ANCHE IN ALESSANDRIA LA BUONA OCCASIONE DEGLI STATI GENERALI DELLA CULTURA IN PIEMONTE

anno 2016 / Cuneo 22 e 23 giugno / Alessandria 30 giugno e 1 luglio / Novara e Verbania in settembre, Biella e Vercelli in Ottobre, Torino in Novembre/ la sessione conclusiva plenaria in Novembre a Torino

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Alessandria – La buona occasione offerta degli Stati Generali della Cultura in Piemonte ha già prodotto alcuni pregevoli risultati, come quello di far dialogare Istituzione e portatori d’interessi nella loro qualità d’artisti ovvero di organizzatori, quello di creare una prima rete relazionale e, non ultimo, quello di far emergere in modo serio e ragionato criticità facendo proporre dai diretti interessati possibili soluzioni di sistema.
Sono questi elementi preziosi anche per la Pubblica Amministrazione tutta, dal più piccolo livello, perché suscettibili di rilanciarla in un autentico ruolo di centralità, fatto di condivisione delle linee di indirizzo e di coordinamento delle azioni, in luogo di talune disdicevoli scelte del passato orientate alla sostituzione in settori vari della cultura.
Il suggerimento degli Stati Generali è partito dal Comitato Emergenza Cultura Piemonte, accolto dal Consiglio Regionale e ben attuato dall’Assessorato alla cultura e turismo retto da Antonella Parigi, che in ogni sessione territoriale assolve il pregevole compito di ascoltare gli operatori qualificati.
Ora, si tratta di far tesoro di questo impegno alla prima fase, con passaggi di territorio provinciale in territorio provinciale e conclusione operativa nel corso del mese di novembre in Torino, quando verrà dato conto degli elementi utili per una condivisa riforma legislativa regionale del settore.
Il lavoro viene svolto in forma di confronto diretto sui quattro temi fondamentali della governabilità dei sistemi, del riconoscimento delle professionalità culturali, dell’imprenditoria di settore in un’ottica trasversale e in bilanciamento con il turismo, le necessità dei pubblici e le capacità attrattive degli operatori.
Una giornata di dibattito per dieci tavoli contemporanei, ciascuno con dieci qualificati attori del sistema culturale piemontese affiancati da facilitatori e osservatori col compito di trarre sintesi concrete, restituite il giorno successivo in riunione plenaria e rimpolpata dal successivo invio di materiali contestuali.
Una ricerca stimolata dalla brutale riduzione delle risorse impiegabili per lo sviluppo della cultura e delle imprese ad essa connessa, come accade per esempio per il bilancio regionale dedicato ormai ridotto da 135 a 37 milioni di euro.
Tuttavia non è soltanto di riduzione delle risorse pubbliche che si tratta, quanto piuttosto di ripensamento delle azioni e del ruolo del supporto pubblico.
La creatività non può essere compressa da scelte politiche o addirittura diventar suddita di finanziamenti, perché la prova della sostenibilità risponde a criteri di proposta degli artisti, di richiesta e gradimento da parte del pubblico indipendentemente dal numero delle presenze, dalla necessità di non disperdere il patrimonio comune sia esso bene culturale materiale ovvero immateriale.
Non si tratta soltanto di definire il miglior ruolo della Pubblica Amministrazione, perché gli stessi operatori qualificati di settore avvertono come utile tanto la necessità di far riconoscere la qualità d’ogni artista ovvero organizzatore, quanto di regolare in modo serio l’apporto del volontariato quale utile supporto a molti progetti e addirittura a sistemi integrati.
Talento, affidabilità, abnegazione, percorso di formazione ed esperienze sono qualità che offrono gli elementi per redigere una mappatura del territorio, mentre improvvisazione, atteggiamenti supponenti e disimpegno procurano un vero e proprio nocumento a tutti quanti, professionisti o volontari che siano.
Il capitale culturale è un bene comune e come tale va tutelato, in modo decisamente virtuoso quando s’innesca un meccanismo ci compartecipazione fra pubblico e privato, fra Pubblica Amministrazione ed operatori di settore.
Inoltre, la cultura è un lavoro perché impegna risorse e produce lavoro, sebbene in massima parte come occupazione precaria e non continuativa e considerando il volontariato, soltanto come appagamento per quando utile essendo suscettibile di produrre un diffuso benessere sociale.
L’arte in qualsiasi forma ed espressione suscita interesse in porzioni di pubblico, ma appare sostanzialmente inutile per quanti ritengono non svolga almeno una delle due condizioni fondamentali, produrre svago oppure prestigio.
Ci si è interrogati sull’attrazione del pubblico, inteso non solo come fruitore bensì anche nel ruolo attivo di partecipante, facendolo emergere dallo stato inattivo in cui è considerato potenziale o da quello socialmente negativo di non-pubblico.
Informazione, deficienze nell’accesso come nell’uso di strumenti informatici, dissolvimento dell’identità culturale, modalità di partecipazione e coinvolgimento sono i temi da affrontare in ogni proposta, in ogni progetto che possa davvero ritenersi sostenibile, ottenendo un giusto riconoscimento all’esistenza a prescindere dalla troppo semplicistica valutazione numerica delle presenze.
Per questi motivi è opportuno che vengano attivati strumenti utili come quelli della narrazione del territorio legata fortemente al sociale, del supporto tecnico d’impresa e d’associazione per gli ostacoli di carattere normativo e tributario, di trasversalità dei settori e di contaminazione fra le arti.
In queste buone ragioni poggia l’opportuna composizione dei tavoli di dibattito; quindi, chi ben comincia…

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