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Il ritorno dei Decemberists

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Quattro dopo la pubblicazione del fortunatissimo “The King is Dead”, The Decemberists tornano con “What a Terrible World, What a Wonderful World”, e, come spesso accaduto durante la loro fortunata carriera, lo fanno stupendo i loro fans. Questa volta la sorpresa è costituita dalle sonorità – meno folk ed occhieggianti ad un moderno indie pop – e dalle tematiche – decisamente intimiste.

E’ la stessa band ad avvertirci del cambiamento: nel primo pezzo “The Singer Addresses His Audience” Colin Meloy canta, quasi ad avvertire l’ascoltatore, “We know you had to build your life around us… We had to change some”, su una melodia sorretta prima da una sola chitarra acustica e, solo successivamente, dall’intera band.

La canzone successiva, “Cavalry Captain”, si apre con un ritmo quasi dance, mentre “Filomena” è uno degli episodi più piacevoli del lavoro.

Make Me Better”, il singolo scelto per lanciare l’album, racconta, in prima persona, l’angoscia di una storia che sta andando a pezzi, mentre “Lake Song” è caratterizzata da un’atmosfera rilassante, in cui spicca un violino che sembra entrare ed uscire dal brano grazie ad un sapiente lavoro di sovraincisioni.

Con “Till The Water Is All Long Gone” si rientra in più tradizionali confini folk, ma è solo una parentesi, perché “The Wrong Year” ci riporta verso atmosfere più intime, quasi dark. D’altro canto, in “Anti-Summersong” Meloy proclama: “I’m not going on, just to sing another ‘Summersong’, so long, farewell, don’t everybody fall all over themselves”. “Summersong” è il titolo di una scanzonata canzone d’amore contenuta nell’album “The Crane Wife” del 2006, dalla quale, evidentemente, si vuole ora prendere le distanze.

Ma il mondo, oltre ad essere terribile, è anche bellissimo (come recita il titolo del disco), così come bellissimo e forte è il ritratto della moglie e della famiglia di Meloy, capaci di circondarlo e, forse, redimerlo con il loro amore, che viene dipinto nella conclusiva “A Beginning Song”.

Una menzione a parte merita “12/17/12” scritto traendo ispirazione dal discorso pronunciato dal Presidente Obama dopo la sparatoria nella scuola elementare Sandy Hook del 2012 in cui il frontman si rivolge direttamente a Dio, accusandolo di avere creato “ What a terrible world, what a beautiful world.”

In conclusione possiamo dire che questo nuovo lavoro appare certamente più variegato dei precedenti da un punto di vista musicale, ma certamente più coerente e compatto a livello compositivo e, a nostro avviso, capace di evocare una maggiore empatia con il proprio pubblico.

La prova del nove, per chi fosse interessato, sarà domenica primo marzo, all’Alcatraz di Milano, dove i nostri si esibiranno nell’ambito del tour a supporto del disco.

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