Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Marcello Pittaluga: da sempre, i grigi nel dna

pitt  Il Dott. Marcello Pittaluga, notissimo in città, è nato ad Alessandria nel 1956; dopo studi umanistici si laurea in Farmacia nel 1980 e inizia nel 1981 la professione. E’ titolare dal 1987 della “Farmacia Osimo del Dr. M. Pittaluga”. E’ Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Alessandria, Segretario dell’Associazione dei titolari di Farmacia della Provincia di Alessandria e Consigliere di Federfarma Piemonte. E’ maestro di sci dal 1977 e Presidente del C.A.M.SCI (Comitato Alessandrino Maestri di Sci). E’ segretario esecutivo del Comitato organizzatore del “Concorso Internazionale di Chitarra” intitolato alla memoria del padre Michele. E’ Rotariano dal 1996 nel Club di Alessandria del quale è stato Presidente nel 2002-2003. Dottore, come è nata la sua passione per il calcio, dal momento che Lei sembra apprezzare molto anche gli sport invernali? Io vengo da un sport di fatica nel quale l’Italia ha sempre primeggiato , in particolare nella discesa. Sono maestro di sci e allenatore nonchè Presidente di tutti i maestri di sci della Provincia di Alessandria. Detto questo sono sempre stato tifoso dell’Alessandria , in particolar modo perché mio padre mi portava allo stadio, più o meno negli anni ’60. Allora eravamo in serie B e da quel momento son sempre tifoso dei grigi, restando il fatto che d’inverno ho sempre privilegiato le domeniche sugli sci. Tutt’ora, quando l’Alessandria gioca in casa, io per le 14.30 rientro in Alessandria per andare a vedere la partita. Ricorda ancora le sue presenze da tifoso al Moccagatta? Penso di essere andato nei primi anni sessanta. Mi ricordo un aneddoto: mio padre aveva l’abbonamento in tribuna, che allora  aveva le panche di legno. D’inverno , quando andavamo allo stadio,  mi sedevo tra lui e suo cugino, mi mettevano in mezzo,  mi coprivano con un plaid e mi davano, per scaldarmi, la boule dell’acqua calda. Cosa significa per lei essere tifoso dell’Alessandria ? Significa appartenere alla propria città: io sono alessandrino di quarta generazione, sono attaccato alla mia città, mi piacerebbe vedere per la prima volta l’Alessandria in Serie A. Io tifo Alessandria ed anche per il Milan, ma semplicemente perché allora giocava Rivera anche lui alessandrino doc. Da allora ho sempre tifato Milan ma il Milan viene in secondo piano: se c’è da vedere la partita in televisione del Milan, magari una finale di Coppa Campioni e c’è da andare a vedere l’Alessandria che gioca in casa, io vado a vedere l’Alessandria che gioca in casa. Come giudica il lavoro svolto dal Presidente Luca Di Masi? Eccezionale, penso che abbiamo avuto fortuna a trovare un presidente così e dobbiamo tenercelo stretto; spero che continui in questa sua azione,  che non si scoraggi e  che grazie a lui si possa coronare un sogno: mi piacerebbe vedere l’Alessandria in Coppa Uefa o in Champions League, magari andare a giocare a Istanbul contro il Galatasaray . Sarei il primo a prenderei l’aereo. Spesso ci si lamenta nel vedere gli spalti semivuoti al “Moccagatta”. Il concorso di chitarra classica ha un ottimo riscontro di pubblico. La città risponde oppure regna la solita indifferenza mandrogna? Quando ho iniziato a frequentare il Moccagatta, c’era una quantità di persone che non abbiamo mai più visto. Mi ricordo che nel parterre la gente era stipata  a tal punto che se uno si sentiva male li in mezzo  non riuscivano a tirarlo fuori. Erano altri tempi, un altro modo di vivere la partita, non c’era la televisione e l’Alessandria era la squadra più importante. Non dimentichiamo che  il pubblico che frequentava gli stadi poteva sentire le partite solo alla radio. Oggi io noto una presenza di pubblico inferiore a quella che ci si aspetterebbe per una piazza che ha la storia di Alessandria. Se devo fare un paragone con il concorso di chitarra direi che è tipico degli alessandrini: noi ci comportiamo con alti e bassi. Tutto dipende dagli umori del momento, questa è una piazza difficile, che pretende troppo, che mette molta pressione.Se fossimo in un’altra piazza, meno “ansiogena”  probabilmente otterremmo dei risultati migliori. Oggi, e non solo ad Alessandria, per avere una sana gestione, bisogna puntare sul settore giovanile, più che sulle presenze allo stadio. Purtroppo, i tempi cambiano.

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