CARLO CARRÀ DI QUARGNENTO, UNA BELLA MOSTRA GRAZIE A DUE ANNI DI IMPEGNO CULTURALE (dal 24 settembre al 23 ottobre 2016)

Quargnento (Alessandria) – L’informazione cruda pretende che si diano delle cifre, ma non è possibile ridurre in sintesi la bellezza di trenta opere di Carlo Carrà di Quargnento, che hanno preteso due anni di impegno culturale e fisico da parte del gruppo che l’ha infine allestita nel palazzo comunale del paese natìo del pittore.
Nel cinquantesimo anno dalla morte di uno degli inventori del Futurismo, i curatori Rino Tacchella e Maria Luisa Caffarelli in collaborazione con Luca Carrà, nipote dell’artista, hanno condiviso col numeroso pubblico la bella narrazione del rapporto fra le immagini prodotte da un uomo profondamente legato ai luoghi della sua infanzia, legame rafforzato dalle permanenze in Milano, Parigi, Londra.
Ecco, come si possono raccontare le fatiche di un impegno fisico e mentale durato un paio d’anni, seppur discontinuo, ma non per questo meno pressante o faticoso, vivendo nell’ansia di riuscire a render giusto omaggio nella ricorrenza della dipartita di uno dei grandi della pittura, scoprendosi pressoché unici in Italia?
La scelta virtuosa del Comune di Quargnento, retto dal Sindaco Luigi Benzi, è stata quella di avviare la costruzione di un mondo attorno ad un evento eccezionale che avrà per protagonista il quargnentino più celebre.
Questo il senso dell’intenzione di procedere con altre iniziative, come quella di avviare iniziative di arte applicata utilizzando la recuperata Chiesa della Santissima Trinità, non più adibita al culto religioso e divenuta oggetto di restauro conservativo grazie alla collaborazione con la Compagnia di San Paolo di Torino.
Contando anche sulla preziosa partecipazione del pubblico, che per omaggiare Carlo Carrà alla vernice di sabato pomeriggio si sono presentati in alcune centinaia, quaranta alla volta nelle sale del Consiglio Comunale.
Dove risiede l’eccezionalità?
Brutalmente occorre riconoscere che in questa parte di mondo chiamata provincia si fa festa grande quando alla presentazione di un libro come all’inaugurazione di una mostra di qualunque tipo si sfonda il muro delle venticinque persone, ma sono pochi gli organizzatori che riescono nella magia.
Tuttavia il centro autentico dell’evento sta nella bellezza delle opere di Carrà, qui in selezione accurata che mostrano l’evoluzione tecnica ed umana che ha sperimentato in ogni stagione della sua vita, a dimostrare una vitalità che per estrema semplicità viene ricondotta alla giovanile adesione al Futurismo.
Un’opera su tutte e a mio parere è simbolo più delle altre della fatica, dell’impegno, della ricerca della bellezza ovvero “Autunno (ritratto di Emilio Colombo” del 1909.
Il periodo è quell’attenzione alle tecniche del divisionismo o puntinismo per la caratteristica dominante data dalle piccole pennellate puntiformi, che il nostro rilegge come segno allungato, filo leggero che intesse colore su colore per rimandare molto più della raffigurazione, essendo pura ricerca delle ambivalenze della luce.
Un quadro su tutti perché si tratta di quello che in modo più immediato e radicale è arrivato al cuore, ma questo senza sottacere la bellezza e la maestria delle altre ventinove opere disposte in ordine cronologico.
L’elemento più importante della mostra è l’impianto narrativo nel suo complesso, perché strutturato in modo puntuale per offrire tanto al cultore, quanto al neofita che s’approccia incuriosito una bella rappresentazione dell’evoluzione tecnica ed umana di un grande artista.
Così si leggono in modo universale, senza bisogno di mediazioni o spiegazioni, nel giovanile e celebre “La strada di casa” (1900, inchiostro e acquerello su cartone) i chiari legami con le proprie origini, espressi con una genialità intuibile già un paio d’anni prima pergamena “Agli sposi”, una tempera su carta sino ad ora mai pubblicata in catalogo.
Ci sono i passaggi nel Futurismo, che ha contribuito a costruire non soltanto nelle redazioni d’intenti dei Manifesti, l’attrazione provata dai luoghi d’arte come Venezia e Firenze, quella che si potrebbe definire la bellezza originata dalla noia dei paesaggi della Versilia da lui frequentata in oltre quaranta Estati.
La mostra evento è prevista dal 24 settembre sino al 23 ottobre, ospitata nella Sala D’arte Carlo Carrà del Palazzo Municipale, con apertura quotidiana (dalle ore 9,30 sino alle 12,30 e quindi dalle ore 16,00 alle 19,30).
Un’impresa resa possibile dalla collaborazione fra il Comune di Quargnento e l’Associazione per l’Arte e la Cultura “Il Nuovo Futurismo onlus”, oltre al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e di Alessandria e della Casa di Risparmio di Torino, senza dimenticare l’impegno di molti volenterosi.
Un paese che conta circa mille300 abitanti e valorizza da sempre l’arte, come testimoniano le molte edizioni dell’estemporanea biennale di pittura “La strada di casa” alternata col “Simposio di scultura in tufo del Monferrato”.
Inoltre il luogo non è nuovo ad iniziative di grande rilievo, le cui presentazioni ufficiali sono ospitate nella splendida villa settecentesca dei Marchesi Cuttica di Cassine, concessa dalla famiglia del Barone Guidobono Cavalchini Garofoli.
Così anche la presentazione della mostra “Carlo Carrà di Quargnento”, ha avuto lo stesso luogo deputato delle mostre “Giulio Benzi 1907-2007 Cento anni di nostalgia per Quargnento” (2007), “Giuseppina Reposi 1911-2011 a Quargnento una inconfessata indole artistica” (2011) e “Carlo Carrà – Umberto Bonetti. Primo e Secondo Futurismo si incontrano a Quargnento”.

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