ALESSANDRO MARELLA: «In un momento tanto buio, niente è più bello che godersi questi Grigi»

marellaLa faccia da curva di questa edizione è Alessandro Marella, una delle facce più conosciute della Nord e di tutta la tifoseria, sempre presente: con voce e cuore. Iniziamo.
Alessandro, da quanto vieni allo stadio? Ricordi la tua prima volta al Mocca?
«Io vengo allo stadio dal ‘95, anno dopo l’alluvione. Sono nato juventino, ma mio padre è sempre stato un grande appassionato di calcio e mi portò a vedere l’Alessandria un po’ di volte quell’anno… Ricordo un’Alessandria-Spal e un’Alessandria-Mantova, tutte partite molto competitive, di grande impatto. Il mio non è stato un amore a prima vista, ma dopo un po’ di partite mi sono affezionato in maniera radicale, fino ad arrivare al punto di non poterne fare a meno.»
Cosa significa per te essere tifoso?
«Il concetto di tifoso è qualcosa di molto vario: entrando in un qualsiasi bar si sente parlare tifosi, appunto, di Juventus, Milan, Inter e tante altre squadre dai nomi altisonanti. Per me essere tifosi invece consiste nel legame, stretto con una squadra che per te ricopre davvero un ruolo importante. Significa amare e sostenere questa squadra al di là dei giocatori in capo, ignorando i risultati. Tifoso è anche colui che è strettamente legato alla squadra della propria città. Questo per me è un fattore davvero importante.»
Dimmi le prime tre parole che ti vengono in mente quando sentì dire ‘Alessandria’.
«La prima è ‘Grigi’: il nostro colore, i nostri ragazzi che cambiano di anno in anno a che devono sempre avere gli stessi requisiti: grinta, passione e umiltà. La seconda è ‘Gradinata Nord’: cuore pulsante di un mondo bellissimo. La terza, in chiave futura, è proprio ‘Alessandria’, intesa come gruppo di abitanti, intesa come città: ci deve essere una fusione tra quello che è la vita dell’Alessandria calcio e quello che è la vita di Alessandria.»
Quale coro porti nel cuore? Perché?
«Di cori che canto e ascolto volentieri ce ne sono tantissimi; quello a cui sono davvero affezionato è ‘Mi ricordo una vecchia canzone che cantavano sempre gli ultrà non ricordo come eran le strofe, ma facevan lalalalala..’ È stato il più cantato durante l’ultimo, meraviglioso campionato di serie D, lo cantavamo sempre con i giocatori e mi riporta ogni volta a momenti e a emozioni bellissime.»
La partita più bella e la partita più triste.
«La mia partita più bella è stata Alessandria-Carrarese. Pioveva davvero fortissimo, io ero come sempre presente. Emilio Melis si stava scaldando, io ero dpdavanti alla rete a prendermi l’acqua. Appena entrato, segnò e venne ad esultare con me, davanti a me. È stato un momento di emozioni fortissime, un momento di condivisione che va oltre al calcio stesso. È stato un episodio che mi ha legato definitivamente a questa squadra. La più triste è stata Alessandria-Salernitana… Non è nulla di nuovo per nessuno.»
La coreografia più suggestiva della Curva Nord.
«Ho avuto l’onore di disegnarne parecchie con il mio amico Cecco. La mia preferita resta la croce centrale, ancora nella curva vecchia, prima di una partita contro la Sambonifacese.»
La tua trasferta più tosta:
«La mia trasferta più tosta è stata quella a Salerno. Tensione a mille e apoteosi di adrenalina, al gol di Martini ho anche avuto un mancamento, rinunciando a una decina di minuti di partita per riprendermi. È stata una delle trasferte più belle. La categoria non si sentiva, potevi anche giocare per la Champions League. In quello stadio, con quella gente, in quell’ambiente così particolarmente caldo e agitato, così vivo così focoso… Esistevi solo tu, con i tuoi fratelli e i tuoi Grigi sul campo. Si respirava quel calcio alla vecchia maniera. È stato qualcosa di spettacolare.»
Hai un personaggio grigio a cui ti sei particolarmente affezionato?
«Sì, c’è. È un signore che ora si limita soltanto a venire allo stadio. Si chiama Egidio e anni fa era un po’ il tutto fare dello stadio: magazziniere, giardiniere… In un momento in cui non ci si potevano permettere tanti stipendi, lui svolgeva qualsiasi mansione. È una bellissima persona, degna di essere citata.»
Come vedi la squadra di quest’anno?
«Il punto di forza di questa squadra è la compattezza, intesa come unione morale e umana. Sono un gruppo affiatati stimo, bilanciato, di spirito. Questo è un fattore che va al di là della competenza tecnica. Il campionato si vince si con i piedi, ma anche e soprattutto con il cuore.»
Fai un appello ai mandrogni.
«Considerando la situazione tragica che sta vivendo la nostra città, l’unica vera soddisfazione, l’unico vero spiraglio ha il colore grigio. Potrebbe essere la prima di una serie di rinascite, potrebbe stimolare a rimettersi in gioco. E poi, in un periodo così buio per la provincia, non c’è nulla di più bello che godersi questa spettacolare Alessandria.»

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