Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Alessandro Trisoglio: bomber, scrittore, sosia

Triso+GMZCaro vecchio Liam, how do you do? «Come?»
…mi riferivo alla tua somiglianza con l’ex n° 10 irlandese di Juve, Sampdoria e Inter…
«Ah, ecco (sorridendo, ndr). In effetti c’è stato un periodo cui fisicamente assomigliavo molto a Liam Brady. Pensa che avevo anche il suo poster, preso dal Guerin Sportivo, appeso in camera. Tant’è che un giorno mia sorella mi disse: ‘Sei proprio un malato di calcio: ti sei persino fatto fare una foto con la maglia della Juve…’ Mi ricordo anche un altro aneddoto significativo, quando giocavo a Felizzano: una delle mie caratteristiche era il colpo di testa, ma durante una partita, stranamente, non ci fu mai la possibilità di concludere un’azione in questo modo. Ad un certo punto, uno dalle tribune urlò in dialetto: ‘Oggi Brady ha paura di rovinarsi la pettinatura con i suoi ricciolini…’»
Restando ancora un momento sulla tua passione per la Juve, so che un altro tuo grande idolo è stato Bettega, peraltro ‘testimonial’ di eccezione quando hai presentato il libro I Mondiali di Jules Rimet nella Sala Consiliare della Provincia ad Alessandria…
«Sì, è vero. Un grandissimo campione, Roberto Bettega: la sua maglia n° 11 rappresenta un pezzo di storia sia per ciò che riguarda la Juve, sia ovviamente per quanto fatto anche nella Nazionale. Anche se, subito dopo, c’è stato un altro grande n° 11, che è stato il poi mio preferito in assoluto…»
Quale?
«Zibì Boniek: fortissimo e come testa era folle e al tempo stesso geniale. Tra l’altro, oggi viviamo un’epoca in cui i giocatori scelgono i numeri più strani, magari legati alla loro data di nascita: da quel punto di vista, io sin da allora non avrei avuto alcun dubbio, visto che sono nato esattamente l’11 giugno. Evidentemente, questo numero è sempre stato nel mio destino, anche se in realtà il mio ruolo era quello di centravanti…».
Per quanto riguarda i grigi, invece, c’è un giocatore a cui sei rimasto particolarmente legato?
«Se io devo legare il mio ricordo a personaggi che sono stati protagonisti nei grigi, li ricollego in particolare al periodo in cui io sono stato addetto stampa dell’Alessandria Calcio e cioè dal dicembre 2006 a fine campionato 2010. Al di là di quelli che sono restati un anno o due (per esempio Zappella, Longhi, Anderson – con il quale, in particolare, avevo stretto un bel rapporto di amicizia -), ci sono in assoluto due giocatori che, dividendo il cuore a metà, ricordo sempre con affetto: Andrea Servili e Vincenzo Cammaroto. Personaggi che hanno fatto tutto il percorso con me: al di là di quello che hanno sempre per l’Alessandria… Due persone di cui, umanamente, sono orgoglioso di essere diventato amico: come persone e non solo in quanto calciatori».
Una scelta su cui mi trovi completamente d’accordo. Tra l’altro, quello è stato un periodo in cui sei stato scambiato anche per Mister Buglio, vero?
«Confermo. C’era un ragazzo che aveva una edicola in Via Dante: avendomi visto un paio di volte con la divisa sociale dell’Alessandria, un giorno mi ha fermato e mi ha detto ‘Mister, domenica vinciamo?’ All’inizio, pensavo che mi avesse chiamato così per modo di dire, in maniera simpatica: in realtà, mi aveva veramente scambiato per Buglio, forse anche perché abbiamo anche la stessa età e i capelli pettinati in modo molto simile. Quando l’ho capito, gli ho detto: ‘Guarda, faccio parte dell’ambiente, ma non sono il Mister…’»
Concludendo questa piacevole chiacchierata, facciamo il punto della situazione su Alessandro Trisoglio scrittore…
«Per quanto riguarda I Mondiali di Jules Rimet, lo consiglio in particolare a tutti coloro che volessero sapere qualcosa in più sulle competizioni da Uruguay 1930 fino a Messico 1970, quando Pelè si è portato a casa il Mondiale per la terza volta e ha chiuso i giochi. Nel volume si parla di un calcio diverso da quello attuale, chiaramente molto più pionieristico rispetto ad oggi: lì, chiunque sia interessato, può trovare veramente di tutto, visto che è un’opera folle (sorride, ndr.), piena di dati, aneddoti, curiosità, racconti… L’altro libro è La Magia del Mocca, in cui in maniera un po’ romanzata si ripercorre quella che è l’Alessandria calcio: si tratta di due entità diverse (da una parte un’istituzione come un torneo mondiale, dall’altra una gloriosa squadra di club, come l’Alessandria), anche se, in fondo, si tratta sempre di un pallone che rotola…»

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