Due sconfitte su cui riflettere

IMG_4505Una settimana fa eravamo esaltati e oggi ci troviamo a commentare una sconfitta casalinga in coppa Italia e un brusco scivolone in campionato.

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La scorsa settimana abbiamo giustamente voluto celebrare una situazione storica, oggi è giusto aprire una seria riflessione tecnica sul momento non positivo che l’Alessandria sta vivendo in campionato.

Che riflessioni possiamo fare a tal proposito?

Certamente, bisogna riflettere.

E fin qui…

La sconfitta di Cremona deve aprire una serie di interrogativi e deve essere di stimolo ad importanti riflessioni, a cominciare dallo schieramento adottato dal Mister.

La sconfitta di Cremona è stata condizionata anche da un clamoroso errore difensivo di Sosa e da due reti annullate.

E’ tutto vero, ma ridurre la sconfitta dei grigi ai singoli episodi significherebbe non effettuare una serie di analisi che invece sono estremamente importanti affinché una sconfitta del genere non si ripeta più.

Tanto per cominciare succede troppo spesso che il nostro pur ottimo allenatore cambi modulo nel corso della stessa partita, il che, se può essere giustificato in condizioni particolari, non deve costituire una regola.

Questo che cosa significa secondo te?

Che l’allenatore parte con una certa idea dei propri uomini e degli avversari e che durante la partita ritiene opportuno sparigliare le carte per adattare la squadra alle esigenze dell’incontro, ma, soprattutto, questo significa che l’Alessandria spesso non reagisce in campo alle indicazioni che l’allenatore impartisce come l’allenatore vorrebbe.

C’è qualche cosa che cambieresti?

In questo momento mi interessa di più analizzare il fatto che l’Alessandria, come società e come squadra di calcio, ha bisogno di una continuità progettuale che nel corso dell’era Di Masi non ha avuto abbastanza.

Cosa vuol dire?

Di Masi ha ereditato una formazione meno peggio di quanto alcuni critici non volessero far credere, allestita dal troppo bistrattato Menegatti, ed è andato avanti con D’Angelo mostrando di avere piena fiducia in un allenatore di sicuro valore ma che non aveva convinto tutti e che ha fatto del 3-5-2 un autentico credo.

In quest’ottica, l’anno scorso erano arrivati giocatori, come Guazzo e Obodo; altri, reduci dalle precedenti annate, come Taddei, Rantier Cavalli, Sirri e Sabato erano stati confermati.

Quest’anno?

Quest’anno, con l’arrivo di Scienza, è stato sposato il modulo 4-3-3 e giocatori che potevano essere molto importanti la scorsa stagione sono stati accompagnati alla porta per ricostruire una squadra che avrebbe dovuto avere in elementi come Loviso e come l’ex capo-cannoniere Fischnaller i propri perni.

E poi?

E poi, dopo pochi mesi, Scienza ha ceduto il posto a Gregucci che, pur non discostandosi molto dal predecessore a livello di impostazione tattica generale, ha invece mostrato di avere idee ben diverse dal punto di vista dell’utilizzo dei giocatori e anche in termini di mentalità da mettere in campo.

Quindi?

Quindi ecco che giocatori del calibro di Loviso e Fischnaller che sono stati pezzi pregiati della campagna acquisti dell’estate 2015 sono finiti senza tanti complimenti in panchina (alludo principalmente al primo, ma, con l’ingaggio di Iocolano, ho la sensazione che anche Fischnaller potrebbe non essere più così indispensabile) e l’Alessandria si è scoperta necessitare di altri uomini.

In conclusione?

In conclusione continuo a credere che l’Alessandria sia una formazione di primissima scelta che deve assolutamente cercare di ritornare in vetta alla classifica di Lega Pro, ma che ogni squadra, per vincere, ha bisogno di una continuità progettuale, cioè ha bisogno di uomini e, possibilmente anche di un modulo, attorno ai quali crescere e svolgere un lavoro pluriennale. L’Alessandria di Luca Di Masi (presidente a cui comunque tutti i tifosi debbono fare un monumento) è una società che dà troppo l’impressione di cambiare completamente pelle ad ogni stagione e questa, secondo me, non è complessivamente una cosa positiva.

 

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