PIERANGELO PEDRON: «Alessandria è Fede, Orgoglio e Speranza»

pedronPer questa speciale edizione rendiamo protagonista della nostra rubrica Pierangelo Pedron, al Mocca da una vita, sempre molto attivo sui social. Cominciamo. Pierangelo, da quando vieni in curva? Ricordi la tua prima partita al Moccagatta?
«Io Frequento la curva da una quindicina d’anni ormai e per me è una seconda casa: vivo tutte le domeniche gioie, dolori, opinioni, litigi, confronti, abbracci. La mia prima volta al Mocca invece è stata il 16 gennaio 1994 Alessandria-Pro Sesto persa due a zero. Avevo quattordici anni e mi accompagnò mio padre (ora lui le partite le guarda dall’alto), eravamo in parterre vicino alla curva. La partita non fu bellissima, ma rimasi impressionato dalla passione e dal calore che si respiravo. Da quel giorno i Grigi diventarono una parte fondamentale della mia vita.»
Cosa significa per te essere tifoso?
«Per me essere tifoso significa portare ovunque e sempre con sé i propri colori. Significa anche portarli con orgoglio e con fede, perché Alessandria è soprattutto questo: orgoglio, fede, speranza e… ovviamente Grigio.»
Quale coro porti nel cuore? Perché?
«Adoro tutti i cori della Nord, ognuno è bello ed emozionante a modo suo. Se devo però citarne uno voglio citare quello che fa: ‘Mi ricordo una vecchia canzone che cantavano sempre gli ultrà…’ Perché è uno dei primi che ho imparato e risale alle mie prime stagioni Grigie.»
Dimmi tre parole che descrivano l’Alessandria.
«Per me l’Alessandria è una malattia: quando uno si innamora di questi colori non può farne a meno, dai Grigi non si può guarire (e meno male!). È anche Attraente, come lo è primo grande Amore. La voglio definire anche Aggressiva: siamo l’Orso Grigio non a caso… Quando si scende in campo le gambe degli avversari iniziano a tremare!»
Quali sono state per te la partita più bella e la partita più triste?
«La mia partita più bella é stata la vittoria conquistata allo scadere contro il Verona, grazie al gol di Artico sotto la Nord. La più brutta invece penso sia statal’ultima partita che giocammo prima del fallimento nell’era Boiardi… Fu un’enorme delusione, se ci penso mi vengono i brividi.»
Qual è stata la coreografia più suggestiva della Nord?
«La mia coreografia preferita resterà quella della semifinale dei playoff contro la Salernitana: ‘Giocatori e ultrà: orgoglio di questa città’.»
Qual è stata la trasferta più tosta?
«Quella più tosta per me è stata al Bentegodi, persa 2-0. Ero finito in un settore di veronesi e star zitto per tutta la partita non fu semplice. Nella gionata di ritorno però ci prendemmo la nostra rivincita.»
Hai un calciatore a cui ti sei particolarmente affezionato?
«Io sono particolarmente affezionato ad Andrea Servili. Gioco a calcio a 5 a livello amatoriale e faccio il portiere, non nego di aver cercato di scoprire più volte i suoi segreti per riuscire al meglio nel mestiere. È, oltretutto, una persona davvero speciale.»
Commenta la stagione di quest’anno.
«Stiamo vivendo un’annata davvero piacevole: I ragazzi danno sempre il meglio di loro, ce la stanno mettendo tutta e i risultati si vedono. A livello di tifo non voglio dilungarmi perché tutti sappiamo quanto valga la Gradinata Nord; tutti conosciamo l’immensa carica che sa trasmettere. Voglio invece fermarmi sulla società: sta cercando di valorizzare il più possibile la nostra immagine e ci sta riuscendo in maniera esemplare.»
Fai un appello al popolo alessandrino per venire allo stadio.
«Chi ha i Grigi nel cuore deve solo fare una cosa: prendere la sciarpa e correre al Mocca!»

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