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SIATE CHARLIE HEBDO NON SOLTANTO OGGI, MA SEMPRE

charlie3_356x237INTELLETTUALI E ARTISTI SIATE CHARLIE HEBDO NON SOLTANTO OGGI, MA SEMPRE ATTENTI ALLE MENZOGNE CHE CI PROPINANO ……………………………………………………..

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venerdì 9 gennaio, al microfestival Vi Piace? Scrittura ad alta voce serata dedicata a Fabio Zuffanti con reunion dei Finisterre, con la sala gremita abbiamo condiviso un pensiero alle vittime della barbarie che ha colpito non soltanto la Francia, ma tutti noi ……………………………………………………..

Intellettuali ed artisti mai come ora hanno il diritto ed il dovere di segnalare con nettezza quell’appartenenza culturale ai valori occidentali moderni che si traducono in modo pratico nella difesa del diritto alla libera espressione, affinché sia sempre possibile per tutti quanti scrivere, leggere, fare ed ascoltare musica, fare e ammirare ogni sorta d’espressione artistica.

Oggi e sempre contro l’oscurantismo idiota, JE SUIS CHARLIE HEBDO.

Una risata vi seppellirà!

Intellettuali ed artisti possono usare armi di pace potentissime, come l’intelligenza, la cultura, l’ironia, l’umorismo, la critica, eccetera.

Tuttavia occorre non allentare la guardia neppure nei giorni prossimi, perché il nemico non sempre è facile da individuare, avendo sviluppato l’infame capacità di travestirsi da amico per meglio mistificare la realtà.

I più grandi mezzi di comunicazione, sì anche quelli occidentali, appartengono a potentati economico-finanziari, interessati a filtrare messaggi e accreditare determinati atteggiamenti sociali.

Quindi attuano in modo subdolo la strategia della distrazione, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti.

Gli attentati alle metropolitane di Londra e di Madrid sono state forse dimenticati?

Inoltre non passa giorno che in qualche parte del Mondo non venga commessa un’azione cruenta nell’alto nome della stupidità.

Una tecnica giornalistico/informativa molto in voga è quella del sequenza problema-soluzione-problema, dove si inventa o si ingigantisce una questione problema al fine di causare una reazione sociale, ottenendo quale scopo ultimo una sorta di mandato a risolvere con misure rese comunque accettabili.

Intuisco che il risvolto commerciale sia quello di smaltire scorte di prodotti, come ad esempio quelli farmaceutici altrimenti inutilizzati.

La generazione di ansia è in alternativa alla gradualità, preferibile nel caso si vogliano rendere accettabili misure, quasi sempre restrittive della libertà comunque intesa, inaccettabili eppur richieste soltanto dai detentori del potere, anche nei Paesi democratici dove il principio di rappresentanza subito dopo le elezioni viene scalzato dalla cosiddetta “ragion pratica” della sostituzione.

Funziona bene per anni consecutivi, con offerta di condizioni socio-economiche radicalmente nuove (vedi il neoliberismo) che sembra capace di funzionare sempre e soltanto con imposizioni e mai con condivisioni o collaborazioni.

I mortivi dominanti sono stato sociale ridotto al minimo, privatizzazione, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari e costi tendenti al pareggio così da non consentire la formazione di un reddito dignitoso ai lavoratori, allargando la forbice con nefasti investitori finanziari e truffatori.

L’attuazione di troppi cambiamenti sociali in breve tempo potrebbe provocare risentimento, ribellione rivoluzione, quindi è preferibile considerare la strategia del differimento, presentando decisioni che si sospettano impopolari come dolorose e necessarie, al fine di ottenere l’accettazione anzi la vera e propria sottomissione pubblica, magari non al momento, quasi una sorta di buono da applicare in futuro.

Questo è il caso della revisione della spesa pubblica considerata nell’unica visione del taglio delle spese improduttive, quali assistenza, cultura, istruzione, sviluppo sociale, eccetera.

Le ragioni truffaldine si difendono meglio utilizzando un tono infantile, assumendo per maggior misura anche un atteggiamento infantile al fine di scatenare i meccanismi della suggestione, che funzionano con quanti sono sprovvisti di senso critico, di capacità analitica, delle buone facoltà di discernimento che si possono coltivare unicamente leggendo, leggendo, leggendo.

L’emotività uccide la discussione e pure la riflessione.

Una forte emozione manda in frantumi la parte razionale di ogni individuo, rendendolo così più facilmente influenzabile.

Un pubblico mantenuto nell’ignoranza, affossato nella mediocrità semplifica il lavoro del malfidati.

Tuttavia, mai come ora è possibile disporre di flussi informativi a costo zero o comunque bassissimo, ma la disinformazione dei procacciatori d’affari cerca continuamente di rendere credibile il meccanismo di qualità legato alla corresponsione di denaro.

Ecco perché si agisce in modo da imporre modelli di comportamento.

Il controllo degli individui omologati, quelli che fano qualcosa perché in fondo fanno tutti così, rende facile il lavoro sporco di quanti desiderano gestire le coscienze.

I modelli imposti dalla pubblicità sono di certo funzionali a questo tipo di pensiero che vuol essere dominante, ma anche molte trasmissioni televisive sono adagiate su questa forma di appiattimento culturale.

Funziona sempre bene la colpevolizzazione o meglio ancora l’auto-colpevolizzazione, ovvero far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi ed infine della propria disgrazia.

In effetti il sistema economico basato sulla sopraffazione funziona benissimo per chi ha denaro da spendere, mentre viene frenato tanto da quelli che vorrebbero ribellarsi, quanto da quelli che sperano di farsi trainare almeno per un tratto perché impossibilitati, il più delle volte temporaneamente se fossero aiutati.

Un sistema economico che spinge ai margini forze-intellettuali e forza-lavoro è sciocco, perché uno sviluppo economico virtuoso lo si può ottenere non già aumentando lo sfruttamento e accumulando profitti, quanto piuttosto valorizzando e impegnando ricorse umane.

Quando si definiscono i giovani che non trovano lavoro come “sfigati”, “choosy” (schizzinosi), “bamboccioni” si dimostra di non aver neppure la più pallida idea di quali siano i meccanismi dello sviluppo economico.

L’ignoranza uccide.

I media che s’impuntano a conoscere gli individui utilizzando sondaggi, studi comportamentali, operazioni di ricerca, analisi di risposte comportamentali trovano la forza esattamente nell’azione sviluppata, perché non è affatto l’analisi dei dati ad incidere, quanto la loro esposizione, talvolta opportunamente corretta, ad esercitare forte ascendente sul pubblico, condizionandone i comportamenti.

In periodi difficili come questi mantenere alto il livello di consapevolezza può di certo causare malumori, malesseri, inquietudini, esattamente come quella che gli antichi Romani chiamavano la “virtù crudele”, la verità, ma sapere piuttosto che immaginare genera una buona differenza fra vivere e vegetare.

Agli intellettuali ed agli artisti, può essere demandato il compito di illuminare quella strada che tutti noi occidentali abbiamo felicemente intrapreso dall’Epoca dei Lumi e dalla Rivoluzione Francese.

 

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