Vi chiedo scusa: mi sono persa

beaI momenti belli, sotto certi aspetti hanno la stessa funzione di quelli brutti: ti aiutano a pensare.

Prima ero una ragazzina appassionata, che viveva di Grigi e che amava vedere la Nord che cantava.

Già, amava vederla.

Mano a mano, in me, è sbocciato un altro tipo di esigenza.

La Gradinata iniziai a volerla vivere.

Non è necessariamente un cambiamento negativo, come non è necessariamente un cambiamento positivo. È semplicemente un cambiamento.

Papà questo cambiamento alle volte lo apprezza, alle volte lo critica.

I suoi tempi di Gradinata erano altri, lontani e rimpianti.

I miei tempi di Gradinata sono davvero diversi paragonati ai suoi. Nel bene e… nel male.

Ci sono tanti pro e tanti contro.

Ora mi preoccupo per cose che prima mi sembravano solo fiabe narrate con enfasi.

Ora mi irrito per cose di cui prima nemmeno conoscevo l’esistenza.

1,50€ la bottiglietta d’acqua al bar della curva (qui non lo ha ancora detto nessuno ma cacchio in Piazza San Carlo a Torino il massimo è 1,30€), un coro cantato male, gente con il telefono in mano 70 minuti su 90, le persone sedute al centro della curva.

In questo “strano” mondo di curva le mie soddisfazioni si raddoppiano.

Vincere la partita è bello, ma non mi basta più.

Ora voglio che anche la Gradinata vinca la gara.

E ieri cacchio che vittoria a mani basse.

Alcune persone mi hanno sottolineato che non scrivo più come una volta. La loro teoria presumo sia “perché Beatrice è entrata troppo nelle dinamiche di curva”. Con un piccolo esamino di coscienza ho dato loro ragione.

In questi ultimi mesi mi sono accusata di pigrizia e distrazione. Anche se come accusa non mi convinceva molto. Come potevo essere pigra? Pigra nel parlare dell’Alessandria? Distratta? Dai Grigi? Ma dai non ci crede nessuno.

Ci ho pensato a lungo, la mamma mi pressava, mi chiedeva il perché. Prima in maniera gentile, poi in maniera accesa.

Di solito quando penso così tanto arrivo sempre alla stessa soluzione, la tipica soluzione alla Ponzio Pilato: NON È COLPA MIA.

L’Alessandria in campo non brilla, scrivo da 5 anni oramai e le situazioni sono cicliche.

Io non so davvero più che cosa dire.

È strano che mi manchino le parole, amo parlare e amo ancora di più scrivere.

Ma che fatica in questi mesi.

Anche Leopardi (mica pizza e fichi) ebbe un blocco.

Anche Foscolo, anche Montale.

Insomma i grandi della letteratura si sono bloccati tutti in un determinato periodo della loro vita e… non si può bloccare Beatrice Bruno?

Ironizzo tanto su questo pensiero. Dico che è colpa dell’Alessandria, del poco entusiasmo e delle brutte prestazioni.

In parte è vero. Nell’altra parte invece so, con fermezza e un po’ di magone, che la colpa è anche e soprattutto mia.

L’università, la vita a Torino, il fidanzato, le amiche distanti che non si vedono mai, le iniziative di curva che mi portano via tempo ed energie. Mi sono lasciata trasportare.

Mi manca tanto scrivere e ora che ho capito qual è stato il mio passo falso, vi prometto che non ci ricascherò più.

La verità? Eccola.

Mi sono lasciata trascinare via dal vortice della quotidianità e mi sono dimenticata di quello che amavo di più fare.

Scrivere. Scrivere dei Grigi.

Mi avete chiesto in tanti il perché ultimamente mi fossi dedicata così poco alla mia “semiprofessione”. Ora avete la risposta.

In un giorno così bello, di festa, di sogni…

Ho voluto regalarvi anche la mia sincerità.

Vi voglio bene amici miei.

Davvero tanto.

Sto tornando.

Preparatevi gli occhiali e la poltrona.

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