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RACCONTAMI UNA BUGIA OVVERO APPUNTI A MARGINE DELLE ESPOSIZIONI PITTORICA E FOTOGRAFICA “PINOCCHIO&FRIENDS”

(Alessandria, da sabato 21 novembre a domenica 13 dicembre 2015, anticipate venerdì 20 novembre dalla performance “Raccontami una bugia” condotta da Claudio Braggio e Omid Maleknia, all’Isola Ritrovata)

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Eccezionale evento in Alessandria presso lo Studio d’Arte 102 ed il circolo l’Isola Ritrovata con opere ed artisti del progetto “Pinocchio and Friends”, idea originale di Stefano Giraldi. Artisti presenti opere pittoriche: Ugo Nespolo, Sergio Staino, Gianpaolo Talani, Alessandro Reggioli, Claudio Braggio, Giuseppe Scapigliati, Maila Stolfi, Riccardo Ghiribelli, Massimo Cantini, Alessandra Silvia Simone, Daniela Cappellini, Giuliano Rossetti, Lido Contemori, Massimo Cavezzali, Francesco Beccastrini, Massimo Orsi.
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L’arte potrebbe essere la dimostrazione che esiste un diritto alla menzogna, da contrapporre alla costante creazione di una morale ovvero di atti conformati da una regola.
Il tentativo perpetrato con buona costanza dagli artisti è quello di operare una erosione di senso della morale, delle strutture della tradizione, del sistema di valori del passato, senza per questo distruggerli, come appunto opera la bugia.
Appare quindi naturale l’accostamento fra arte e bugia, tenendo conto che entrambe poggiano sull’immaginazione e richiedono sforzi notevoli per essere costruite.
Riconoscere un bugiardo, inoltre è altrettanto difficile se non complesso come riconoscere un artista ed entrambi hanno l’esigenza di non perdere contatto con la realtà, se vogliono inventare storie non vere e crederci, per poter giocare sino in fino la sospensione dell’incredulità nell’altro, lo spettatore.
Tuttavia il bugiardo può facilmente rimanere egli stesso vittima del proprio inganno, credendoci fino in fondo, mentre il credere ultimo dell’artista, come dello spettatore, è pur sempre quello di credere in una finzione che sa essere tale.
D’altra parte l’etimologia latina di “persona” deriva da maschera, la maschera dell’attore che appunto impersona qualcun altro.
Perché accade che si menta?
Essere sé stessi è sconcertante e per alcuni è senz’altro meglio essere qualcun altro (Oscar Wilde) ovvero fingere di essere sé stessi.
L’autoinganno fa miracoli, sempre.
Bugie per vivere e vivere di bugie, facendo esercitare funzioni a placebo, omeopatia, pranoterapeuti che oltre alle contraddizioni scientifiche sviluppano anche il gusto della teatralità, come nel caso del mesmerismo (Franz Anton Mesmer) in voga da fine Settecento, che spingeva a credere nell’utilità terapeutica dell’abbracciare gli alberi, far scorrer sul corpo calamite convoglia fluidi e nell’emozione di partecipare a guarigioni collettive, rese vivaci dall’uso dei colori.
Bugiardi, imbroglioni, ciarlatani, teatranti.
Così bravi da ingannare sé stessi perché caduti nella trappola di vedere le cose sempre in linea con i propri desideri.
Come fanno i sondaggi, a cui s’aggrappano soprattutto i politici, illusi da un elettorato confuso nella sua pretesa di esigere politici onesti che nel contempo siano anche sempre sinceri.
Situazione pericolosa, anche quando si tratta di piccoli inganni privati, la cui somma può avere sempre gravi ripercussioni pubbliche, essendo tutti noi in perenne bilico tra vantaggio espressivo, il desiderio di dire il vero, e vantaggio della reputazione ovvero sociale, quello che ci attribuisce prestigio nella comunità.
Conflitto che non soltanto in politica si risolvono facilmente con una bugia.
La sincerità richiede maggior impegno, pretende che le certezze siano tutte quanti ingannevoli e non sempre siamo inclini a concederci quel margine necessario di illusione per vedere oltre l’orizzonte della collina che si dovrà superare.
