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La prossima volta Edda come ci stupirà?

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Quando ho saputo che il nuovo lavoro di Edda si sarebbe intitolato “Stavolta come mi ammazzerai?”, ho pensato che fosse un titolo perfetto, per un cantautore che con i suoi primi due lavori (“Semper Biot” e “Odio i vivi”) ha sconvolto vecchi e nuovi fans, per l’intensità dei temi trattati ed il modo in cui erano stati affrontati.

Da un punto di vista musicale, questo terzo lavoro di Stefano “Edda” Rampoldi rappresenta un ulteriore punto di svolta nella carriera del nostro, anche se forse sarebbe più corretto parlare di un ritorno al passato: siamo ben lontani sia dalle scarne ed essenziali atmosfere di “Sempre Biot” che dagli arrangiamenti complessi (ricchi di richiami alla musica classica contemporanea) di “Odio i vivi”.

Questa volta come mi ammazzerai?” è un disco rock: 17 canzoni suonate con chitarra, basso e batteria talvolta impreziositi da una sezione di fiati.

Sin dalla copertina (che ritrae Stefano in braccio alla madre, Edda – da cui ha preso il nome d’arte – insieme al gemello ed alla sorella), si può capire che siamo in presenza di una sorta di omaggio alla propria famiglia.

Ma è un omaggio del tutto particolare, verrebbe da pensare, se in “Pater” (scelto come primo singolo) Edda canta “tutte le volte che vedo mio padre, esco di casa con la voglia di ammazzare”, mentre in “Mater” esclama “sono un figlio di puttana, la mamma è quello che è”: ma Edda ha sempre detto che non bisogna prendere sul serio i suoi testi, “che si capiscono e non si capiscono”.

Quello che si capisce, come sempre, è l’urgenza di comunicare qualcosa senza alcuna mediazione, con un linguaggio diretto che spiazza e che nonostante le parolacce non è mai volgare, ma funzionale al contenuto.

Già, ma di cosa parla, veramente, Edda quando affronta temi scabrosi quali l’incesto, la pedofilia, la pornografia, la violenza, l’anoressia, la malattia e quell’eroina di cui non vorrebbe più parlare ma che, dice, gli ha insegnato l’amore? Cosa si nasconde dietro a questa apparente furia distruttrice, a tutto questo odio riversato contro sé stesso?

La chiave di volta ce la fornisce lui stesso, che non ha mai nascosto la propria eccessiva sensibilità, le proprie debolezze, la propria incapacità di perdonarsi per il male che ritiene di avere fatto a chi gli è stato vicino: “Questa volta come mi ammazzerai?” è allora soprattutto lo sfogo di una persona che sta ancora cercando la propria giusta dimensione e che non smette di essere affascinato dall’amore in tutte le sue forme, da quello carnale (“Ragazza porno”) a quello tragico e romantico (“Tu e le rose”, un pezzo meraviglioso).

Un uomo che finge di essere volgare e dedicare un disco all’odio, ma che invece è uno dei più dolci e struggenti poeta dei nostri giorni.

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