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Quindicinale di calcio e non solo

La Pelle dell’Orso

pelle-orsoLa Pelle dell’Orso – “Quando si suol dire: ‘Vendere cara la Pelle – in questo caso – dell’Orso”

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Film dell’esordiente Regista Marco Segato

di Antonino Freni

La didascalia in locandina: < Le Montagne restano immobili, siamo Noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi > contraddice casualmente l’attore protagonista Marco Paolini: Colui che (ironia della sorte) descrisse in uno struggente e suggestivo monologo il crollo del Vajont: Il crollo e la devastazione di una intera Vallata. Partecipammo – a suo tempo –  attraversati da un immenso e indimenticabile ‘Pathos’. Una magistrale recitazione a dir poco perfetta. Marco Paolini  ( tra i più unici che rari affabulatori del mondo ) soccorre . adesso – con la propria immensa bravura il ‘cast’ cinematografico dando grinta e consistenza all’Operazione Artistica. A noi è toccata la conferma dopo la visione “

“M.P:” Si sveste della propria classica figura ‘affabulatoria’ immergendosi in toto nell’inconsueta – ma comunque calzata a pennello – veste‘ attoriale ’. Si presta degnamente con maestrìa alla bisogna, nobilitando un film quasi ‘documentaristico’ o forse meglio narrativo: di accadimenti ‘similveri’ verificatisi negli anni ’50; tra le imperiose e imperiture Montagne del Veneto. Poi la realtà verrà – (naturalmente) romanzata in un apposito volume, scritto da Matteo Righetto –affermato autore -. Il Signor ‘Pietro Fienn’:– Marco Paolini-per l’occasione è la figura centrale interpretata con  perentorio convincimento per quanto la Trama non del tutto sofisticata possa consentire. Paolini interpreta un rude operaio delle cave di pietrisco, mal visto dal Proprietario, un certo MisterCrepaz”. Il ‘co-protagonista’ assoluto è “El Diablo” o meglio nel dialetto locale ‘diaoul’ : un ‘tenero’ si fa per dire “Orsacchiotto” che ha osato avventurarsi nei meandri del Paesotto compiendo ‘piccole’ stragi di animali ed azzannando alcuni Compaesani. Nessuno osava avventurarsi per ‘cacciare’ l’esemplare ungulato, ma: Pietro Fienn si offre per la modica somma di seicentomila lire degli anni ’50 l’equivalente salario di un anno di duro lavoro presso la cava.

Si fa avanti coraggiosamente il ‘Paolini’ e per la “JoleFilm e RaiCinema” veste i panni del cacciatore per compiere la Missione Impossibile’. In maniera raccogliticcia, pone nel capiente zaino delle fette di pane raffermo e del formaggio a tratti ‘ammuffito’ non tralasciando la classica bottiglietta di vino per riscaldarsi durante le freddi notti all’addiaccio. Si pone in viaggio, fucile in spalla. Per un paio di giorni non si avranno sue notizie, finché il piccolo Domenico l’unico figlio di Pietro col quale non ha mai instaurato buoni rapporti – probabilmente per sofferte cause coniugali – deciderà di mettersi alle calcagna del Padre nell’eventualità che il genitore possa avere bisogno di aiuto. Di aiuto in seguito vedremo ne avrà bisogno. Domenico nel suo peregrinare nei Boschi incontra fortuitamente “Sarala giovane Amazzone del Sobborgo, da codesta acquisisce utili informazioni e in dote gli verrà assegnato un ‘moschetto’ e delle munizioni. Sara lo ‘provocherà’, con ostentata femminea ‘mossa’ esibendosi volutamente – col mostrare – dicendogli  ‘non hai mai visto due tette di una donna?’ : Il ragazzo ‘schermandosi’ non afferrando la provocazione andrà precipitosamente via. Acquazzoni e Temporali accompagneranno l’iter travagliato alla ricerca dell’‘Orso Perduto’. I taglialegna e i Boscaioli sono ormai lontani dalla visuale. Le arcaiche abitudini contadinesche e ‘cacciatorie’ prenderanno il sopravvento attraversando tersi o agitati cieli di una volta. Le Montagne Vergini con le ricche e speciali cascate d’acqua colorano un bel paesaggio. La Fotografia è davvero eccezionale. Almeno qui si va sul sicuro. Un piccolo Oscar.

Invece uno immenso per la Fotografia di Daria D’Antoni e per la Scenografia di Leonardo Scarpa

 Le splendide Dolomiti saranno il degno corollario scenografico del tutto ‘celestiale’. Rintracciato il Genitore, la ‘fantomatica’ caccia all’Orso andrà avanti, su scenari ambientalistici mozzafiato: Montagne solcate dal vento che lasciano frizzanti tracce. La pioggia caduta e cadente scolpisce le paratie. I fiumiciattoli bagnano i duenovelliimprovvisaticatchaturian’” che divenuti provetti cacciatori a tutto tondo nel magnifico naturale sfondo, non disdegneranno di lavarsi in veri e propri ‘catini’ d’acqua. I “VisualeffectsChemitra” sono davvero eccezionali. Giunge il momento ‘clou’ proprio quando il nostro eroe verrà morso da una vipera e perderà i sensi: e, nel mentre febbricitante il nuovo avvistamento dell’Orso all’orizzonte.  Orso che non si avventurerà per attaccarli avendo azzannato – in precedenza –  una grossa preda, quindi già sazio, rimanderà ad una nuova visita, il ‘ricco pasto’ poich: si allontanerà dopo averli ‘annusati’. In seguito “ritornerà” dirà Pietro.  Una parte di questa carcassa rimarrà a proposito come ‘esca’ così infatti succede. L’Orso si ripresenterà (in conclusione) e verrà ingaggiata una nuova lotta a tratti davvero drammatica che tragicamente culminerà con la ferita mortale inflitta al Genitore. Il provvidenziale Domenico con il proprio moschetto ed un’unica pallottola non perdendosi d’animo si arma e uccide la grossa bestiola, portando a termine la missione del padre. Chiamerà a raccolta gli abitanti del Borgo per ricevere aiuto per il recupero della salma paterna e per far verificare l’avvenuta ‘cattura’ del Predatore. Ad azione conclusa si presenterà da Mr. Crepaz per ricevere la somma pattuita e in questo caso il ‘Sor Padrun ‘riconoscerà al ‘bocia’ il giusto premio effettivamente conquistato a caro prezzo, con la perdita del proprio Genitore. Il gioco non è valso la ‘candela’. Due incidenti di percorso che si sarebbero potuti evitare.

 

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