La verità era per i Romani antichi come sangue che cola dalle ferite (Cruor), la linfa vitale che sgorga (Crudus) e viene mostrata pubblicamente (Cruda exta victimae) dal sacerdote durante la cerimonia sacrificale.
Le parole sono messi di comunicazione imprecisi ed il rovello che ha portato all’invenzione dell’interiorità sta tutto nel dubbio in attesa di verificare quanto l’altro sia affidabile (senza estrargli le viscere, magari).
La verità diventa allora luogo che non ci appartiene, ma a cui scopriamo sempre di appartenere, nel senso che la verità dell’altro non appartiene a me né a nessun altro in particolare, ma a tutti quelli che sono stati chiamati a fruirne apertamente (Sant’Agostino ovvero Agostino d’Ippona).
Il potere assoluto risiede nell’autenticità (Authéntes, Authentikos), concetto anticamente usato per definire il padrone, l’autore, l’autocrate, il sovrano, il colpevole, l’assassino, il suicida, insomma colui che ha agito con propria mano.
Il livello superiore, nel senso di elevato perché attinge all’immagine della purezza e si proietta idealmente verso la semplicità è la sincerità, che in breve e nell’intesa sociale si identifica con il “fare come dice”; sino al livello più alto e ampio della veridicità ovvero il dire la verità.
Bugia, inganno, mezze verità, falce credenze, memoria, pensiero innocente contenuto nelle cosiddette “bugie bianche”, ma a volta anche dire la verità funziona.
Il banco di prova è l’innamoramento, che per prima cosa assume come vero il bacio in quanto prima autentica prova del trasporto amoroso eppure così potente nel trasformare amore in una bugia che viene creduta come nell’irreale espresso da romanzi e poesie, ad esempio.
L0ireale è accettabile, ma uscire dalla realtà non viene accettato giammai ed allora non si crede affatto che l’amore possa accecare, bensì al contrario è capace di far spalancare gli occhi su una rappresentazione del mondo assolutamente nuova.
Follia, inganno, sensazione di verità si confondono mentre l’illusione si spoglia di tutti i suoi orpelli e non soltanto lei.
Sarà per questo che siamo inclini (molti, ma non tutti) nell’esistenza de marziani, dei fantasmi e di quelli che pagano regolarmente tutte le tasse ed i tributi.
Così, senza rendersene ben conto, si finisce per pronunciare qualche fatidica frase del tipo “io ti amo”, affermazione senza impiego e priva di obbligo sociale.
Io ti amo, senza sfumature perché le sopprime tutte e non ammette né gradazioni, né scrupoli essendo sempre vera.
Io ti amo, senza altrove, perché nulla può separarci dal sogno.
Io ti amo, senza trasmettere significati, giacché si aggrappa ad una situazione limite.
Io ti amo, in sospeso perché anche quando ripetuta milioni ha senso unicamente nel momento esatto in cui viene pronunciata.
Io ti amo, che funziona quando di fronte c’è l’altro o l’altra, allora sì che l’inganno diviene perfetto!
Magari è tutto uno scherzo, menzogna giocosa e quindi innocua (Tommaso d’Acquino), e se così non fosse allora potrebbe esser utile bussola la gradazione o meglio la gerarchia delle menzogne redatta da Agostino d’Ippona, in ordine decrescente, dalla più grave a quella maggiormente perdonabile:
1) menzogna nell’insegnamento della religione;
2) menzogna che nuoce a qualcuno e non è dì aiuto a nessuno;
3) menzogna che nuoce a qualcuno, ma è d’aiuto ad altri;
4) menzogna detta per il piacere di ingannare;
5) menzogna detta per lusingare durate la conversazione;
6) menzogna che non nuoce a nessuno e arreca vantaggio a qualcuno;
7) menzogna che non nuoce a nessuno e arreca vantaggio a qualcuno, che però dev’esser disposto a pentirsi;
8) menzogna che non nuoce a nessuno e protegge qualcuno dal subire oltraggio.

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