Il popolo grigio merita la serie B!

bolloliSilvio: quando si vince non c’è nulla da dire.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

Non è vero, di cose da dire ce ne sono molte, certo praticamente tutte belle, ma ne restano molte.

Veramente? E con cosa vuoi cominciare?

Con la statistica, che è sempre utile andare a rispolverare in circostanze come queste: nelle prime 8 giornate di campionato, l’Alessandria è a punteggio semi-pieno, con 22 punti messi nel forziere a fronte di un totale di 24 disponibili. La classifica dei gol realizzati dice che i grigi hanno segnato 15 volte, il che significa una media di quasi 2 gol a partita (ottima ma ancora migliorabile). Di contro, il bilancio delle reti al passivo è di 5 soli gol subiti, che, rapportato alle 8 gare disputate, vuol dire poco più di mezzo gol al passivo a partita.

Come interpreti queste statistiche?

Sono statistiche di una squadra che è certamente in corsa per vincere il campionato e per ottenere la promozione diretta nella categoria superiore anche se, sia dal punto di vista dei gol realizzati che da quello dei gol subiti, ritengo possano essere ulteriormente migliorate, arrotando a 2 la media dei gol all’attivo per partita ed abbassando a 0,5 la media delle reti al passivo. Questa Alessandria ha la capacità di raggiungere questo traguardo.

Però, fammi fare il bastian contrario: nella trasferta di Pontedera contro il Tuttocuoio alcuni hanno sostenuto che il risultato sia stato più generoso rispetto ai reali meriti dei grigi.

Sono stato uno tra quelli: se pensiamo che il Tuttocuoio ha fallito l’occasione del 2 a 2 sbagliando un calcio di rigore e che gli ultimi due gol dell’Alessandria sono giunti nel finale, quella di Pontedera è una partita che sarebbe potuta tranquillamente finire sul risultato di 2 a 3, anziché di 1 a 4 per i grigi, ma, al di là di queste annotazioni statistiche a cui possiamo aggiungere la prima metà del primo tempo non giocata in modo brillante, la sostanza non cambia: l’Alessandria è e resta uno squadrone.

Perché continui a sostenere che ci sono margini di miglioramento?

Innanzitutto perché è un atteggiamento che in ogni situazione della vita bisogna sempre avere presente: ho imparato che quando pensi di essere arrivato, quando pensi di aver raggiunto il top, spesso cominci a declinare. Invece, è importante pensare di avere sempre margini per fare qualcosa di più, questo ti dà la spinta per cercare di migliorare e per non abbassare mai la guardia. E poi, nel caso dell’Alessandria, ne sono convinto.

Perché?

Braglia ha dimostrato, con i fatti, di essere molto più attento all’aspetto pratico che a quello estetico, ma, nonostante questo, io ritengo che l’Alessandria possa migliorare in fase di impostazione per corsie centrali e che i terzini (o esterni bassi, come si chiamano oggi) potrebbero fare qualcosa di più, soprattutto sulla fascia sinistra. Quindi resto persuaso del fatto che l’Alessandria possa migliorare la qualità del proprio gioco senza pregiudicarne gli esiti anzi, rendendoli ancora più positivi. Non ho mai creduto nel dualismo tra tradizionalisti ed innovatori: non penso che il bel gioco ed il gioco pratico siano tra loro inconciliabili: penso che si possa giocare a calcio bene da un punto di vista estetico essendo al tempo stesso brillanti in termini di risultati. Se penso a questo assioma, ritengo che l’Alessandria possa fare ancora di più.

Si è parlato molto in settimana del grande successo di pubblico.

465Su questo vorrei effettivamente spendere due parole in più: seguo l’Alessandria ininterrottamente da 19 anni come cronista (anche se la seguo da 32 come appassionato) e, a parte il quinquennio nei campionati dilettantistici in cui sono andato a vederla soltanto come spettatore, devo dire che non ricordo una partecipazione simile di pubblico se non, effettivamente, nel campionato 1984/85 (quello del celebre spareggio di Modena). Dal 1997 ad oggi, quando le cose andavano bene, ricordo che c’erano in media 1.500 spettatori che si abbassavano anche sotto quota 1.000 nei momenti di crisi e che solo in occasione di sporadicissimi eventi (come l’incontro di ritorno dei play-off con la Salernitana, nell’annata di Sarri) potevano raggiungere livelli paragonabili a quelli attuali: che in questa prima parte del campionato si sia superata la media delle 4.000 presenze sugli spalti è qualche cosa di veramente clamoroso. Pensa che nell’annata di Sarri, a titolo di esempio, la media era sempre di poco più di 1.500 tant’è che ero convinto che, anche in caso di promozione in serie B, la musica non potesse cambiare moltissimo (come oggi dimostrano i casi di Novara e Pro Vercelli che, seppure in una categoria superiore, hanno una media spettatori inferiore a quella dei grigi).

E questo cosa ti porta a ritenere?

La gente alessandrina sta dimostrando un incredibile attaccamento alla propria maglia, e per gente parlo di tutti, non solo del cittadino comune che quest’anno è ritornato allo stadio, ma anche di questa Curva Nord che riesce ad incitare la formazione per 90 minuti senza mai fermarsi, con una passione che 40 anni di lontananza dalla serie B e le numerose, troppe delusioni patite in tutti questi anni, non sono riuscite a scalfire, anzi, per certi versi, hanno addirittura alimentato.

E allora, come pensi di concludere?

Che l’Alessandria deve salire, perché lo meritano i giocatori, lo merita Di Masi, ma ancora di più di Di Masi e dei giocatori, lo merita il suo popolo.

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento