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viaggi perduti

 

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siria 17-24.11.2006 bis 158Succede spesso a chi viaggia di abbandonarsi ai ricordi, di essere colto da un alone nostalgico per alcuni luoghi, che più di altri, si sono insinuati così profondamente nella memoria da lasciare un segno indelebile e una gran voglia di tornare. Purtroppo fare le valigie e partire non basta. Non sempre è la soluzione, non sempre è possibile rivivere, sulla falsa riga di quel lontano viaggio, situazioni identiche ed entusiasmanti, come se lo stesso non si fosse mai interrotto ma fosse invece la naturale prosecuzione di quell’esperienza tanto esaltante quanto indimenticabile. A distanza di tempo i luoghi cambiano, dilaniati dalle guerre, sconvolti dalle instabilità economiche, dalle calamità o stravolti dall’interesse edilizio. O cambiano perchè anche noi cambiamo o è l’aura di cui sono fatti i luoghi a cambiare; lo dobbiamo mettere in conto: ritornare in un luogo già vissuto non sempre paga. Come il mio desiderio mai concretizzato di rivedere Cayo Sombrero, un isolotto sperduto nel mar dei Caraibi, in cui il mio cuore si è fermato e con esso parte di me stessa. Seppur le immagini tornino puntualmente a farmi visita, ho sempre ricacciato la voglia di tornarvi e sebbene il richiamo di quella spiaggia meravigliosa e ammaliatrice abbia su di me un effetto tentatore, non potrei sopportare di vederla cambiata. Un chilometro di sabbia bianca bagnata da un mare caldo, chiaro e cristallino. Quando ci arrivai, a bordo di una leggera barchetta che faceva la spola dalla costa venezuelana all’isola, fu come un miraggio. Solo palme, sole, mare e il relax di un’amaca stesa tra gli alberi, un prodotto esotico su cui cullarsi per ore e ore guardando nel cielo le nuvole di passaggio. Credetti davvero al cielo in terra e da allora è diventato il mio personale paradiso e il mio rifugio a cui ricorro, fosse anche solo per rinvigorire il ricordo. Tuttavia ci sono, paesi come la Siria, la Libia, e ancora più di recente l’Iraq che ha visto sbriciolarsi intere città del passato come Ninive, nell’antica Babilonia, per cui diventa inutile domandarsi se qualcosa sia cambiato, perché le immagini che ci arrivano sono tutt’altro che confortanti e soffocano le memorie di viaggio di chi li ha conosciuti in tempi molto diversi. Erano terre meravigliose, quando le visitai, pervase da una storia millenaria e crocevia di antiche civiltà, romane e bizantine. Ora irrimediabilmente sfregiate da una guerra senza tregua in cui dilaga solo morte e distruzione. Ricordo tutto di quei viaggi, dall’atmosfera delle scintillanti moschee di Damasco e di Aleppo, alle fortezze crociate, al mix delle spezie che esalavano un inconfondibile profumo tra i vicoli dei bazar, ai castelli in rovina in mezzo al nulla: ultimi baluardi di antiche dinastie. Ogni luogo aveva una storia che ne esaltava le conquiste, lo splendore e la forza di popoli, ambiziosi e valorosi e, sebbene quella storia di califfi e califfati, offrisse una visione ben diversa dalla nostra, era interessante non perdersi la loro versione dei fatti. C’erano poi tra le terre desertiche e nel lembo verde della pianura bagnata dai fiumi Tigri e Eufrate altri luoghi meravigliosi che temo non esistano più, anch’essi miseramente caduti insieme alla loro storia millenaria e sepolti sotto le macerie di una guerra senza fine. E’ il caso di Maalula dove sorgeva una Chiesa cristiana; una delle poche al mondo dove si officiava ancora la messa in aramaico e, che dire, della splendida Palmira, dallo stile architettonico unico al mondo, voluto e perseguito dalla Regina Zenobia. C’erano luoghi e oggi non più. Luoghi che da viaggiatrice quale sono non mi sono fatta mancare, entrati oggi nel mito e nella leggenda. Viaggi perduti per sempre: irraggiungibili e irripetibili che a causa dell’uomo non potremo più rivedere, ma solo ricordare.

Simonetta Gorsegno

Nella foto: Maalula, Siria

 

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