QUELLO SPIRITO CHE ANIMA LA NOSTRA ISOLA RITROVATA È LA CHIAMATA ALLE ARTI

La serata dedicata alla Sicilia, sabato 30 aprile 2016, credo abbia chiarito che cosa è stata, che cosa sia e che cosa vuol continuare ad essere l’Isola Ritrovata in Alessandria (via Santa Maria di Castello, 8).
Nient’altro.
Lo sforzo attuato di raccontare un tema importante qual è indubbiamente quello della mafia, affrontato con la leggerezza dello spettacolo, delle parole recitate, della musica, delle parole cantate è azione intellettuale assai potente.
Questo modo di proporre riflessioni sui nostri tempi è riuscito a coinvolgere non soltanto quanti si sono prodigati sul palcoscenico, ma anche i numerosissimi spettatori presenti in sala, tutti insieme a creare un clima emozionante.
Una serata in cui per diverse ore s’è parlato di mafia, quel nulla impastato col niente che ha alcun titolo per appestare il mondo con la sua insana presenza.
Mafia è violenza, ma esiste anche quando c’è silenzio.
Per questo noi ne abbiamo parlato.
Un grazie di cuore a Liborio Salvatore Governale, Mirko Menna, Luciano Ponticello, senza dimenticare Ezio Poli, Maria Grazia Nespolo, Claudio Perotti tra i più attivi non soltanto in questa occasione.
Ci sono anche altri naturalmente, fra questi l’amico Omid Malknia, perché nel corso dell’anno le iniziative sono molte, almeno una settimana, e tutti insieme si riesce a dare a dare un senso all’importante percorso segnato dall’Isola Ritrovata, in cui artisti, intellettuali, persone dotate di un grande senso di civiltà possono ritrovarsi e proporre, costruire, condividere serate d’impegno sociale e di spettacolo.
Quelli che ci tengono davvero a mantenere vivo questo spazio libero, ci sono pressoché sempre in queste serate, essendo il pubblico la vera, originale, incredibile forza dell’Isola Ritrovata, e che la sostiene.
Certo, vi sono anche serate di spensieratezza soprattutto musicale e di qualità, ma queste non possono davvero rappresentare l’essenza di uno spazio culturale, ma semplicemente riempire un vuoto nel tempo.
Anche questo ci vuole.
Appunto, anche questo, ma non soltanto, affinché si eviti il pericolo di prolungare troppo la vacuità adolescenziale, che è divertente soltanto se è breve.
Con leggerezza, invece, abbiamo scelto di trattare temi importanti, esposti con la forza narrativa e con la capacità di affascinazione e di divertimento che sono proprie delle forme di spettacolo.
E gli applausi, molti a scena aperta, ci hanno confortato e sostenuto in questo sforzo.
Soltanto partecipando ci si rende conto che è possibile non soltanto fermare, ma addirittura affrontare il generale declino sociale, culturale, intellettuale.
Una questione umana, anzi di civiltà.
Un amico, un caro amico dell’Isola Ritrovata ha detto e poi ha scritto che in quanto adulti non possiamo più permetterci di girarci dall’altra parte.
Questo, egli afferma ed io lo sostengo, che noi tutti abbiamo il dovere di essere costruttivi, di imparare a condividere, di imparare a non sopraffare, di mettere a disposizione il meglio che riusciamo ad essere.
Proviamoci, almeno, non foss’altro per lasciare qualche segno alle prossime generazioni, al momento un poco fortunate della nostra, che ha distrutto una buona parte dei valori che i nostri predecessori hanno conservato, coltivato, difeso, talvolta a costo della propria vita.
Confido che vi siano in Italia, in Europa molti, moltissimi luoghi come l’Isola Ritrovata, che in questa piccola città di provincia appare davvero unica e per molti aspetti innovativa, anche quando addirittura conserva qualcosa che un tempo era possibile riconoscere in moltissimi luoghi di ritrovo, fossero “Piole” oppure Soms, circoli e associazioni culturali o spazi dedicati alla socialità oppure alla politica.
All’Isola Ritrovata si parla d’arte e di storia, di musica e di teatro, di poesia e di letteratura, delle proprie esperienze ed in genere non sono ben viste le velleità.
Ci sono serate musicali ed iniziative d’altro genere, ovviamente.
C’è una profonda differenza fra questi due aspetti del fare spettacolo (anche la presentazione di un libro o un seminario o un convegno è forma di spettacolo, comunque).
Le prime sono prodotti già confezionati, che quando giungono all’Isola, salvo un paio di casi all’anno in cui vengono ospitate delle prime assolute, sono già ben collaudate o in altri termini, l’offerta è ben definita e quindi non soggetta a variazioni considerevoli.
La qualità degli esecutori e delle proposte musicali, ben selezionate da Ezio Poli, è buona e si rivela utile per costruire l’immagine dell’Isola, luogo ottimo dove stare in ascolto di cantautori italiani soprattutto, molti con passaggi al prestigioso Premio Tenco, dedicato a Luigi, cantautore alessandrino troppo presto mancato all’arte.
Tuttavia uno spazio culturale si distingue soltanto nel momento in cui produce eventi o prodotti ovvero compartecipazione alla realizzazione di una novità.
Artisti e direttori artistici debbono tener conto di entrambe le cose, ma si può ben intuire che soltanto nel secondo caso vengono immesse idee, sostenute con impegno, energia ed anche una parte di rischio.
Non sia d’inganno il sorriso che manteniamo noi quando calpestiamo le tavole di un palcoscenico, perché ogni progetto costa fatica.
Ecco perché in qualsiasi struttura, che sia l’isola o un teatro, si tiene in maggior considerazione la produzione in loco.
Non si affatto sminuisce l’offerta già confezionata.
Altrimenti non avrebbe alcun senso proporla.
Questo è da sempre il pensiero corrente e corretto se si vuol far parte attiva del mondo dello spettacolo offrendo uno spazio culturale e d’intrattenimento.
Poi se allo spettatore piace questo o quello, è altra faccenda.
Tuttavia, quando si mantiene alta la guardia e le proposte sono avanzate con professionalità e accortezza, come accade all’Isola Ritrovata, allora si scorge il maggior premio a cui si può ambire, quel lampo di soddisfazione che balena negli occhi degli spettatori e precede il loro applauso.

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