Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Gianfranco Candida: «Io Luca Di Masi lo farei santo»

gianfranco candidaEccoci con un’altra faccia da curva, Gianfranco Candida, grandissimo tifoso presente alla maggior parte delle trasferte dei ragazzi.
Caro Gianfranco, ricordi la tua prima volta al Moccagatta?

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La mia prima volta al Moccagatta l’ho vissuta con mio zio. Non mi ricordo che partita fosse, avevo dieci anni, ma sono certo del fatto che alla fine di quell’esperienza mio zio si fosse rifiutato di riportarmi, a causa del trambusto, del caos e dell’ambiente così acceso.
Ci sono ritornato qualche anno dopo, nella stagione ’83-’84, partita di coppa Italia Alessandria – Casale. Ero nei parterre a quel tempo ancora collegati alla Nord. Avevamo vinto 4-0 e mi ricordo lo scontro con un gruppo di Casalesi, noi carichi e pimpanti, loro un po’ amareggiati. Uno degli anni più belli però è stato il 1989, l’anno in cui ho fatto più trasferte. Ricordo la partita a OltrePo, ma soprattutto quella a Mantova, dove Chiarugi si è guadagnato il primato dei diffidati in Italia.

Gianfranco, abbiamo parlato di ultras e di cuore grigio…cos’è per te la Nord?

Per me la Nord è un mondo a sé. È qualcosa di bellissimo, di unico, di venerabile. È da qualche anno oramai che per amicizia vedo la partita dai parterre, è giusto anche lasciare la Nord alle generazioni che si rinnovano. Ho visto tante di quelle partite, sotto l’acqua, con il freddo. Eppure ne è sempre valsa la pena. Quel gol di Ciccio contro il Venezia.. Mamma mia che brividi.

Cosa significa per te essere tifoso?

Per me essere tifoso significa vivere per la maglia. Non sono di quei tifosi che stringono rapporti con i giocatori, sono delle cose che non concepisco, molte volte vado a scontrarmi con qualche opinione diversa dalla mia ma mi sta bene. Ognuno è libero di pensare come vuole. Tifoso significa amare senza misura la propria squadra, io mi sono rassegnato alla tessera del tifoso, ho dovuto farla per seguire l’Alessandria in trasferta. È una vocazione a cui non si può rinunciare. Ho visto la partita contro l’Albinoleffe in streaming perché non sono potuto andare, è stata una sofferenza sotto ogni punto di vista.

La partita più bella e la partita più triste a cui tu abbia assistito:

Le partite più belle io le ho viste nell’anno di Sarri. Un’energia, uno spirito, un gioco, un’atmosfera unici. Un’altra partita che ricordo volentieri è stato lo spareggio di Reggio Emilia: finalmente abbiamo legato il Prato!
La più triste invece è stata quella contro la Sangiovannese… Una delusione e una depressioni mai provate.

I calciatori che ti hanno emozionato di più in maglia grigia sono stati…

Marescalco Artico e Banchelli. Sono i giocatori che ricordo più volentieri e che mi hanno lasciato di più. Sono stati fari e colonne trainanti. Tre giocatori meravigliosi.

Quale coro porti nel cuore? Perché?

Io adoro tutti i cori della Nord, ma devo ammettere che ‘Son talmente deficiente’ rispecchia a pieno noi sfegatati tifosi onnipresenti. Siamo proprio rintontiti da questa irrefrenabile passione. Mia moglie si lamenta del fatto che sia monocromatico quando si tratta di acquistare vestiti: che siano un paio di calzini,una felpa o una tshirt tutto rigorosamente grigio. Non è una mania, è un amore inspiegabile e, agli occhi degli altri, strano e inconcepibile. E non hai idea di quante volte mi sia sentito criticare la suoneria del mio telefono. Anche quella rigorosamente dei Grigi!

Qual é stata la coreografia della Nord che ti è piaciuta di più?

Nell’anno di Sarri sono uscite delle belle coreografie, si era in tantissimi e si era sempre euforici, l’entusiasmo fa sempre la sua parte.
La più bella però è stata quella nella serale con il Novara anche perché i Novaresi si erano attrezzati di palloncini e bandiere per cercare di contendersi il podio del colore. Nulla da fare, la Nord aveva vinto. “Amala Onorala Difendila”

Mi hai detto di essere unO degli immancabili anche fuori casa, quindi qual è stata
la trasferta più dura di quest’anno?

Per me la trasferta più dura è stata quella a Cremona, ci sono rimasto davvero male, mi aspettavo una scossa che non é arrivata. A differenza della sconfitta contro il Real Vicenza, che sinceramente non mi ha colpito più di tanto.

Quali sono stati i tuoi due più grandi rammarichi?

Il primo è quello di non aver conosciuto, o meglio, di non aver frequentato la vecchia Nord. Quella con i vecchi tifosi, Geppo, i Gallina, il mio amico Gianni… Era un’ambiente che ho sempre sognato vivere.
Il secondo è non essere andato a Salerno per colpa della Tessera del tifoso. So che se ci fossi andato anche senza tessera mi avrebbero fatto entrare. È uno dei rammarichi più grandi della mia vita. Mi viene il magone ancora adesso… L’avevo vista al bar dello stadio e quando Martini segnò cacciai un punto sul tavolo che tutti i tifosi, nell’altra stanza mi chiesero se fossi impazzito.

Finiamo così:
Fai una critica costruttiva alla nuova dirigenza:

Farei santo questo pazzo. Di Masi è un pazzo, c’e poco da dire. Un pazzo come noi, un pazzo dei nostri, il sogno di una vita. A livello di promotore del marchio e del nome, nulla di criticabile. Ha svolto e sta svolgendo un grande lavoro. L’unico dubbio che mi sorge è il perché della conferma di D’Angelo in panchina, sono dell’idea che non sia l’allenatore adatto a questa squadra e al direttore sportivo.
Sono mie idee e come tali sono contestabili, si ha la libertà di espressione e io non sono di certo un esperto, anche se di partite ne ho viste tante.
Detto questo, HURRÀ GRIGI, SEMPRE!

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