’ furono il carburante del suo misterioso motore interno. Così si disse. Fu quasi da solo anche una ‘Voce’, “La Voce” che avrebbe dovuto ‘abbattere’ il Coro della ‘ventata progressista’ che stava prendendo il possesso di gran parte della “Stampa”. “Quanto è alto, con quegli occhi da ragazzino e così segaligno, essenziale, frugale!”. L’esclamazione al primo apparire a chiunque non l’avesse mai visto ‘de visu’. ‘A tatto’: l’abbiamo conosciuto con gli indelebili ‘scripta’.

‘Garibaldi’ scritto a ‘quattromani’ con Marco Nozza dà l’esatta dimensione della sua balistica ‘Potenza’ nella Saggistica. Un notevole spesso e voluminoso libro poco conosciuto e citato ma: una vera e propria ‘Epopea’.

Quattro pallottole delle ‘BR’ tentarono il 2 giugno 1977 di fermare ‘cavallo pazzo’ (testuale): non vi riuscirono.  La controrivoluzione voleva morto qualcuno del Corriere, scelsero Indro e ‘Nella stecca del coro’ Indro dirà: ‘nessun rancore’.

 Con un verso della poesia di  R.Kipling: ‘If’ – Se gli altri contano per te ma nessuno mai troppo…’.

Una ‘indegna o indecente’ Proposta assolutamente formativa ‘Porre’ questa Poesia in ogni Scuola Elementare come un ‘Manifesto per la Vita di ogni studente’. Chissà quanti copiosi Frutti in termini di Civica Esistenza. Pur contrario ad ogni sorta di conformismo ma non i questo caso.

Non rinnegherà l’adesione al ‘fascismo’ quel ‘fascino’ che Lui ben descrisse: – “I miei vent’anni non li posso rinnegare. Chi non è stato o era stato attratto dalle marce, dalle bandiere, dalle uniformi, dalla ‘compostezza’ in stile marziale?”. E, così fu.

“I miei lettori sono i miei datori di lavoro. Scrivo per loro, non per il mio narcisismo o per mia spocchia anche se al di fuori dalla ‘scrittura’ non saprei cos’altro fare”. Poi in privato un po’ narcisista lo era ma per proprio senso estetico, non per presunta superiorità – in ispecie – verso noi lettori.

Indro non lesinava dare consigli ai tanti giornalisti che oggi per rendere un adeguato e dignitoso omaggio e riconoscimento si sono prestati per il ‘dokufilm’. Lo confermano; e, in molti – in seguito – lo ribadiranno.

Persino l’ultimo dei suoi lettori e ancor l’ultimo dei giornalisti in campo come il sottoscritto ha colto la ‘splendida, opportuna, favorevole circostanza’ per ‘eternare’ un Uomo grande del tutto immenso che coi suoi scritti ha contagiato intere generazioni dedite e votate per un Mondo Migliore.

 

 

La Scrittura fluida sull’acqua avviene con la mitica <Olivetti calibro 22’ > che sarà l’Arma più potente contro i ‘Potenti’ non allineati con la dovuta Etica e Comportamenti esemplari verso la Collettività Civile. Detestava l’incombere della tecnologia che pian piano lo tentava nell’allontanarlo dalla manualità ma resistette sino alla fine: La tastiera a martelletti ‘postò’ come maestosa chiave di violino ininterrottamente fino a tre giorni prima della sua ‘dipartita’. Così narrano i documentaristi e non possiamo non credere. Se ne avesse avuta ancora di forza avrebbe scritto ancora una paginetta a stretto contatto con ‘Iddio’ nell’ultima mezz’ora di sua vita. Gli bastava poco per realizzare ‘il famoso compitino per casa con soggetto predicato e complemento’. Vere e sacre elementari indicazioni che soventemente dava; non ci sarebbero altri miracolistici segreti.

Finì quasi aleggiando quel –  quando disse -: “Mi dimetto da italiano”.

Nel sottoscritto rimasero impresse per quanto abbia potuto notare e annotare alcune incontestabili e inconfutabili magnificenti ‘Note’ nei vecchi ‘notes’ che ormai non si usano più.

 

< La depressione, un sintomo di insofferenza per qualcosa di ‘indefinibile >.

Il maglione a collo alto.

Le minestre di fagioli e farro con il filino di olio toscano.

Parco e frugale.

Non ostentava alcuna ricchezza.

Una persona anzi un individuo come soleva definirsi senza fronzoli e vanagloria.

Dava risposte a chiunque con il “controcorrente” e con gli articoli che sembravano destinati ai legittimi lettori: “Per Altri Potrei anche non Scrivere più” >.

 

Oggi: chissà cosa avrebbe scritto su Aleppo, le ‘Primavere, le Trivelle, le Alluvioni, l’Inquinamento e l’incuria imperante assieme al degrado in quasi la totalità del ‘Bel Paese’. Sicuramente senza turarsi il naso avrebbe parlato di Fallimento, Fallimento di un certo tipo di Umanità. Lui così sobrio effettivamente sobrio, – senza infingimenti – con un ‘animo ribelle’ estremamente delicato.

Il compromesso non era il suo forte, non gli apparteneva minimamente. Avrebbe nuovamente ribadito < Mi dimetto da Italiano >.

 

@free_anto1

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