Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

LUCA GORETTA: «Tramandiamo la passione!!!»

gorettaIn vista del match contro il Renate che chiuderà il turno di andata del girone, abbiamo dato la possibilità a Luca Goretta irrefrenabile tifoso grigio da davvero tantissimo tempo, di raccontare le sue sensazioni e i suoi grandi ricordi. Da quanto vieni allo stadio? Ricordi la tua prima volta al Moccagatta?
«Vengo allo stadio dal 1976, la mia prima partita è stata Alessandria 4-0 ProPatria, coronata da quattro gol di Marullo, giocatore che poco tempo dopo scomparve dalla circolazione. Ero molto piccolo, avevo sei anni e mi trovavo in tribuna. Il ricordo, sebbene leggermente annebbiato è quello di uno stadio grande e colmo di gente. Nella mia famiglia i grigi sono sempre stati importantissimi. Per i miei nonni, per genitori e zii, andare allo stadio era un’abitudine. Mi sono innamorato dei grigi andando allo stadio e vivendo quel clima, con mio papà, con mio fratello e con mio zio, tifosissimo.»
Ereditare il sangue grigio non è da tutti e avere avuto questo onore deve essere stato davvero particolare. Vengono trasmessi dei valori profondi che vanno oltre al calcio e al semplice tifo.
A questo proposito, cosa significa per te essere un tifoso dell’Alessandria?
«Tifare Grigi ed essere tifoso sono due cose diversissime, e a parlare di ciò che si prova mi viene la pelle d’oca. Per me l’Alessandria è una fede che non si può descrivere. L’appartenenza a quei colori va oltre all’affetto per il luogo, per la gente, all’essere mandrogni. Ho anche scoperto che nella fondazione di Alessandria c’era un Gorretta, con due erre. Essendo la mia, una delle famiglie più vecchie di Alessandria penso possa essere un mio lontano antenato e che l’evoluzione della lingua o magari anche solo un semplice errore abbiano apportato la modifica al cognome. Questa è una cosa che mi entusiasma molto, ma con i Grigi non c’entra. I Grigi sono i Grigi, SOLO I GRIGI. Io sono grigio perché amo i Grigi, non perché sono di Alessandria. Né una squadra mandrogna né una squadra piemontese.»
Quale cori porti nel cuore? Perché?
«Il coro che porto nel cuore è sicuramente ‘Eccoci qua noi della Nord’. È il primo coro che cantiamo, lo facciamo sempre. Adesso è tutto molto di verso rispetto a prima; lo raccontavo giusto ieri a mio figlio. Gli avevo suggerito di indossare la sciarpa dei Grigi per andare a scuola. Come risposta alla sua richiesta di spiegazioni gli ho detto che è un simbolo di appartenenza e fornisce un segnale importante a chi ti circonda. Quando andavamo noi a scuola, infatti, la indossavamo sempre. Era un vanto e suscitava interesse. Anche la curva funzionava in modo diverso: c’era infatti una gerarchia, giusta o sbagliata che fosse, aveva un fascino particolare e ognuno si è ritagliato la propria posizione nel tempo. Io sotto sotto ne vado davvero fiero.»
Quali sono state per te la partita più bella e la partita più triste?
«La partita più bella in trasferta è stata quella a Salerno, nonostante il pareggio è stato tutto davvero bellissimo. In casa invece ce ne sono state tantissime, ricordo però molto volentieri un’Alessandria 2-1 Spezia nel 1985, eravamo passati in vantaggio alla fine. Di partite tristi ne ho viste parecchie, ma quella che ricordo ancora con il magone è lo spareggio di Modena. Avevo 15 anni ero in tribuna e… non lo nego: ho pianto!»
La coreografia più bella della Gradinata Nord.
«Ce ne sono state tre particolarmente suggestive: quella con il 1912 in rosso, quella contro la Salernitana e quella che faceva ‘Ne abbiamo viste di tutti i colori’ contro l’Olbia. Per una tifoseria di serie C era magnifica.»
La trasferta più dura di Luca Goretta è stata…
«Salerno, dodici ore di pullman sono state pesanti anche se ho visto i Grigi con ogni mezzo, dall’aereo all’autobus. Il premio per la trasferta più assurda penso però debba andare a mio zio Dante: era andato a vedere Livorno-Alessandria 2-2 in Lambretta, con Ravera, personaggio degli Orti che aveva giocato in grigio. Partirono alle tre di notte dalla piazza della chiesa degli Orti e arrivarono per le nove e mezza di mattina. Un mito!»
Dammi tre aggettivi che descrivano i Grigi.
«Te ne dico uno che li racchiude tutti: i Grigi non possono essere altro che UNICI, sotto ogni punto di vista.»
Come vedi i Grigi quest’anno?
«Spero di fare un buon campionato, cercando sempre di stare nella zona alta della classifica… E poi…non succede, ma se succede…»
Siamo giunti alla fine, ti do ‘carta bianca’, fai un appello agli Alessandrini e parla con il cuore in mano. «L’appello è ‘non bisogna fare appelli’. Tutti sanno che ci sono i Grigi. E i Grigi sono Alessandria. Niente appelli, si deve solo venire allo stadio. Inoltre voglio ringraziare tutti gli amici della curva: chiunque, dai più anziani alle nuove leve che si stanno avvicinando al nostro mondo. Vorrei che come è stata trasmessa a me, a mia moglie (genoana che soffre di grigite acuta) e a mio figlio questa fortissima passione, fossero influenzati tutti ragazzini di Alessandria, vorrei anche che mossi e spinti dall’amore per la maglia rispondessero ‘I Grigi!’ Alla domanda: ‘Che squadra tifi?’ Vorrei davvero ringraziare tutta la curva dai Supporters a Materia Grigia, perché la Curva è il più grande concentrato di passione e amicizia. Perché i Grigi siamo noi.»

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