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Pinocchio and Friends – soltanto un alessandrino nella collettiva di pittura

Eccezionale evento artistico in Alessandria nel corso delle giornate di Sabato 21 e Domenica 22 Novembre 2015, quando lo Studio d’Arte 102 in via Verona ed il circolo musicale e culturale l’Isola Ritrovata ospiteranno opere ed artisti del progetto “Pinocchio and Friends”, idea originale di Stefano Giraldi, che ne cura la direzione artistica e l’organizzazione.
L’iniziativa conta ben due inaugurazioni, sempre alle ore 17,30 circa di cui la prima sabato 21 Novembre allo Studio d’Arte 102 con l’esposizione di almeno 15 opere pittoriche appositamente realizzate per il tema.
Artisti presenti con un’opera
1 – Ugo Nespolo
2 – Sergio Staino
3 – Gianpaolo Talani
4 – Alessandro Reggioli
5 – CLAUDIO BRAGGIO
6 – Giuseppe Scapigliati
7 – Maila Stolfi
8 – Riccardo Ghiribelli
9 – Massimo Cantini
10 – Alessandra Silvia Simone
11 – Daniela Cappellini
12 – Giuliano Rossetti
13 – Lido Contemori
14 – Massimo Cavezzali
15 – Francesco Beccastrini

Questa la notizia che mi riempie di gioia, unico alessandrino invitato a partecipare, pur se il definirmi pittore mi pare eccessivo essendo artista più avvezzo ad usar la parola che non pennello e spatola, se non per divertimento con stesso serio approccio comunque.
Tuttavia ho accettato di partecipare, comunque dopo aver opposto per pudore un poco di resistenza al curatore, che stimo per esperienza di lunga pezza nel campo dell’arte.
Come sovente accade ai creativi, ad averlo ben impressionato sono stati i molti dipinti che raffigurano l’astratto “gatto Poldo!”, tanto quelli che sostano in permanenza all’Isola Ritrovata, quanto gli altri che transitano da quelle parti, ma poi trovano casa presso gli ospiti alle varie iniziative (ora dovrebbero essere più di cento quelli distribuiti).
Il simpatico faccione del “gatto Poldo!” è conosciuto, ma in questo contesto eventualmente avrebbe potuto far compagnia ad una Volpe, per ricreare la famosa coppia dell’opera collodiana.
Il Pinocchio che propongo è comunque un’astrazione, nel senso proprio di “non reale”, assumendo come vera quella sospensione dell’incredulità che scatta quando si legge un racconto o si vede un film, quella che ci permette di dar noi stessi vita ad un burattino di legno, prima ancora che questo si muova.
Gli elementi simbolo sono richiamati nel faccione tondo, nell’occhio dipinto come si farebbe in modo semplice ed efficace con un balocco in legno e naturalmente dal lungo naso.
Il color rosa della testa, del collo e di alcune parti che paiono galleggiare nel mare multicolore in cui l’elemento principale è immerso, richiama in modo preciso quell’assunzione di umanità che nella narrazione invece è segnalata con la trasformazione in bambino del ciocco di legno, parlante per chissà quale intervento divino.
I lunghi segni gialli trasversali, come pure si potrebbe dire della tesa del cappellaccio, sono per loro forza di segno e di colore che emerge in modo quasi prepotente, un segnale di rafforzamento sull’essenza divina del protagonista, che non compie soltanto una sorta di miracolo quand’egli è legno, ma per il buon cuore di Mastro Geppetto lo ripete pure quando diviene bambino, a regalar gioie familiari perdute.
Una sorta di cuore, rosso, rivela la doppia identità di Pinocchio, come alcune rapide pennellate d’oro, sparpagliate per il corpo centrale del dipinto, richiamano tanto questo senso di umanità, quanto la debolezza dell’essere umano comunque sensibile al fascino ed al potere del denaro, in cui i ben noti zecchini d’oro rappresentano tanto il riconoscimento del merito, quanto l’illusione di poter ricavar ricchezze senza fatica alcuna.
La non rappresentazione della realtà è affidata anche a quelle immagini che in nessun modo appartengono alla nostra esperienza visiva, perché soprattutto il multicolore corpo centrale dell’opera esprimere contenuti propri nella libera composizione di linee, forme, colori, senza imitare la realtà concreta in cui noi viviamo.
Una commistione quindi, in cui pur rispettando il tema obbligato dell’offerta di partecipazione a questa collettiva dedicata a Pinocchio e Collodi, ho voluto esprimere contenuti e significati cercando di non prendere in prestito nulla o forse quasi nulla dalle immagini già esistenti intorno a noi.

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