nuova edizione per il libro dedicato al “settimino di incisa”

settNuova edizione del libro “La Medicina Popolare e i “miracoli” del Settimino di Incisa di Enrico Vigna.

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Rispetto alla precedente edizione, il testo è corredato da nuone testimoninze , aneddoti e memoriali che conferiscono solidità di analisi storica  e antropologica alla vicenda umana di un personaggio ormai ammantata dai toni della leggenda e della agiografia. Il libro è in vendita in Alessandria presso l’edicola Rivera di via Cavour o presso la redazione di Hurrà Grigi in Corso Roma, 85 (tel. 0131.260053).

Così l’autore del testo ricorda il protagonista:

“Antonio Cacciabue detto “Tunen il settimino di Incisa”, nato a Incisa Belbo (poi Scapaccino), l’8 agosto del 1850 e ivi deceduto il 29 giugno 1929, è stato durante la sua vita un punto di riferimento importante per la popolazione della Val Belbo e delle zone limitrofe. Era un contadino che di giorno lavorava la terra pregando, riservava tuttavia parte della giornata per ricevere i bisognosi che ricorrevano alla sua “medicina empirica”. La notte era dedicata totalmente alla preghiera. Egli infatti, si ritirava in un cespuglio dietro casa e là, in contemplazione, pregava Dio e la Madonna Virgo Potens di cui era particolarmente devoto e altri santi tra cui Sant’Antonio Abate e San Biagio. La sua intensa Fede cristiana gli donava un’”energia particolare”, dalla quale originavano facoltà speciali che gli permettevano di aiutare e sovente guarire la gente. Si narra che già da bambino compisse prodigi di questo genere. Continuò ad espletare la sua attività benefica fino alla morte sopraggiunta a settantanove anni. Dopo la sua scomparsa il popolo non lo ha dimenticato. Infatti ogni persona di quei luoghi, ha continuato a recarsi nella cappella di Tunen al cimitero di Borgo Villa a Incisa Scapaccino. Qui la gente si inginocchia e gli parla dei propri problemi, dopo queste confidenze, ciascuno torna verso casa col cuore leggero perché si ha la certezza che Tunen un aiuto lo dà. È una certezza che si avverte ogni volta che si sosta davanti alla sua tomba mentre torna alla mente quel «va’ ca’», locuzione abituale con cui Tunen, quand’era in vita, congedava i suoi ricorrenti; significava: «vai tranquillo ora ci penso io.» Quando intuiva di non poter far nulla per l’infermo si scusava e lo avvisava che la sua “forza” non era sufficiente.

Il settimino di Incisa ha rappresentato per questa terra monferrina un fenomeno culturale e, certamente, non solo quello. È stato verosimilmente un simbolo, un esempio di buon cristiano che ha dispensato per tutta la vita aiuto al suo prossimo; lo ha fatto con umiltà, in cambio di nulla e quando con insistenza gli lasciavano qualche soldo, lui lo donava a un mendicante o andava a depositarlo nella cassetta per le elemosine della chiesetta Virgo Potens a Borgo Impero. Antonio Cacciabue detto Tunen era un contadino che trovava sollievo nella preghiera e nella pratica dei Sacramenti, i quali gli indicavano ogni giorno il sentiero da percorrere, la meta da raggiungere. E la sua meta era una vita oltre la vita immaginata e fortemente desiderata ogni notte, quando, in estasi, nel cespuglio dietro casa parlava con Dio.”

Settimino

 

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