Hurrà Grigi

Quindicinale di calcio e non solo

Ricordi d’estate

rosolinaRosolina è una piccola località balneare compresa nel parco del ‘Delta del Po’. Quell’estate la incontrai quasi per gioco, seguendo con il dito l’itinerario di una mappa stradale che da Piove di Sacco portava verso il cuore della riviera adriatica. Ero ospite di un’amica, la quale mi invitò a trascorrere alcune settimane di vacanza nella casa degli zii, in quel piccolo paese del Polesine. La vita di campagna, scandita dal canto del gallo e dal chioccìo delle galline, non faceva per noi e, da lì a pochi giorni, la noia incipiente ebbe il sopravvento. Prese dalla disperazione, decidemmo che da quel preciso momento la nostra vacanza doveva subire una svolta. Sarà stata la notte a portare consiglio, fatto sta che un mattino, dopo aver consultato la cartina e valutata la distanza, puntammo verso un luogo chiamato Rosolina. C’era il mare a Rosolina e per noi era sinonimo di gioventù e di divertimento. Inoltre era raggiungibile in pochi chilometri di automobile e per noi, ragazze in erba, rappresentava l’avverarsi di un sogno a cui aggrapparsi. Era il riscatto di una vacanza iniziata scricchiolando, laggiù, nella piatta campagna del Polesine, dove il mare di grano e barbabietole non era ciò che andavamo cercando. A Rosolina, invece, c’era il mare: l’Adriatico. Un mare che non ho mai particolarmente amato. Non mi ha mai trasmesso alcuna emozione e contraddice tutto ciò che per me la parola ‘mare’ significa. Non puoi nuotare, né tuffarti, né bearti nelle tonalità dei blu, né contemplare tutte quelle luci diamantine sulla superficie brillare. Non odi la sua voce lambire gli scogli: ora lieve ora impetuosa. E un mare senza voce è un mare senza poesia, senza incanto. Rosolina ha il mare al contrario. Pochi centimetri di acqua torbida che si estende fino alla sottile linea dell’orizzonte. Ad accrescere ancor più il mio scetticismo verso quel luogo, era il fenomeno della mucillaggine presente in quegli anni copioso, lungo il tratto di mare compreso tra il Veneto e la Romagna che per un ineluttabile destino proliferava sul far dell’estate. Un inconveniente che aveva causato seri grattacapi non solo agli albergatori ma a tutti quelli le cui attività avevano a che fare con l’estate e con il mare. Non fosse stato per la mia giovane età e per i pochi soldi che mi giravano in tasca avrei pigiato a fondo l’acceleratore piuttosto di spendervi tempo e denaro. Ma in qualche modo si doveva salvare l’estate e Rosolina rispondeva appieno al nostro desiderio di vacanza in libertà. Alla prima spiaggia ci fermammo. Non avevamo tempo da perdere. La lunga spiaggia di sabbia era fitta di ombrelloni e formava come un enorme telo steso che il vento muoveva appena. Ci assegnarono l’ultima fila, che per i benefici del mare era la più infelice. La prima fila era già occupata dalla affezionata clientela che oltre alla vista del mare poteva godere dei suoi influssi. A noi non era concesso. Forse per i pochi giorni che avevamo a disposizione, ci ritenevano clienti di second’ordine a cui piazzare gli avanzi di una stagione già inoltrata. La distanza dal mare e la cappa di calore indicibile sopra le nostre teste possono in parte dare l’idea del trattamento irriguardoso e anche un po’ punitivo che ci riservarono. Tuttavia ci accontentammo e trascorremmo a Rosolina una manciata di giorni, tra passeggiate e ‘bagni maria’, facendo la spola da quel paesino sperduto del Polesine. Senza parenti tra i piedi a sgranare giudizi e consigli, le nostre giornate al mare proseguirono nel migliore dei modi fino a quando quel clima malsano fece sentire i suoi effetti e ci ammalammo entrambe. La nostra vacanza finì prima del tempo e tra un colpo di tosse e l’altro giurai a me stessa di non rimettere più piede a Rosolina. Fu quello che feci. Non l’ho mai più rivista né ho mai in alcun modo pensato di ritornarci. Seppur abbia sempre denigrato Rosolina, e non sia affatto nelle mie corde, devo spezzare una lancia a suo favore. Inconsapevolmente quel luogo segnò un lento cammino verso la mia autonomia. Avevo preso coscienza e deciso dove andare, come mai avevo osato prima d’allora. Era accaduto e sentivo l’irrefrenabile impulso di prendere le distanze dal mondo degli adulti, dai loro perenni consigli e raccomandazioni per vivere il mio primo viaggio verso l’indipendenza, non solo fisica ma mentale, certa di potermela cavare. Un senso di pura libertà che da quel momento non mi ha mai abbandonato.

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