Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

asolo

DSC_4799Un cartello, all’entrata del paese, segnala Asolo tra i borghi più belli d’Italia. C’è’ da crederci sulla parola. Un luogo incantevole, dominato sulle alture dalla rocca, divenuta il suo simbolo; sebbene di questa primitiva fortificazione poco si conosca. Da lassù il paese si snoda sinuoso ed elegante, come un corpo di donna,  tra le residenze signorili e i palazzi rinascimentali, che a ridosso delle colline, dal clima mite come riviere, orlate di palme, cipressi e camelie, si rivela agli occhi di chi lo osserva. La bellezza è tutta lì da vedere sotto forma di giardini e ville sontuose, un tempo abitate da personaggi illustri o meglio da donne illustri, che resero famosa Asolo al mondo intero. La sua fama invece, è racchiusa nella memoria dei suoi abitanti, i quali, loquaci, raccontano, se si ha la pazienza di ascoltare, la vita di quell’universo femminile, che qui aveva il domicilio, e che ora per voce degli stessi asolani viene messa a nudo attraverso le loro descrizioni, non senza una punta di vanto. Eleonora Duse e Freya Stark, hanno vissuto in epoche differenti ad Asolo e hanno entrambe condiviso l’amore per il paese, dove facevano ritorno ogni qualvolta il mestiere di attrice l’una e di viaggiatrice l’altra lo consentiva; incapaci di concepire un diverso luogo dove soggiornare.

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In un negozio di tappeti, ricavato da quello che resta di un antico teatro, di cui restano due belle colonne doriche, la proprietaria ci mostra un’antica giara appartenuta a Freya Stark, scrittrice e viaggiatrice inglese dei primi ‘900. Una delle poche donne ad aver sfidato l’ignoto servendosi dei mezzi di trasporto più disparati, per esplorare paesi e varcare frontiere, per quei tempi inimmaginabili. Freya, racconta la signora, passeggiava per le vie di Asolo vestita con i caftani con cui esplorava le terre d’oriente. Tuttavia era davanti a una tazza di tè che riaffioravano le sue vere origini che mai dimenticava; anzi, il pomeriggio invitava una ristretta cerchia di amici nel suo bel giardino. Sorseggiava la bevanda insieme a loro dialogando, all’ombra dei lecci sotto cui amava rifugiarsi a leggere e a scrivere dei suoi viaggi in giro per il mondo. “E’ una grande soddisfazione”, dice la signora, “possedere la giara appartenuta a Freya. E’ solo un oggetto, ma conserva tutta la forza indomita di colei che me l’ha donata. Non mi separerò mai. E’ di incalcolabile valore ed è l’unica testimonianza che ho di lei e del nostro imperituro legame. Finchè vivrò, resterà con me, qui, nel mio negozio”. Più che negozio, dovremmo chiamarlo bazaar, traboccante di oggetti di varia provenienza. Ogni angolo è sovraccarico di mercanzia tanto da ricoprire ogni centimetro utile di superficie e anche se la signora non ne fa parola, viene da sé che l’abbia concepito e realizzato in omaggio a Freya: un’allegoria al viaggio.

Nell’hotel poco più avanti invece ci viene raccontata la vita di Eleonora Duse, di cui esiste ancora la casa e la tomba dove è sepolta. La proprietaria dell’hotel ha in serbo la storia dell’attrice come le è stata tramandata dalla nonna che l’ha personalmente conosciuta. Seguendo il filo del racconto non è difficile vederla apparire mentre, con i suoi lunghi abiti, percorre le stradine di Asolo abbracciata al suo amato Gabriele d’Annunzio, con cui ebbe una lunga e intensa relazione. Tuttavia per scoprire le ragioni che diedero grande fama alla città, bisogna spingersi ancor più indietro nel tempo e risalire a un’altra figura femminile di Asolo: la Regina di Cipro, la quale trasformò il borgo in un luogo di incontro di intellettuali e letterati. Fu in quel tempo che Asolo ebbe l’imprinting di città ricca e acculturata, diventando in seguito meta prediletta del jet set internazionale. La nota dolente è che la fama di Asolo è andata perduta con la chiusura di alcuni dei locali più à la page; gli stessi che assicuravano al paese un ritorno non solo di immagine ma di benessere a tutto tondo. La decisione di chiusura dei locali, messa in atto dall’amministrazione comunale, guarda caso di sinistra, ha messo in ginocchio la città intera, trasformandola nel fantasma di se stessa e tra la gente si sentono solo rimpianti. Assurdità su assurdità che restano all’ordine del giorno nel nostro bel paese e contrastano con i proclami di rinascita e di valorizzazione di cui sentiamo costantemente parlare. Come sempre le parole prendono strade diverse dai fatti e noi italiani in questo siamo bravissimi a fare della demagogia la nostra bandiera.

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