FACCE DA TELEVISIONE CERCANSI, ASTENERSI SE POLITICI

Ottenere informazioni da politici che appaiono in televisione si sta rivelando sempre più difficile, a causa della vanificazione dell’efficacia del rapporto tra la domanda diretta che deve ottenere una risposta diretta.
Di certo i politici preferiscono apparire in video nel contesto di un clima sereno ed evitano qualunque duro interrogatorio, mentre a noi telespettatori viene il lecito sospetto che tutto sia stato pianificato.
Domande senza risposte chiare, essendo le prime comunque concordate, con i tempi giusti per l’inquadratura perfetta, l’attenzione alla singola domanda e poi una bella manovra di elusione, a volte anche fisica (nel caso di incontro pressoché casuale per le strade normalmente battute, tempi e percorsi da concordare).
La morte civile del colloquio.
Invece le interviste sostanziali, corpose hanno un ruolo importante per la democrazia, ma questo significherebbe sfidare i politici tanto nei notiziari, quanto sui set televisivi dei programmi dedicati.
I politici potrebbero ricevere comunque le domande e lanciare a loro volta una sfida con le loro risposte.
Certo, anche quando la situazione è organizzata.
Tuttavia i politici sono sempre più consapevoli dei pericoli che una serie di domande difficili può arrecare alla loro immagine, per questo si pongono sulla difensiva oppure aggrediscono (che poi è la stessa cosa, in chi evidentemente ha timore di qualcosa).
Ad essere uccisa è la passione.
Se i politici sono ardenti va bene, se poi sanno essere divertenti è ancor meglio per la televisione.
Tutti raggiungono il massimo livello quando raccontano una storia.
Non tutti i giornalisti o gli intervistatori televisivi cercano un approccio aggressivo, ma in questo caso è il pubblico a pensare che così facendo non si possano ottenere sufficienti informazioni dai politici.
Le interviste difficili, inoltre, potrebbero rivelarsi una perdita di tempo e l’idea che si rischia di offrire potrebbe essere quella pura e semplice della ricerca dello scontro.
Come la mettiamo allora con lo stile che potremmo definire più calore umano che luce, diretta o riflessa?
Al contrario l’apparenza paga sempre entrambe le parti e si deve tener conto che i politici in genere sono stati eletti mentre i giornalisti no.
Allora potrebbe funzionare una intelligente mistura fra tecniche di indagine criminologica (per carità, non fate battute di cattivo gusto) ed un atteggiamento cortese, affabile, avvolgente anzi affascinante, così da estorcere con garbo le informazioni richieste.
La battaglia pur sempre in atto tra politici e gli intervistatori in video è sempre impostato in modo da ottenere la massima intensità, che per i giornalisti è il tentativo d’ottenere risposte secche ed esaurienti avendo poi il necessario spazio per gli approfondimenti, mentre i politici cercano di bloccare ogni tentativo di aggancio nella spasmodica ricerca del contatto diretto con l’elettore (anche quando non sono in campagna elettorale, naturalmente).
Poi ci sono i giochi, come quello che si potrebbe definire “vale la pena di soffermarsi su…”, che sovente hanno un effetto determinante a ridosso delle elezioni e possono incidere sul risultato; giochetto che ha l’aggancio naturale in “che cosa farei se fossi al potere…”
Gli effetti sono massicciamente amplificati nei solitari salotti dove la gente comune si fa creare un’opinione dal televisore, essendo spariti o in via di estinzione i luoghi di dibattito non necessariamente organizzato (i bar ed i circoli valgono soltanto nel caso di competizioni sportive, con particolare riguardo a europei e mondiali di calcio).
Varrebbe forse la pena di fare paragoni con i modelli del passato e prevedere quelli futuri, ma non sarebbe altro che una analisi delle tendenze, che non sono necessariamente cattive o sbagliate, ma il compito assunto non è tanto quello di fare previsioni, quanto piuttosto di tracciare i contorni del Mondo (della comunicazione visiva) che va cambiando.
Storia diversa per i giornali cartacei certo, ma la televisione soprattutto ha l’occasione di confrontarsi direttamente con i politici, scrutandoli, interrogandoli, sfidandoli in diretta, costringendoli a tirar fuori la verità a tutto vantaggio del pubblico.
Il futuro è una cosa strana perché si crede sempre di poterlo conoscere ed invece è sfuggente, non potendo essere un dato di fatto sino a quando non viene confermato dagli avvenimenti.
Il futuro è qualcosa su cui giocare, magari fare speculazione indirizzando risultati sociali e soprattutto politici, così da trasformare l’attualità degli incontri con i politici terreno fertile per essere cassa di risonanza delle istanze personali, dove la politica sta diventando una forma di intrattenimento.
I dibattiti durante le campagne elettorali si contraddistinguono per l’atteggiamento farsesco, con l’esibizione nelle cosiddette dispute dell’ultimo minuto, con contorno di retroscena sulla negoziazione e minacce e contro-minacce, in un clima di perfetta inutilità.
Sarebbe preferibile concentrarsi sui contenuti politici, senza litigare in merito alla piega che prende il dibattito, perché non si può pretendere che tutto sia bello e organizzato come un reality-show o una soap-opera.
Almeno, con l’impegno profuso sui social media, qualche dibattito ha contribuito a fornire alcuni spunti di discussione interessanti, utili e vantaggiosi.
Occorre smentire i futurologi del passato che ritenevano la televisione esser il luogo ideale per il grande dibattito politico, perché invece questo è il non-luogo ove viene trasmesso regolarmente il nulla.
Tuttavia la credulità popolare si sofferma sulle sole questioni che vengono affrontate in video, senza pensare che se alcuni problemi non sono stati affrontati non significa affatto che non esistano.
Ai politici interessano soltanto i racconti in merito alle coalizioni partitiche, che per loro naturale conformazione sono sempre deboli, effimere, incostanti, incredibili e connesse a oscure ragioni.
Allora il problema è che la realtà interpretata dalla televisione è di gran lunga più inventata delle storie che appaiono nei programmi di finzione, dove sceneggiatori e registi debbono far sempre bene attenzione a non valicare la soglia della verosimiglianza.

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