Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Fisico e grinta per una grande Alessandria

bollSilvio, cosa pensi di questa nuova Alessandria?

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Le cose da dire sono molte e non voglio lanciarmi in giudizi affrettati, quando la stagione è ancora tutta davanti, ma, avendo seguito i grigi in Coppa Italia contro il Teramo e in campionato a Piacenza, oltre che in occasione dell’amichevole di lusso allo stadio Tardini di Parma, qualcosa penso di poterla già affermare.

Dunque?

L’Alessandria di quest’anno mi sembra molto diversa sia da quella della passata stagione che da quella di due anni fa e questo nonostante abbia cambiato proporzionalmente meno rispetto alle due annate precedenti.

Cioè?

Sia l’Alessandria di D’Angelo del primo anno tutto targato Di Masi, che quella di Scienza prima e di Gregucci poi, si erano caratterizzate per innesti molto importanti rispetto alle formazioni che le avevano precedute, presentandosi ai nastri di partenza profondamente modificate sia nel modulo di gioco che negli uomini di riferimento. Quest’anno non è propriamente così.

Nonostante ingaggi importanti come quelli di Gozzi, Gonzalez e Cazzola?

I nomi che tu hai fatto sono sicuramente molto importanti, ma quest’anno l’Alessandria si è presentata con una rosa sostanzialmente confermata rispetto a quella della scorsa stagione, principalmente per via della necessità di rispettare le contrattualizzazioni pluriennali concluse nell’estate del 2015 che rendevano particolarmente problematico effettuare rivoluzioni nell’organico. A questo proposito, scorrendo la distinta della partita vinta sul terreno della Pro Piacenza, è stato facile notare come l’allenatore avesse schierato per la grande maggioranza giocatori reduci dallo scorso campionato.

E dunque cosa è cambiato?

L’arrivo di Braglia ha coinciso con una mezza rivoluzione non solo per il modulo di gioco (l’Alessandria sembra infatti orientata al 4-4-2, o, se preferisci al 4-4-1-1 rispetto al 4-3-3 dello scorso campionato ed al 3-5-2 di quello prima ancora), ma soprattutto mi ha colpito l’impostazione che Braglia vuol dare al gioco dei grigi, molto basata sulla fisicità e sulla grinta agonistica più che non sulla qualità estetica del gioco.

E questo è un bene o un male?

Solamente il campionato lo dirà. Di certo questa Alessandria può apparire meno brillante rispetto a quella che Scienza prima e Gregucci poi avevano in mente, ma è all’evidenza composta da quelli che un tempo si definivano dei “marcantoni”, con una notevole tendenza all’agonismo ed al pressing non solo sul portatore di palla ma anche sul secondo uomo avversario.

Questo modo d giocare, secondo te, è stato fino ad ora premiante?

Direi di sì, avendo l’Alessandria superato una formazione di pari categoria nel primo turno di Coppa Italia ed essendo stata eliminata di misura, a quello successivo, da una squadra di categoria superiore come il Perugia, senza averla subita: il buon pareggio strappato in una amichevole vissuta con notevole agonismo (quella del Tardini di Parma) ed il successo in trasferta alla prima di campionato sono altri segnali incoraggianti: è evidente che l’Alessandria si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione, come una delle formazioni più forti del proprio girone, dunque in lizza per il salto di categoria.

Ma era così già l’anno scorso e pure quello precedente…

Certo, ma sono convinto che il rafforzamento dell’Alessandria sia stato costante da un campionato all’altro, per cui ritengo che quest’anno i grigi abbiano ancora maggiori chances dei due anni precedenti, almeno sulla carta; inoltre, la composizione del girone non dovrebbe penalizzarci.

Cosa ne pensi di questa divisione verticale dell’Italia?

Certamente sarà più scomodo per i tifosi seguire l’Alessandria in trasferta, ma non dover incrociare i guantoni con squadre come Parma, Modena e Venezia è un fatto certamente positivo: non conosco sufficientemente le nostre competitors, specialmente quelle dell’Italia centrale, ma ritengo che questo girone non sia male dal punto d vista della qualità delle antagoniste, nel senso che l’Alessandria non dovrebbe incontrare troppe formazioni irresistibili.

Sei sempre dell’avviso che, come altri pensano, ai grigi sia mancato un progetto in questi anni?

I bilanci si fanno sempre alla fine e trovo francamente inopportuno ed antipatico voler sparare sentenze quando il campionato è veramente ai nastri di partenza, però ci sono dei dati oggettivi che non possono sfuggire, primo fra tutti il dettaglio che l’Alessandria di Di Masi ha manifestato la tendenza a cambiare profondamente pelle ad ogni stagione mutando allenatore, modulo di gioco e uomini di riferimento e questa è, per lo meno sulla carta, una cosa non particolarmente positiva.

Perché cambiando ad ogni anno non si costruisce nulla?

Sicuramente questo è un rischio, perché l’esperienza dimostra che i progetti pluriennali caratterizzati da una certa continuità sono quelli vincenti e che la frenesia di successo accompagnata da rivoluzioni ad ogni stagione non è il massimo ma c’è un’altra considerazione che mi viene da fare.

Cioè a dire?

Se pensiamo che molto spesso gli uomini di riferimento sono stati cambiati da una stagione rispetto all’altra, ci si dovrebbe interrogare sulla qualità delle campagne acquisti-cessioni che sono state effettuate e su quanto sia stato opportuno sottoporre a contrattazioni pluriennali anche piuttosto onerose (il caso di Fischnaller, in tal senso è certamente il più emblematico) alcuni giocatori.

La mia idea è che il nostro Direttore Sportivo si sia giocato veramente tutto in quest’ultima campagna acquisti e che, giunto all’ultimo anno di contratto, debba augurarsi che il lavoro di quest’estate si riveli redditizio nell’ottica del campionato che è appena iniziato, se vuole condurre in attivo pieno il bilancio del proprio lavoro in riva al Tanaro.

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