PRAVERNARA REMIXED OVVERO IL FRAMMENTO PREZIOSO DI UNA DIVERSA GEOGRAFIA

Valenza Po (Alessandria) – Nella notte che avvolge la cinquecentesca Villa Pravernara, poco distante da Valenza Po in provincia di Alessandria, sono emersi due elementi di forza che hanno reso efficace la presentazione dei progetti degli artisti inseriti nella residenza “Una diversa Geografia”.
Li considero alla pari, perché l’attenzione mostrata dal numeroso pubblico intervenuto era assoluta, esattamente come di alto livello è la caparbietà mostrata dal direttore artistico, l’ottimo Ugo Pitozzi, che da alcuni anni offre occasioni di incontri artistici di qualità ai territori dell’alessandrino e dell’astigiano.
Le esibizioni di uno dei gruppi vincitori del bando “Ora! Linguaggi Contemporanei Produzioni Innovative” bandito dalla Compagnia di San Paolo, sono piaciute essendo chiara dimostrazione dell’impegno profuso nel corso di un mese di scambi e interazioni continue, nella residenza teatrale che ha coinvolto artisti portatori di lunghe esperienze e giovani dotati di talento.
Una intera notte trascorsa con la calorosa partecipazione di un pubblico che si è alternato a gruppi, lasciandosi coinvolgere in modo totale nelle emozioni trasmesse da cinque situazioni spettacolari.
La più intensa, ricca di energia e con una carica emozionale rara, quanto brillante e originale è stata senza dubbio la coreografia dello stesso Pitozzi, resa in modo magistrale da Natasha Buono, Sabrina Camera, Lorenzo Vespoli, Giulia Vuillermoz.
Con la partecipazione di Myriam Leplante, artista visiva canadese, nel ruolo di una disturbatrice che infine viene letteralmente defenestrata, offrendo allo spettacolo una nota umoristica che lo impreziosisce.
Sono inoltre da rimarcare positivamente le scelte musicali apprezzate nel corso delle esibizioni, su musiche di Aldo Brizzi ed anche con la voce della cantante lirica Gracia Reis.
I lunghissimi applausi del pubblico, che sembrava non voler più lasciare quel luogo e quei tersicorei in perfetta sintonia fra loro, è la miglior testimonianza di giudizio che si possa mai ottenere nel mondo dello spettacolo.
Coinvolgenti, pur con impatto iniziale meno forte, le interessanti ricerche audiovisive di “Incubus”, installazione audio e video di Tommaso Rinaldi con musiche di Globster, e la performance audiovisiva “Genera” curata da Enrico Zimmel in arte Catodo e Tony Lioci ovvero Globster, con immagini statiche di Tommaso Rinaldi.
Densa di umorismo la “Fenomenologia del dubbio” inscenata da Myriam Leplante, che ha giocato in senso concreto con le parole e la costruzione del senso, scritte a pennarello sul grande foglio che una volta tagliato in due dall’artista ha permesso di aprire le porte di una stanza, dove ha proseguito il gioco con alcuni oggetti per creare una sorta di parallelo su illusione, finzione, fraintendimento.
Gli avvenimenti sono da me citati in ordine sparso per rimarcare anche la bellezza creativa del mescolamento spettacolare, che evidenzia anche quello fra esperienze e idee che è il motivo dominante della residenza artistica.
Così traspare nell’”Interior site project” di Cuocolo e Bosetti ovvero IRAA Theatre compagnia d’innovazione teatrale, che lavorato sull’interazione di una parola dal vivo in una convincente prova d’attrice, immersa in una innovativa scenografia nient’affatto statica.
Si tratta di una rivalutazione in senso narrativo, perché la scenografia è stata realizzata con il continuo movimento di una videocamera a riprendere oggetti posizionati su un tavolo in scena, con immagini rimandate su un grande schermo alle spalle dell’attrice con opportune scelte didascaliche e contestuali.
Un aspetto critico negativo in questo caso è imputabile al testo, dove la buona idea di creare commistione fra vita reale di una spettatrice e vita immaginata perché presa a prestito dalle storie cinematografiche, ha trovato il suo punto debole nel testo, costruito per buoni tratti in modo frammentario e non capace di sfruttare al meglio la buona idea.
Nel complesso occorre fare i complimenti a tutti quanti hanno collaborato all’iniziativa, le cui fatiche sono chiaramente decifrabili nella cura dei progetti presentati, che hanno come linea rossa di conduzione l’indagine sul tema del corpo, inteso come linguaggio, come strumento utile, come territorio da esplorare, come campo di battaglia da affrontare.

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