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MotoGP: non poteva finire diversamente

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Per intenderci: l’ultimo atto di questo pazzo Motomondiale, definito da tanti il Mondiale dei Mondiali, è riuscito a prendersi la scena, a dispetto di tutto il resto, come mai nella storia. Il contatto di Sepang tra Rossi e Marquez ha avuto un effetto domino straripante, ma chi sorride alla fine è Jorge Lorenzo.
Pole da “straccio di licenza” (come direbbe il buon Guido Meda), vittoria alla domenica, seppur agevolata da Marquez, e quinto Mondiale in cassaforte: chiamasi “weekend perfetto”.
Impresa sfiorata per Valentino Rossi: dopo i fatti della Malesia, il Dottore, partito dal fondo dello schieramento, si rende protagonista di una super rimonta che lo vede, dopo pochi giri, addirittura 4°, ma troppo distante dai primi tre per poter ipotizzare un aggancio alla vetta.
A destare ancora molti dubbi è la condotta di gara di Marquez. Dopo l’Australia in pochi credevano alle allusioni di Rossi sull’atteggiamento di Marquez, mentre oggi, al contrario, è arrivata la conferma definitiva: il pilota spagnolo della Honda ha deciso di ricoprire il ruolo di arbitro in questo finale di Mondiale, schierandosi palesemente dalla parte del connazionale Lorenzo. Perché parliamo di conferma definitiva? Molto semplice: a Valencia il Cabroncito è rimasto per tutto l’arco della gara incollato agli scarichi di Jorge, non provando mai, sottolineo mai, un attacco. Parliamo di Marquez, l’uomo che due anni fa a Jerez buttò quasi fuori dalla pista lo stesso Lorenzo all’ultima curva, che quest’anno ad Assen pur di sopravanzare Rossi nell’ultima chicane, lo avrebbe steso. Non parliamo di un pilota dal braccino corto, altroché.
A lasciare tutti ancor più interdetti, sono state le dichiarazioni nel post gara di Lorenzo. La classica goccia che fa traboccare un vaso già colmo: “Marc e Dani sono stati molto bravi a non darmi fastidio e a mantenere il Mondiale in Spagna. Mi hanno rispettato, perché mi giocavo il campionato”. Non c’è da aggiungere altro.
In fondo il Popolo Giallo ci credeva. Si trattava di un’impresa quasi impossibile, ma tutti ci credevano, dal primo all’ultimo, nonostante tutto. Quanto meno Rossi può considerarsi il “campione morale”, etichetta che il pilota di Tavullia si sarebbe decisamente risparmiato, ma quest’anno è andata così. Sembrava la sua stagione, tutto girava per il verso giusto, proprio tutto: nella sua giornata più storta il Dottore arrivava massimo quarto. Poi, l’onda malefica di un Marquez in versione “guastafeste” e di un Lorenzo tornato “Martillo” nella seconda metà di stagione, ha cambiato l’andazzo. Anche lo stesso Rossi però non è esente da colpe: a Sepang non sarebbe mai dovuto cadere vittima del giochino psicologico di Marquez.
Chiariamo: Lorenzo ha strameritato di vincere questo Mondiale, ma Valentino certamente non demeritava e, a 36 anni, la “Decima” avrebbe rappresentato il coronamento di una carriera pazzesca, che difficilmente gli ripresenterà una situazione tanto allettante.
Sarebbe stato fantastico vedere un duello Rossi-Lorenzo senza alcuna fastidiosa intromissione, ma qualcuno ha deciso che doveva finire così. Così e in nessun altro modo.

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