Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Fulvio Saroli: dal campo alla scrivania con la passione del calcio

saroliIl Dott. Fulvio Saroli, classe 1931, è stato l’ottavo presidente della Banca popolare di Bari, all’epoca in cui (2009, presidenza Matarrese) l’Istituto di Credito divenne il main sponsor del Bari Calcio. La sua carriera iniziò alla succursale di Alessandria della Banca d’Italia (qui tornò successivamente come vice direttore reggente e poi consigliere) dove, nel corso di una brillantissima carriera, ricoprì importanti incarichi anche all’estero (Stati Uniti, Germania e Francia). All’inizio degli anni ’50 militò nello Spezia, allora in serie C, come portiere, inizio di una brillante carriera interrotta da un infortunio alla mano alla vigilia del trasferimento alla Fiorentina. Ora, pensionato, vive ad Alessandria e segue da vicino le gesta dei grigi: gioventù a La Spezia, maturità ad Alessandria. Quando si dice che la saggezza si conquista con gli anni…

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Ci racconta i suoi esordi da ragazzino nei campi di periferia?

Campo di periferia per me significa la parrocchia, il campo dietro la chiesetta dove si andava a giocare noi ragazzi. Da li avevo circa 14/15 anni quando fui notato da una squadra che si chiamava Carpanesi Boys, dal nome del proprietario Sono quindi stato notato da un osservatore dello Spezia e andai a giocare nella società ligure, mi trovai con giocatori che avevo ammirato dalle gradinate, per me erano degli dei. E la terza partita di campionato di Serie C fui chiamato a giocare a causa di un infortunio occorso al titolare: la prima partita da titolare la feci a Jesi. I giudizi furono più che positivi anche se perdemmo 1-0. Poi ho continuato a giocare e ho avuto allenatori molto bravi soprattutto per il ruolo del portiere. Dopo alcune partite nello Spezia in allenamento mi feci male al polo della mano sinistra, fui diagnosticato male, una infrazione allo scafoide, per cui sono stato un anno senza giocare, poi ho ricominciato nello Spezia. Nel frattempo fui notato da un osservatore della Fiorentina in un torneo estivo che si chiamava “Coppa Brezzi” a Genova, era una passerella per i giovani. Fui chiamato a Firenze. Andai in Toscana dove feci una partita precampionato, ma non ero guarito e così, sul più bello, tutto sfumò. Ho continuato a giocare per un pò ma ho dovuto poi abbandonare. La mia carriera sportiva è finita qui.

Che ricordi ha della sua esperienza allo Spezia ?

Inanzitutto era la squadra della mia città, ho vissuto lì 7 anni per il lavoro di mio padre, andavo allo stadio, alle volte non mangiavo per andare a vedere le partite. Mi sono ritrovato li emozionatissimo e mi sono impegnato molto. Credevo in quello che doveva essere il mio dovere di atleta.

Invece, un incidente le ha stroncato la carriera, proprio quando era in procinto di approdare nel grande calcio. Ci racconta cosa è successo ?

E’ stata una cosa strana, accaduta in allenamento. il portiere titolare giocava nella squadra riserve in modo che i titolari lo impegnassero il più possibile e a un certo punto di fronte al centravanti mi sono buttato ai suoi piedi mentre lui stava calciando. Ho messo la mano sul pallone, proprio nel momento in cui lui ha calciato, la mano è girata male, è gonfiata immediatamente. Sono stato 40 giorni ingessato. Ho cominciato a fare fisioterapia ma il male non passava: mi avevano ingessato male. E cosi ho smesso, allora non c’erano le terapie di oggi.

Quale sarebbe stata la carriera di Fulvio Saroli, senza l’incidente avuto alla mano sinistra ?

Sarei andato a Firenze e poi non so.Tra l’altro chi mi sostituì a Firenze fu Giuliano Sarti che poi ha giocato tanto nella Fiorentina, nell’Inter, in Nazionale, è stato un gran portiere. Per lo meno in B avrei giocato.

 

Da osservatore, negli anni, come è cambiato secondo lei, il modo di giocare del portiere ?

Come osservatore, dal punto di vista tecnico direi che non sono stati fatti molti progressi. Ho avuto modo di conoscere in profondità Zoff e soprattutto Gillet, portiere del Bari, con cui parlammo molto di calcio. Come mai, ad esempio, ci sono portieri che più di altri parano i rigori? L’aspetto psicologico è molto importante: se il portiere para il rigore è un Dio, se gli fanno gol nessuno gli dice niente. Chi tira il rigore dal punto di vista psicologico è svantaggiato. Forse, oggi, si studiano molto di più le caratteristiche e le abitudini dei realizzatori.

Le piace il calcio di questi anni ?

Il calcio è diverso, io credo di essere uno dei pochissimi tifosi sportivi che ammettono di non essere il commissario tecnico della nazionale. Sono un osservatore, ma so ammettere i miei limiti. Una volta il gioco era molto lento e le squadre giocavano più o meno tutte nello stesso modo, con il libero, il metodo. Era più facile contrastare lo schieramento avversario, ora ci sono mille schemi e i giocatori mi paiono frastornati, cercano di mettere in campo quello che vuole l’allenatore e a volte mi paiono disorientati. Spesso gli allenatori non tengono conto delle caratteristiche dei giocatori che hanno in rosa ma applicano uno schema che solo loro hanno in testa.

Da Presidente di Banca lei ha sponsorizzato il Bari Calcio: è stata una esperienza positiva ?

Esperieza positivissima, sono entrato in contatto con i migliori Presidenti delle squadre Italiane, ero presidente della banca sponsor e avevo posto nella tribuna d’onore. Ho instaurato ottimi rapporti con tanti dirigenti con cui ci trovavano due volte all’anno a vedere la partita. Era un mondo fatato,il meglio che potessi desiderare per un appassionato di calcio come me.

 

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